Proteggere i migranti e far cessare le violenze in Libia

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L’appello del Papa all’Angelus recitato al termine della messa del Corpus Domini

15 giugno 2020

Un appello per la fine delle violenze in Libia e per la protezione dei migranti è stato lanciato dal Pontefice al termine dell’Angelus recitato a mezzogiorno di domenica 14 giugno, solennità del Corpus Domini.

Ai numerosi fedeli riuniti in piazza San Pietro, nel rigoroso rispetto delle distanze di sicurezza imposte a causa della pandemia, il Papa ha confidato di seguire «con grande apprensione e anche con dolore la drammatica situazione della Libia», tenendola sempre «presente nella preghiera». Proprio considerando l’aggravarsi della crisi politica, Francesco ha esortato «gli organismi internazionali e quanti hanno responsabilità politiche e militari a rilanciare con convinzione e risolutezza la ricerca di un cammino verso la cessazione delle violenze, che porti alla pace, alla stabilità e all’unità del Paese».

Alla sua preoccupazione per la situazione generale il Pontefice ha unito anche una preghiera particolare «per le migliaia di migranti, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati interni in Libia». L’emergenza sanitaria, infatti, «ha aggravato le loro già precarie condizioni, rendendoli più vulnerabili da forme di sfruttamento e violenza. C’è crudeltà» ha constatato con amarezza Francesco, che ha quindi esortato la comunità internazionale «a prendere a cuore la loro condizione, individuando percorsi e fornendo mezzi per assicurare a essi la protezione di cui hanno bisogno, una condizione dignitosa e un futuro di speranza». Per il Papa «tutti abbiamo responsabilità» e «nessuno può sentirsi dispensato» dall’impegno per porre fine alle sofferenze di queste popolazioni. Da qui l’invito alla preghiera rivolto ai fedeli presenti in piazza e a quanti hanno seguito l’Angelus attraverso i mezzi di comunicazione.

In precedenza il Pontefice aveva preso spunto dalla liturgia della solennità del Corpus Domini per proporre una riflessione sull’Eucaristia, mettendone in luce il duplice frutto per la comunità dei credenti: «l’unione con Cristo» e «la comunione tra quanti si nutrono di Lui». E se è vero che «è la Chiesa che fa l’Eucaristia», aveva sottolineato, «è più fondamentale che l’Eucaristia fa la Chiesa, e le permette di essere la sua missione, prima ancora che di compierla».

A conclusione dell’Angelus, il Papa ha anche voluto ricordare la Giornata mondiale del donatore di sangue, definendola «un’occasione per stimolare la società a essere solidale e sensibile a quanti hanno bisogno». E a questa giornata particolare ha dedicato poi un tweet postato nel pomeriggio sull’account @Pontifex. Lo stesso ha fatto nella mattina di lunedì 15, rilanciando l’hashtag della Giornata mondiale contro gli abusi sugli anziani #weaad2020. «La pandemia del #covid19 — ha scritto — ha evidenziato che le nostre società non sono abbastanza organizzate per fare posto agli anziani, con giusto rispetto per la loro dignità e la loro fragilità. Dove non c’è cura per gli anziani, non c’è futuro per i giovani».

L'Angelus

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