Dodicimila persone rischieranno di morire di fame ogni giorno

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Le stime delle ong sulle conseguenze della pandemia nei paesi più poveri del mondo

09 luglio 2020

La crisi del coronavirus rischia di avere conseguenze durissime per le popolazioni più povere del Paese. Le organizzazione umanitarie stimano che entro la fine del 2020 dodicimila persone al giorno potrebbero morire a causa della crisi alimentare innescata dalla pandemia. Potenzialmente più di quanti ne stia uccidendo il virus, che sino ad oggi ha fatto registrare un tasso di mortalità media di circa 10 mila vittime al giorno nel mondo. Oltre 121 milioni di persone in più potrebbero ritrovarsi nel 2020 letteralmente senza nulla da mangiare per periodi prolungati a causa dell’impatto della crisi economica e sociale legata alla pandemia.

«Entro la fine dell’anno a causa della pandemia oltre 270 milioni di persone che già lottano per sopravvivere a guerre, disuguaglianze, cambiamenti climatici potrebbero finire nella morsa della fame cronica, vale a dire un aumento dell’82 per cento, rispetto all’anno scorso» riferiscono rappresentanti delle ong. «Allo stesso tempo, le 8 più grandi aziende del settore alimentare hanno provveduto a versare ai propri azionisti ben 18 miliardi di dollari, a partire da quando l’epidemia ha cominciato a diffondersi nel mondo nello scorso gennaio. Una cifra 10 volte superiore a quella che le Nazioni Unite stimano come necessaria per prevenire la nuova ondata di fame generata dal covid-19» aggiungono. «E inoltre va ricordato che più di 305 milioni di posti di lavoro sono andati perduti, cosa che non farà che alimentare la forbice delle disuguaglianze economiche e sociali spingendo sempre più persone in povertà».

Il 65 per cento delle persone colpite da grave denutrizione vive in soli 10 Paesi: dai più poveri e da quelli in preda a conflitti come lo Yemen, la Siria, l’Afghanistan fino a quelli a medio reddito come India, Sud Africa e Brasile. L’emergenza è reale e rischia addirittura di peggiorare nelle prossime settimane.

Il numero dei contagi nel mondo ha superato ieri i 12 milioni, secondo il bilancio, continuamente aggiornato, della Johns Hopkins University. Poco dopo l’ultimo aggiornamento dei casi in corso, con cinquantamila nuovi contagi negli Usa, il totale mondiale è salito a 12.007.327. Di questi, 548.799 hanno avuto un esito fatale.

Proseguono intanto le polemiche sul ruolo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). «La decisione degli Usa di ritirarsi dall’Oms è un contraccolpo alla collaborazione internazionale» ha detto a Berlino la portavoce del governo tedesco, Martina Fietz.