La figlia musulmana di Francesco

Shahrzad Houshmand Zadeh (foto Stefania Casellato)

Frontiere Spirituali

27 giugno 2020

Shahrzad Houshmand Zadeh e le teologie islamica e cristiana


Shahrzad Houshmand Zadeh, teologa musulmana, è nata a Teheran e vive a Roma. Già docente di Studi Islamici alla Pontificia Università Gregoriana, docente invitata di Studi Islamici alla Pontificia Facoltà Teologica Marianum; lettrice di Lingua e letteratura persiana alla Sapienza. E’ vice presidente della Consulta femminile del Pontificio Consiglio della Cultura e membro del Consiglio relazioni con l’Islam italiano del ministero Interno. E’ consulente scientifica del Centro dialogo interreligioso dei Focolari e membro del Comitato direttivo del Centro interconfessionale per la pace, copresidente dell’Organizzazione religioni per la pace d’Italia, presidente dell’associazione Donne per la dignità, copresidente dell’associazione Karol Wojtiła. Dopo gli studi nel Centro secolare e tradizionale dell’Islam sciita nella Città Santa di Qom, si è specializzata in Teologia Islamica all’Università di Teheran, poi laureata in Scienze religiose alla Pontificia Università dell’Italia Meridionale. Nel 1999 Licenza in Teologia Fondamentale Cristiana alla Pontificia Università Lateranense. E’ nel Comitato di Direzione di Donne Chiesa Mondo, e non per ultimo madre di tre figli.

Una frontiera difficile ho dovuto attraversarla dentro la mia anima, quando, da musulmana convinta, ho incontrato la spiritualità cristiana. A livello accademico lo avevo già fatto, avevo capito le regole dogmatiche di un’altra religione, il significato delle parole, ma questa volta la vita mi chiedeva di oltrepassare un confine più profondo, qualcosa che mi penetrava dentro l’anima, quasi dentro le cellule. Ero arrivata da poco in Calabria dall’Iran, alla fine degli anni Ottanta, e ho incontrato i Focolarini, attraverso Rita Calabrò, la volontaria che mi insegnava l’italiano. Si sono avvicinati a me in modo rispettoso, con loro mi si è presentata una religione vissuta, amata. Amavano Cristo, lo mettevano in pratica, e amavano me. Non solo: non si ponevano in contrasto, rispettavano la mia religione, ero libera di raccontare la mia spiritualità intima, i miei Maestri, la mia liturgia; comprendevano. In loro ho visto una spiritualità autentica, la luce dell’amore di Dio e mi sono interrogata. Era una condizione nuova: io in gioventù avevo scelto di abbracciare la religiosità islamica con piena convinzione, avevo fatto una scelta cosciente, libera e amorevole; ma adesso davanti a me vedevo il valore di un’altra spiritualità. Ho passato un lungo periodo a interrogarmi: innamorata come ero della luce della spiritualità islamica, mi trovavo di fronte al valore di un’altra spiritualità, quella cristiana.

Non lo sapevo, ma in quel momento il confine era già scavalcato con la nascita di una nuova luce dentro di me, una forza mistica nella mia anima. Non è stata una conversione, semplicemente i miei spazi interiori si sono allargati e le braccia dell’anima si sono aperte ancora di più per accogliere la vita con la V maiuscola. Penso che alla fine sia questo il disegno di Dio su di noi: il Corano dice che lo spirito che vive in noi, il Ruh, ci è soffiato dentro da Dio, ha la stessa essenza del Suo spirito. Credo che questo dono della vita mi abbia fatto ritrovare il mio io profondo, riconoscere lo spirito di Dio dentro di me, senza barriere. Mi sono nutrita del Verbo di Dio che si manifestava anche nel Verbo di Gesù, che il Corano stesso riconosce e apprezza. Ho passato momenti di disagio spirituale, non lo nascondo, ma poi ho compreso anche la mia religiosità in modo più profondo e spirituale, il senso più autentico del monoteismo: Dio è sempre uno ed è il Dio dei musulmani, degli ebrei, dei cristiani, dei non credenti, dei diversamente credenti … Così ho superato l’ostacolo, ed è arrivata la comprensione del senso più profondo del monoteismo dentro il mio cuore. Uno dei frutti di quell’incontro è stata la collaborazione per lunghi anni con Chiara Lubich, che traduceva la vita spirituale in un linguaggio vissuto, concreto, per dare vita alla Parola. Mentre lei ogni mese, da un versetto del Vangelo, riportava la parola da vivere, mandata a milioni di persone al mondo, io facevo la stessa meditazione con i versi del Corano, in una pagina, ogni mese, e loro la traducevano in 5 lingue mandandola nel mondo. Una comunione d’anima, del sacro vissuto, un’unità nella diversità tra cristianesimo e islam. Avevo già oltrepassato altri confini, anche difficili, ma esteriori o razionali. Il primo a 15 anni. Dopo la rivoluzione del ’79, in Iran le scuole erano state chiuse e io, a casa, avevo cominciato a interessarmi alla religione. I miei genitori erano universitari, mamma docente di psicopedagogia e direttrice del suo dipartimento, papà ingegnere geologo; sono cresciuta tra i libri in un ambiente aperto e tollerante, non religioso ma ricco di valori umani. In quei giorni ho avuto un’esperienza spirituale personale, che mi ha fatto nascere un profondissimo desiderio verso il sacro, verso il mistero di Dio. Ho pensato che quella bellissima luce che avevo sentito dentro, forse avrei potuto trovarla in un ambiente religioso, di studi spirituali e ho chiesto ai miei genitori di lasciarmi andare nell’istituto femminile della città santa di Qom. Non è stato facile per loro accettare questa scelta così diversa dai progetti che avevano per me, li ho fatti un po’ soffrire e ancora li ringrazio per la loro comprensione.

