La santa inquietudine di Antonio

Pietro Liberi, «Gloria di sant’Antonio» (1665)

Lettera per gli ottocento anni della sua vocazione francescana

03 giugno 2020

Ottocento anni fa, a Coimbra, «il giovane canonico regolare agostiniano Fernando, nativo di Lisbona, appreso del martirio di cinque Francescani, uccisi a motivo della fede cristiana in Marocco il 16 gennaio di quello stesso anno, si decise a dare una svolta alla propria vita». Lo ricorda Papa Francesco in una lettera inviata al ministro generale dei Frati minori conventuali, padre Carlos Alberto Trovarelli, in occasione dell’ottavo centenario della vocazione francescana di sant’Antonio di Padova.

Nel testo, il Pontefice ripercorre brevemente le tappe del percorso spirituale e vocazionale di Antonio. Ricorda che il giovane portoghese «lasciò la sua terra e intraprese un cammino, simbolo del proprio itinerario spirituale di conversione». Prima si recò in Marocco, «deciso a vivere coraggiosamente il Vangelo sulle orme dei martiri francescani» uccisi in odio alla fede. Dal nord Africa si ritrovò poi sulle coste della Sicilia a causa di un naufragio, «così come accade oggi a tanti nostri fratelli e sorelle». Dalla Sicilia, scrive il Papa, «il provvidenziale disegno di Dio lo spinse all’incontro con la figura di san Francesco d’Assisi sulle strade dell’Italia e della Francia». Infine, il trasferimento a Padova, «città che sempre sarà legata in modo particolare al suo nome e che ne custodisce il corpo». L’auspicio del Pontefice è che questa ricorrenza susciti — specialmente nei figli spirituali di san Francesco e nei devoti di sant’Antonio sparsi in tutto il mondo — «il desiderio di sperimentarne la stessa santa inquietudine che lo condusse sulle strade del mondo per testimoniare, con la parola e le opere, l’amore di Dio». Il suo esempio di condivisione delle «difficoltà delle famiglie, dei poveri e disagiati», come pure «la sua passione per la verità e la giustizia, possano suscitare ancora oggi un generoso impegno di donazione di sé, nel segno della fraternità» si augura il Pontefice, che poi rivolge un pensiero particolare ai giovani: questo santo «antico, ma così moderno e geniale nelle sue intuizioni — scrive — possa essere per le nuove generazioni un modello da seguire per rendere fecondo il cammino di ciascuno».

Il Pontefice si unisce spiritualmente a quanti prenderanno parte alle diverse iniziative promosse per vivere nella preghiera e nella carità l’ottavo centenario antoniano. Infine, rivolge a tutti l’augurio di poter ripetere con sant’Antonio: «Vedo il mio Signore!». È necessario infatti “vedere il Signore” nel volto di ogni fratello e sorella, conclude la lettera, «offrendo a tutti consolazione, speranza e possibilità di incontro con la Parola di Dio su cui ancorare la propria vita».