L’umorismo virtù fondamentale del cristiano

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Nella festa di san Tommaso Moro

22 giugno 2020

«La gioia profonda del cuore è anche il vero presupposto dello humour e così lo humour, sotto un certo aspetto, è un indice, un barometro della fede». E poi: «La gioia va molto unita al senso dell’umorismo. Un cristiano che non ne ha, gli manca qualcosa […] per me, il senso dell’umorismo è l’atteggiamento umano più vicino alla grazia di Dio».

La prima affermazione è degli anni ’80 ed è di Joseph Ratzinger, la seconda è di circa quarant’anni dopo ed è di Papa Francesco, ma si intuisce che non è una battuta estemporanea, sganciata da una “pratica quotidiana”, infatti in quella stessa occasione il Papa ha precisato che proprio per questo «da quarant’anni recito la preghiera di san Tommaso Moro», per avere «il senso dell’umorismo. Vanno sempre insieme la gioia cristiana e il senso dell’umorismo».

È giusto allora ricordare queste affermazioni nel giorno della festa di san Tommaso Moro, un uomo che è stato capace con l’arma del sorriso di affrontare la sua vita, piena di trionfi e di rovesci improvvisi, di gloria e di persecuzione, e soprattutto di fronteggiare gioiosamente la sfida più grande, una condanna a morte ingiusta e comminata dal suo vecchio amico, il re Enrico VIII.

L’umorismo è dunque un’arma, per dire meglio, è una virtù, che il cristiano non può non coltivare. Tommaso Moro lo ha fatto ed è stato un uomo felice, capace di donare felicità a chi stava vicino, più che felice è stato beato, forte perché capace di vivere la sua personale “beatitudine” che ha riassunto in questa folgorante battuta: «Beato chi sa ridere di se stesso, perché non finirà mai di divertirsi». L’ironia cristiana è innanzitutto auto-ironia, un atteggiamento che sospende il giudizio tranciante sugli altri e al tempo stesso è pronto a riconoscere, con misericordia, i propri limiti. È in questo punto che si salda il sodalizio tra umorismo e umiltà, altra virtù fondamentale per il cristiano. Le due parole provengono dalla stessa radice: humus, terra, che poi è la radice stessa anche di humanitas. L’essere umano è tale se si riconosce nato dalla terra, composto di fango, limitato. Su questa essenza fragile, sporca, Dio ha però soffiato, secondo il racconto biblico, il suo spirito, elevandolo alla più alta delle creature, a sua immagine e somiglianza, riscattandolo dalla mera naturalità. E non è un caso che un altro modo per dire humour, umorismo sia parlare di spirito: un uomo umoristico è un uomo spiritoso, capace di battute “di spirito”. Quando Papa Francesco, da circa sette anni, predica la necessità per i cristiani di diventare uomini spirituali, di aprirsi all’opera dello Spirito Santo, ricomprende anche questo effetto, apparentemente secondario, di diventare uomini spiritosi, capaci di sorridere innanzitutto di se stessi. Più volte infatti Bergoglio ha messo in guardia da ogni forma di rigidità e ha invitato il popolo di Dio a sciogliere ogni durezza che rende sclerotico il cuore. L’olio che fa sciogliere il cuore è composto anche da questo sano e umile umorismo. Per nutrire questa umiltà che ci libera è fondamentale la preghiera, magari la stessa preghiera di san Tommaso Moro, che il Papa dice quotidianamente da quarant’anni e il cui testo, così semplice e forte che non ha bisogno di altro commento, pubblichiamo qui di seguito.

Andrea Monda

 

Dammi o Signore, una buona digestione
ed anche qualcosa da digerire.

Dammi la salute del corpo,
col buonumore necessario per mantenerla.

Dammi o Signore, un’anima santa,
che faccia tesoro di quello che è buono e puro,
affinché non si spaventi del peccato,
ma trovi alla Tua presenza
la via per rimettere di nuovo le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia,
i brontolamenti, i sospiri e i lamenti,
e non permettere che io mi crucci eccessivamente
per quella cosa troppo invadente che si chiama «io».

Dammi, o Signore, il senso dell’umorismo,
concedimi la grazia di comprendere uno scherzo,
affinché conosca nella vita un po’ di gioia
e possa farne parte anche ad altri.

Così sia.