Ascoltare la voce dei poveri

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«In cammino per la cura della casa comune» a cinque anni dalla «Laudato si’»

18 giugno 2020

Caritas internatiolis vuole dare voce al grido delle comunità locali con cui lavora ogni giorno in tutti i paesi del mondo. Lo ha detto il segretario generale Aloysius John, nel suo intervento di presentazione del documento In cammino per la cura della casa comune.

Il relatore ha sottolineato che le comunità sono «le prime vittime dell’incapacità di salvaguardare la nostra casa comune» e oggi chiedono «azioni mirate e immediate, in particolare per quanto riguarda la sicurezza alimentare, l’accesso all’acqua e la conservazione degli ecosistemi». Per quanto riguarda il primo aspetto, occorre accelerare l’affermazione del “diritto umano” a «un’alimentazione adeguata e porlo alla base dell’intero ciclo di produzione, distribuzione e consumo di cibo”. Serve anche contribuire alla sicurezza alimentare mondiale investendo «in sistemi su piccola scala, principalmente nei settori dell’agroecologia, dell’agricoltura familiare e della pesca, con particolare attenzione per l’ambiente, l’occupazione e la dignità sul lavoro e la legalità».

Importante anche il capitolo acqua, il cui accesso deve essere «migliorato e ampliato per tutti, rendendo l’acqua potabile disponibile per l’igiene, la preparazione degli alimenti, l’uso domestico, l’agricoltura». Le comunità locali, ha auspicato il segretario generale, devono essere rese «protagoniste e responsabili della loro autosufficienza idrica, rafforzando la loro capacità di valutare le loro esigenze e adottare adeguati sistemi di gestione e monitoraggio, per immagazzinare acqua e mantenere condotte e servizi idrici».

Riguardo all’ecosistema, John ha evidenziato la relazione causa-effetto tra «deforestazione e degrado degli ecosistemi tropicali», collegandovi anche la diffusione del coronavirus, perché la pandemia da covid-19 — ha spiegato — si colloca nel contesto di «una biodiversità globale e di una crisi climatica». Il segretario generale ha raccomandato la promozione «di stili di vita sostenibili e modelli di consumo che rispettino gli ecosistemi e la limitazione delle risorse naturali, che contrastino lo sfruttamento e lo spreco sia a livello individuale che collettivo». A questo proposito, ha chiesto «l’effettiva protezione delle popolazioni tradizionali e indigene», sia per i loro diritti umani naturali sia per la vasta «conoscenza sulla conservazione della biodiversità, contro lo sfruttamento abusivo dei loro territori e la distruzione dei loro habitat». Dopo il covid-19, ha aggiunto, nulla sarà più lo stesso. Ha, quindi, citato Papa Francesco, ricordando che è tempo di «costruire un nuovo futuro alla luce della Laudato si’». È giunto il momento, ha fatto notare, per tutti «i governi e le società civili di compiere lo sforzo di conversione a cui il Santo Padre ci esorta in questa profetica enciclica».

Il segretario generale ha poi ricordato come la confederazione delle Caritas faccia parte del tavolo da quando è stato istituito nel 2015 per decisione di Papa Francesco con lo scopo di rafforzare il dialogo sulle questioni affrontate dalla Laudato si’ e presentare proposte per rispondere ai molti problemi che fanno sì che la casa comune e i poveri “piangano”. Ha poi citato l’impegno di Caritas India e Caritas Asia finalizzato a fornire nuove conoscenze e competenze tra i piccoli agricoltori al fine di evitare un uso eccessivo di fertilizzanti. Ma anche la grande opera della Caritas Burkina Faso per garantire l’accesso all’acqua potabile delle popolazioni locali. E, infine, ha ricordato la campagna «Una famiglia umana, cibo per tutti», promossa dalla confederazione dal 2013 al 2015 e sostenuta dal Papa, che aveva al centro il diritto umano al cibo e la sua piena realizzazione per tutti. Questi progetti rappresentano le risposte delle Chiese locali al bisogno di conversione ecologica per la salvaguardia della casa comune. Oggi, ha sottolineato, in questo momento di crisi, la profezia dell’enciclica di Bergoglio si è dimostrata vera, perché indica «l’ecologia integrale come l’obiettivo attraverso il quale siamo chiamati a comprendere e rispondere alla realtà attuali». Tutte le 162 organizzazioni della Caritas stanno rispondendo alle sfide poste dalla pandemia da covid-19 e hanno fornito «aiuti umanitari per sopperire ai bisogni dei poveri che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi», in particolare con sussidi alimentari, alloggi e assistenza sanitaria.

Gli ha fatto eco Tomás Insua, co-fondatore e direttore esecutivo del Global Catholic Climate Movement, il quale ha sottolineato come l’appello della Laudato si’ ad «ascoltare sia il grido della terra sia il grido dei poveri» non miri a «diffondere la paura, ma a proporre un percorso di conversione». È noto, ha aggiunto, che questo itinerario esiste solo grazie a coloro che lo percorrono. Oggi, ha fatto notare, la Laudato si’ può portare «frutti di conversione solo se i testimoni continuano a seguire il percorso indicato nell’enciclica». Essere testimoni significa «quelli che trasmettono», «quelli che propongono», «quelli che decidono e decidono di agire». Chi sono questi testimoni? Si è chiesto Insua. Sono portatori «di interessi della vita economica e politica», sono «le comunità locali con i loro ricordi e le loro speranze»; sono i giovani ma anche gli anziani è stata la risposta.

Insua ha ricordato l’affermazione di Papa Francesco nell’esortazione Christus vivit: affinché i giovani «sognino il mondo di domani, abbiamo bisogno che gli anziani continuino a sognare il mondo di oggi». Occorre, ha aggiunto, incontrare una «comunità umana ferita da disuguaglianze crescenti e un conflitto sempre più profondo». Serve agire e decidere a favore di un diverso sviluppo, attraverso il dialogo e le pratiche quotidiane della sobrietà. La presentazione di alcune “buone pratiche”, ha concluso, implica il risveglio di altre iniziative educative e comunitarie.