Ankara e Mosca sostengono la pace in Libia

Militari dell’esercito di al-Serraj controllano armi ed esplosivi recuperati (Epa)

Trattative per una tregua duratura

23 luglio 2020

Turchia e Russia hanno concordato di «proseguire i loro sforzi comuni per creare le condizioni per una tregua duratura in Libia». Lo ha annunciato ieri il ministero degli Esteri turco in una nota diffusa al termine di un confronto tra delegazioni di Ankara e Mosca, nonché di un colloquio tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. Mosca e Ankara sono i due principali attori internazionali in Libia: la prima sostiene le forze del generale Haftar, che punta a conquistare il potere centrale, mentre la seconda combatte al fianco del governo di al-Serraj riconosciuto dall’Onu.

L’iniziativa comune di dialogo sulla Libia è stata avviata con la Russia lo scorso 8 gennaio per cercare di stabilire un cessate il fuoco sul terreno e poter lavorare a una soluzione politica a un conflitto lungo e spinoso. Ankara e Mosca — si legge nel comunicato rilasciato al termine dell’incontro — hanno riaffermato «il proprio impegno a tutelare l’integrità territoriale, l’indipendenza e la sovranità della Libia», ribadendo che «la soluzione alla crisi non può essere militare». Com’è noto, il coinvolgimento di Ankara e Mosca nello scenario libico non è affatto casuale. La Turchia di Erdoğan punta a proteggere i propri investimenti nelle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo, contestate dall’Unione europea e da Cipro. La Russia vuole invece ottenere uno sbocco sul Mediterraneo centrale e rafforzare la sua influenza in Africa del Nord.

«Siamo assolutamente contrari a una divisione politica o geografica della Libia. Sarebbe uno scenario catastrofico. Ne abbiamo esempi in Iraq, Siria e in altri casi, dobbiamo trarne una lezione» ha detto Ibrahim Kalin, portavoce del presidente Erdoğan. «Sin dall’inizio, abbiamo detto ai Paesi che sostengono Haftar che non è un partner affidabile, che ha violato ogni cessate il fuoco e ogni processo di pace negli ultimi due anni. Siamo favorevoli a un processo politico in Libia, non vogliamo tensioni militari» ha aggiunto il portavoce turco in un’intervista alla Cnn, ribadendo che Ankara «continuerà a sostenere il governo riconosciuto dall’Onu di al-Serraj» e che «manterrà la sua presenza militare finché Tripoli lo richiederà».

La situazione sul terreno, intanto, rischia di precipitare. Due giorni fa il Parlamento egiziano ha approvato l’invio di truppe verso Sirte, al fianco delle forze del generale Khalifa Haftar per fermare l’avanzata in questa area degli uomini di al-Serraj. Il via libera del Parlamento è giunto pochi giorni dopo l’incontro tra il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, e una delegazione di leader tribali libici al Cairo. Durante il vertice al-Sisi aveva affermato che l’Egitto non «sarebbe rimasto inattivo rispetto al superamento del fronte di Sirte e Jufra». La città di Sirte e la base aerea militare di Jufra sono attualmente controllate dalle milizie di Haftar, costrette il mese scorso a una progressiva ritirata verso est.

Nel frattempo, la Libia deve fronteggiare anche l’aumento dei casi di covid-19. Nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 88 nuovi contagi da coronavirus, che portano a 2.176 il totale dei casi confermati nel Paese. Lo ha reso noto il Centro nazionale libico per il controllo delle malattie, precisando che i morti salgono a 53, i guariti a 489, e le persone attualmente positive da 1.559 a 1.634, con la maggior parte dei casi al Sud. Il 44 per cento dei casi di tutta la Libia si registra a Sebha, nel Fezzan.