Per un partenariato basato sullo sviluppo integrale

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I vescovi di Comece e Secam in vista del summit Ue-Africa

10 giugno 2020

I principi e i valori della dignità umana, della solidarietà, dell'opzione preferenziale per i poveri, della destinazione universale dei beni, della promozione dello sviluppo umano integrale, nonché della ricerca del bene comune sono elementi necessari per l’orientamento nell’azione politica. Questo il punto nodale della dichiarazione congiunta del cardinale Jean-Claude Hollerich, presidente della Commissione delle conferenze episcopali della Comunità europea (Comece) e del cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, presidente del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar (Secam), in vista del sesto summit Unione europea-Africa.

La dichiarazione introduce un documento contenente una serie di riflessioni e raccomandazioni in vista del summit. «La Chiesa cattolica in entrambi i continenti condivide la preoccupazione per molte persone, famiglie e comunità, in particolare quelle in situazioni di vulnerabilità e debolezza, colpite da estrema povertà e fame, dalla mancanza di un equo accesso ai servizi sociali di base, da corruzione, violenza, attacchi terroristici e persecuzioni contro comunità religiose vulnerabili, nonché dallo sfruttamento delle risorse naturali e degrado ambientale» si legge nella dichiarazione. «Tuttavia, i semi della speranza seminati da san Giovanni Paolo II nella sua Esortazione Apostolica Ecclesia in Africa 25 anni fa, ci riempiono ancora di incoraggiamento e zelo per contribuire ad affrontare queste sfide».

Sfide che oggi, nel pieno della pandemia di covid-19 sono ancor più complesse e chiedono maggior impegno. «In un momento in cui i nostri due continenti e il mondo intero sono stati colpiti dalla pandemia di covid-19 e dalle sue conseguenze devastanti, siamo fermamente convinti che l'Africa e l'Europa potrebbero diventare i motori per un rilancio della cooperazione multilaterale rafforzando i loro legami di lunga data contrassegnati dalle nostre radici comuni e dalla vicinanza geografica» affermano i vescovi.

Per questo motivo, prosegue la dichiarazione, «il prossimo vertice tra Unione africana e Unione europea rappresenta un’opportunità unica per modellare le relazioni politiche ed economiche intercontinentali verso un partenariato equo e responsabile che metta le persone al centro. Nel perseguimento del bene comune in entrambi i nostri continenti, incoraggiamo i leader africani ed europei a lavorare in direzione di una partnership per lo sviluppo umano integrale, l’ecologia integrale, la sicurezza umana e la pace e per i migranti».

Le raccomandazioni unite alla dichiarazione sono basate su un concetto chiave: lo sviluppo umano integrale. «Questo, prima di tutto, implica la creazione delle condizioni necessarie per una vita dignitosa, giusta e pacifica» si legge nel primo punto delle raccomandazioni. «Nonostante significativi miglioramenti negli ultimi anni, circa 390 milioni di persone continuano a vivere al di sotto della soglia di povertà in Africa e oltre 110 milioni di persone nell’Ue vivono in famiglie a rischio di povertà o esclusione sociale. In linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, raccomandiamo pertanto ai leader politici africani ed europei di dare priorità alle azioni comuni che consentono a tutte le persone di accedere senza ostacoli a servizi sociali di base, assistenza sanitaria adeguata, istruzione, alimentazione, acqua pulita e servizi igienico-sanitari e alloggi dignitosi». La famiglia — in linea con l’insegnamento di Papa Francesco — deve essere al centro di questo sforzo essendo il cuore del sistema sociale.

Il secondo punto centrale delle raccomandazioni riguarda la protezione del Creato. «I sistemi economici di molti paesi africani sono ancora influenzati dalle pratiche predatorie di attori politici ed economici stranieri, che prendono il controllo e beneficiano della ricchezza naturale dell'Africa, ma non danno potere alle economie e alle comunità locali» sottolineano i vescovi. «L’accaparramento della terra e lo sfruttamento delle risorse naturali non solo escludono le comunità locali da un’equa quota degli utili, ma spesso portano anche a gravi violazioni dei diritti umani e lasciano danni ambientali irreparabili». Occorre per questo unire pratiche politiche virtuose finalizzate alla valorizzazione delle economie locali a maggiori investimenti nella protezione della natura.

Sulla base di questi due aspetti cruciali — lo sviluppo integrale e la protezione del Creato — i vescovi chiedono anche un impegno concreto sul fronte della sicurezza e della lotta al terrorismo attraverso la creazione di «un solido quadro di riferimento di diplomazia e mediazione preventive». E questo soprattutto per assicurare la libertà di tutti, in particolare quella religiosa. I vescovi chiedono inoltre azioni di supporto per i migranti, che sono le persone più esposte al rischio di contagio in questo momento. Impegno concreto viene infine espresso per la cooperazione con altre comunità religiose.