Strategia di azione

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Webinar della Cei e della Fondazione Soleterre sull’emergenza coronavirus in Africa occidentale

25 giugno 2020

In Africa e nel mondo intero «tutti coloro che hanno vissuto il lockdown a causa del coronavirus stanno subendo le conseguenze legate al fatto che si sono fermate le vite delle persone. Dopo la pandemia, sintomi o manifestazioni mentali riguarderanno gli abitanti di tutto il pianeta»: ad affermarlo è stato Damiano Rizzi, presidente della Fondazione Soleterre e psicologo clinico, in occasione di un webinar tenutosi oggi 25 giugno durante il quale è stato presentato il piano d’azione che la fondazione svilupperà nei prossimi quattro mesi grazie al contributo della Conferenza episcopale italiana (Cei) per implementare una strategia d’azione nell’Africa occidentale e di intervento sull’emergenza covid-19. A maggio la Cei ha finanziato una campagna per far fronte all’emergenza sanitaria in molti paesi poveri, destinando 9 milioni di euro per finanziare 541 progetti, tra cui quelli della Fondazione Soleterre in Africa occidentale.

All’incontro online hanno partecipato Gian Battista Parigi, presidente del Centro internazionale per la cooperazione allo sviluppo dell’università di Pavia e membro del Comitato della Cei per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, Sonia Drioli, coordinatrice regionale dei programmi di sviluppo della Fondazione Soleterre nell’Africa occidentale (Marocco), nonché tre responsabili del programma salute della fondazione in Africa: Jean Marie Djessouan (Costa d’Avorio), Imane Benlekbir (Marocco) e Parfait Tiemtore (Burkina Faso).

Parte dell’intervento di Rizzi è stata dedicata al tema della preparazione delle campagne di vaccinazione contro il covid-19, non risparmiando i timori: «Si sta realizzando un vaccino quasi spartendosene le quote, solo per una parte del mondo — ha denunciato — e non per tutti, come invece è chiesto dall’Organizzazione mondiale della sanità. Cosa deve accadere ancora perché si possa condividere la scienza medica, le pratiche scientifiche con tutta l’umanità?». Dal canto suo Parigi si è innanzitutto rallegrato per il fatto che «l’Africa, fortunatamente, è ancora relativamente poco colpita» dalla pandemia di coronavirus, osservando che «esiste la possibilità di avere più morti a causa del mancato ricovero in ospedale, per la paura di recarvisi da parte della popolazione, che decessi legati alla pandemia in sé». Tra la gente, infatti, c’è il timore di un contagio nei centri sanitari. «La prima cosa che ci è stata chiesta — ha proseguito Parigi — è la possibilità di proteggere il personale medico e infermieristico».

In conclusione del webinar sono intervenuti i tre responsabili locali di Soleterre, presentando le loro azioni e insistendo sulla necessaria condivisione delle esperienze, anche tramite piattaforme web, in tutta l’Africa francofona, in particolare nell’ambito della formazione del personale sanitario. (charles de pechpeyrou)