Stati Uniti nel caos, coprifuoco in 40 città

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Notte di proteste per l’uccisione di Floyd, oltre 4000 arresti

01 giugno 2020

Nuova notte di proteste negli Stati Uniti dopo l’uccisione a Minneapolis dell’afroamericano George Floyd a opera di un agente bianco, citato in tribunale per oggi. Coprifuoco a Washington ed in altre 40 città. Guardia nazionale mobilitata in 15 stati. Proseguono i tafferugli davanti alla Casa Bianca, dove i manifestanti si sono scontrati con la polizia. Oltre 4000 gli arresti negli ultimi giorni. Tra le persone fermate a Manhattan c'è anche Chiara de Blasio, figlia del sindaco di New York. Due poliziotti di Atlanta sono stati licenziati per uso eccessivo della forza durante le proteste. Il capo della polizia di Minneapolis ammette che gli altri tre agenti coinvolti nella morte di Floyd sono stati complici per «silenzio e inazione».

Il presidente Donald Trump terrà oggi una videoconferenza con i governatori, i rappresentanti delle forze dell’ordine e i dirigenti della sicurezza nazionale sul mantenimento della sicurezza in seguito alle proteste per la morte di Floyd. Secondo il «New York Times», venerdì scorso, a causa delle proteste davanti alla Casa Bianca, gli agenti dei servizi segreti hanno portato il presidente nel bunker sotto l’edificio per quasi un’ora. Non è chiaro se anche Melania e il figlio Barron siano stati condotti nel bunker con lui. Trump ha minacciato di usare l’esercito per sedare le proteste. «I governatori e i sindaci liberal devono diventare più duri o il governo federale interverrà e farà quello che deve essere fatto, e questo include il potere illimitato del nostro esercito e molti arresti» ha twittato.

Intanto, il Consiglio nazionale delle Chiese degli Stati Uniti ha dato vita ad un manifesto “contro il razzismo e la supremazia bianca”. In una nota rilanciata in Europa dal consiglio mondiale delle Chiese si dà voce «all’indignazione per l’omicidio di George Floyd bloccato senza pietà con il ginocchio» da un ufficiale di polizia bianco fino alla morte. Il razzismo «ha infettato» gli Stati Uniti «sin dalle sue origini e questo virus si è insinuato in ogni aspetto della vita americana. Non esiste ancora un vaccino per il razzismo».  Si chiede quindi un’azione rapida per rendere giustizia.