Ero cresciuta nel lusso, nel benessere morale e materiale, mi sono ritrovata a dormire in piccole stanze senza letti, in 4, 5, a volte in 8; mangiavo cibo semplice, seduta per terra, condividevo tutto con un centinaio di ragazze di cui neanche l’1 per cento veniva dalla mia stessa condizione sociale. Eppure ero felice, non mi accorgevo degli ostacoli, mi sono messa il velo e ho diviso la mia vita tra studio e preghiera, 24 ore su 24, per 7 anni. Ero brava, aiutavo le compagne. Non dormivo più di 5 ore a notte, e per 5 ore ogni giorno pregavo.

Poi lo studio civile, all’Università Statale di Teheran: Religioni e Misticismo sembrava un corso fatto apposta per me. Avevo 21 anni quando ho vinto il dottorato, ero la più giovane.

Da studentessa, mi sono sposata e, a settembre del 1988, ho seguito il piano di Dio per me, in Italia; spinta dalla mia sensibilità verso la religione, mi sono iscritta alla Pontificia Università dell’Italia Meridionale, a Reggio Calabria. Entravo in un luogo dove mai aveva messo piede un musulmano. Il direttore, monsignor Vincenzo Zoccali, mi ha fatto fare il giro delle classi. Portavo il velo, il hijab e tutti mi mostravano rispetto e accoglienza: guardavano con grande stupore e curiosità questa ragazza venuta da un altro mondo, di un’altra cultura, un’altra religione e che voleva studiare la loro. Non c’era ancora stato l’11 settembre.

All’inizio è stata dura, avevo enormi difficoltà con la terminologia religiosa, ma non si trattava solo di un problema di lingua: era un mondo molto lontano dalla mia struttura orientale e musulmana. Quando monsignor Zoccali, che insegnava il Mistero Trinitario, disegnava sulla lavagna quel triangolo, era molto difficile per me pensare di abbattere il muro del monoteismo che avevo studiato per lunghi anni. Un monoteismo trino? Inconcepibile nella mia logica mentale. Così come il Mistero Eucaristico. Ogni termine rappresentava un ostacolo, non solo linguistico, ma culturale, religioso, razionale. Mi sembrava assurdo: come potevano questi studiosi metterci nella testa che uno è uguale a tre? Che senso ha, mi chiedevo, un Dio che è tre? Che senso ha un Dio che si fa sangue e offre il suo sangue a tutti? Non riuscivo a oltrepassare quel confine. Avevo deciso di lasciare, ma una compagna molto più grande di me, Candida Lasco, cardiologa all’ospedale di Melito Porto Salvo, mi ha presa per mano e mi ha spiegato ogni parola, accompagnandomi passo dopo passo attraverso il confine dello studio razionale della religione.

Poi l’incontro illuminante con i Focolarini, la laurea con lode, il trasferimento a Roma e il desiderio di superare un’altra barriera: nel 1997 chiesi di iscrivermi alla Pontificia Università Lateranense. Lì si costruivano i nuovi sacerdoti, gli insegnanti di religione cattolica, non c’era stato mai uno studente musulmano: hanno dovuto riunire il Consiglio per ammettermi. Ma ce l’ho fatta: licenza in Teologia Fondamentale Cristiana con 110 e Lode, con una tesi intitolata Cristologia coranica. I confini io non li vedo più, dove c’è bellezza non ci sono muri. Nel Corano le tenebre sono al plurale, ma la luce è sempre al singolare, una sola. Sento una sintonia spirituale forte con Papa Francesco. Quando l’ho incontrato, mi sono venute dall’anima queste parole: «io sono sua figlia musulmana».

Ai miei tre figli non ho dato imposizioni, ma ho cercato di essere una testimone sincera. Io ho dovuto lottare molto per i miei figli, la vita mi ha mostrato anche i suoi lati più oscuri e terrificanti. Il Maestro dell’universo guida, ama, accoglie ed insegna ad accogliere ed allargare l’anima.

L’ultima parola che mi accompagna dentro è grazie! Shukr.

di Shahrzad Houshmand Zadeh con Federica Re David