Forti criticità nelle strutture sanitarie dei Paesi latinoamericani

Reparto di terapia intensiva dell’Ospedale Santa Casa di Belo Horizonte, Brasile (Afp)

Bolsonaro decide di posticipare il bollettino quotidiano sulla pandemia

08 giugno 2020

Escalation di contagi di coronavirus in America Latina e sistemi sanitari di alcuni Paesi o di singole città della regione praticamente al collasso. L’emergenza è legata in primis alla scarsa disponibilità di ricoveri in terapia intensiva e all’esaurimento delle forniture di ossigeno. Quanto fortemente temuto dai funzionari dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) si sta materializzando giorno dopo giorno con criticità sempre più evidenti. In attesa della fase di picco prevista per luglio, quasi tutti i Paesi fanno registrare comunque un deciso aumento dei casi.

I contagi della pandemia di coronavirus hanno subito un marcato aumento in America Latina, con 82.526 nuovi casi nelle ultime 24 ore, portando il totale degli infetti nella regione a 1.320.823 unità. Il numero di vittime è arrivato a oltre 65.000. In Cile, nelle ultime 24 ore, sono stati inseriti nel conteggio delle vittime anche 653 decessi finora considerati «associabili al covid-19».

In particolare continua a destare preoccupazione la situazione in Brasile, il focolaio della pandemia in America Latina, che fa registrare migliaia di nuovi casi al giorno e che nella scorsa settimana per tre volte di seguito ha battuto il record giornaliero di morti. Il nuovo coronavirus, presente da poco più di cento giorni nel Paese, secondo i calcoli della Johns Hopkins University, ha contagiato ormai praticamente settecentomila persone, 691.758 per l’esattezza, e provocato 36.455 decessi. Sulla base di questi numeri il Brasile si colloca al secondo posto nella graduatoria mondiale dei casi di covid-19, solo dietro agli Stati Uniti, e al terzo posto in quella relativa alle vittime per cause riconducibili al virus, preceduto sempre dagli Usa e, probabilmente non per molto tempo ancora, dalla Gran Bretagna.

Proprio sui dati relativi alle morti nel Paese si è verificata nelle ultime ore l’ultima controversa mossa del presidente Jair Bolsonaro che nel weekend ha dato indicazioni al ministero della Salute, di posticipare di alcune ore il bollettino quotidiano su nuovi contagi, morti e guariti, espressione diretta dei dati delle segreterie sanitarie dei 27 Stati del Paese. Nelle intenzioni di Bolsanaro si vorrebbe fare in modo che i dati non abbiano forte rilievo sui media, in particolare sui canali televisivi.

Il presidente ha fatto esplicito riferimento al telegiornale Globo, il più visto nel Paese. In precedenza, infatti, il capo di Stato brasiliano aveva mostrato fastidio per la copertura che la stampa in generale e questo canale in particolare stavano facendo della pandemia, definendola «TV funeraria».

Negli ultimi giorni, i bollettini ufficiali sono stati rilasciati dopo le 22. I principali telegiornali del paese hanno criticato questo ritardo ingiustificato, avvertendo inoltre la mancanza di trasparenza da parte del governo centrale in quanto d'ora in poi verranno divulgati i dati resi disponibili dai segretariati statali, senza attendere i riscontri del ministero. La mossa del capo di Stato ha sollevato nuove polemiche, ed è stata definita da più parti un tentativo autoritario, insensibile, disumano e antietico di rendere invisibili i morti di covid-19. Ieri a San Paolo è stata un’altra giornata caratterizzata da manifestazioni pro e contro il governo Bolsonaro, fortunatamente senza scontri tra le due fazioni come successo la domenica precedente. La mobilitazione contro il presidente brasiliano, come riporta il quotidiano «O Globo», è stata dispersa dalla polizia militare, che ha fatto uso di gas lacrimogeni.

In Guatemala l’intero esecutivo, guidato dal presidente Alejandro Giammattei, adotterà il telelavoro dopo che 18 membri del suo staff sono risultati positivi al coronavirus.