Un passato che non riesce a passare

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Memoria e oblio nel mondo digitale in un libro di Davide Sisto

12 maggio 2020

La mente seleziona e modifica i ricordi. Lo fa per una questione di ottimizzazione, perché sarebbe impossibile, all’uomo, ricordare tutto. Del nostro passato, infatti, tendiamo a ricordare maggiormente gli eventi importanti, primi fra i quali gli istanti di felicità e di gioia, un tempo appartenuti a situazioni e contesti ormai sfumati. Questi attimi, scampati all’oblio per effetto delle emozioni, diventano termini di paragone nel confronto con il presente e ci spingono ad aspirare a un futuro migliore.

Il passato, dunque, per usare le parole di Italo Svevo, «è sempre nuovo: come la vita procede esso si muta perché risalgono a galla delle parti che parevano sprofondate nell’oblio mentre altre scompaiono perché oramai poco importanti. Il presente dirige il passato come un direttore d’orchestra i suoi suonatori». Di fronte al rapido incedere della tecnologia e delle nuove piattaforme social, l’idealizzazione del passato ha preso forma e si è concretizzata nella creazione di enormi archivi digitali, condivisi con gli altri utenti e consultabili per sempre.

Nel libro Ricordati di me. La rivoluzione digitale tra memoria e oblio (Torino, Bollati Boringhieri, 2020, pagine 160, euro 17), Davide Sisto riflette sugli effetti che l’accumulo massivo di video e immagini sui social network ha sul rapporto tra la memoria e l’oblio in ciascuno di noi.

Per molti il web è come una seconda casa. È il luogo in cui riponiamo — con una selezione non sempre consapevole, ma piuttosto scrupolosa — tutto ciò che ci riguarda. E, proprio come scegliamo di conservare alcuni oggetti, così, ogni giorno, lasciamo le tracce migliori del nostro cammino nel reticolo dei social, col risultato di creare un’anima digitale che sia quanto più fedele al nostro “io biologico”. Ma, a differenza degli oggetti presenti nelle nostre case, i dati che condividiamo su internet sono segni indelebili e fotocopiabili, e sono destinati a vivere per sempre all’interno della memoria digitale. Molte piattaforme social, tra cui Instagram e Facebook, non fanno altro che darcene conferma quando, periodicamente, ci ricordano le nostre attività passate con video commemorativi, singole iniziative — si pensi alla #10YearChallenge — e avvenimenti come Accade oggi o Ricordi.

In questi luoghi virtuali, presente e passato convivono, si intrecciano e si mescolano fino a confondersi tra loro. Infatti, l’effetto «prodotto dai social network — scrive Sisto — reitera, sì, le esperienze ma non le separa dal passato, associandole semmai all’impossibilità di produrre nuovi ricordi: le riviviamo, dunque, come se oggi fosse ancora ieri».

Oggi qualsiasi momento sepolto nella nostra memoria può essere riportato in vita, poiché le tecnologie digitali hanno fornito al passato «l’occasione di emanciparsi dal controllo del presente». Sulla scia delle riflessioni sulla Digital Death, svolte nel suo precedente libro La morte si fa social. Immortalità, memoria e lutto nell’epoca della cultura digitale (2018), l’autore analizza «le conseguenze filosofiche che questo dissotterramento digitale dei ricordi provoca all’interno del nostro modo di ricordare e di dimenticare». Può la memoria umana, che si serve del sonno e dell’oblio per liberare la mente dalle informazioni non necessarie, essere sostituita dalla «storia che raccontiamo ai nostri follower», ovvero la registrazione esatta dei nostri ricordi? «Come si alzerebbe l’uomo al mattino / senza l’oblio della notte che cancella le tracce»? La tecnologia sembra essere arrivata a un punto tale per cui l’interrogativo di Bertolt Brecht, in Elogio della dimenticanza, potrebbe perdere il suo carattere di domanda retorica.

Nell’ottica di un futuro in cui ci sia una “memoria totale” — lo stesso Sisto non esclude la creazione di «un vero e proprio database universale dei ricordi» — eternamente disponibile, lo studioso non sembra aver paura di indagare e confrontarsi con ipotesi di immortalità digitale, ormai molto vicine.

Addentrandosi all’interno dei meccanismi del web, anche il lettore avrà l’occasione di riflettere sui valori della memoria, del ricordo e dell’oblio, per riscoprire, forse, che il presente è l’unico tempo che possiamo vivere. In fondo, come scrive sant’Agostino nelle Confessioni, i «tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro. Questi tre tempi sono nella mia anima e non li vedo altrove. Il presente del passato, che è la memoria; il presente del presente, che è la visione; il presente del futuro, che è l’attesa».

di Ilaria Pennacchini