Sanare un mondo pieno di conflitti

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

Rapporto annuale del Wcc

08 maggio 2020

«Guardando alle attività svolte nell’anno 2019 emergono numerose pietre miliari che hanno segnato il nostro pellegrinaggio per la giustizia e la pace. Attraverso questo approccio, abbiamo camminato insieme come pellegrini, nella nostra mente e nei nostri gesti. Lo abbiamo fatto con la consapevolezza che siamo una sola famiglia umana». È quanto ha scritto il pastore norvegese Olav Fykse Tveit, fino al marzo scorso segretario generale del World council of Churches (Wcc), nella prefazione che apre l’ultimo rapporto dell’organizzazione ecumenica che raccoglie le attività intraprese nel 2019 e proseguite nei primi mesi del 2020. L’idea di un «pellegrinaggio per la giustizia e la pace», viene ricordato, era nata in occasione della decima assemblea del Wcc tenutasi nel 2013 a Busan, in Corea del Sud. L’iniziativa mirava a incarnare in maniera coordinata «la visione e lo spirito della giustizia e della pace, lavorando insieme per guarire un mondo pieno di conflitti, di ingiustizia e di dolore». L’anno scorso «ci siamo concentrati particolarmente sul continente asiatico. Diverse visite compiute dal nostro gruppo di pellegrini in alcune zone in Asia hanno confermato che le Chiese svolgono un ruolo unico nel compito di difendere i diritti umani di tutti, con giustizia e pace universale», indica Tveit nella sua prefazione.

Il 2019 è stato anche occasione per il Wcc di individuare i mezzi che permettono di affrontare in maniera globale l’aumento dei segni di razzismo, 400 anni dopo l’arrivo dei primi schiavi africani in America del Nord. Il movimento per i diritti civili che si è sviluppato in questa regione «ha ispirato la lotta ecumenica contro il razzismo, in questo contesto e a livello globale», precisa il pastore luterano norvegese. Tveit ricorda poi che «il Wcc sta portando la speranza per la riconciliazione e l’unità in molti modi, rendendo il movimento ecumenico sempre più essenziale nella situazione urgente e critica nel mondo, dove l’ambiente e le future condizioni per la vita dell’uomo e di tutti gli organismi viventi sono a rischio». «Il mondo sta anche affrontando altre minacce, dal crescente razzismo all’abuso sempre più diffuso della religione per legittimare conflitti e violenze», nota il pastore, lamentando inoltre «un aumento del discorso di odio contro i gruppi religiosi, della violenza, degli attacchi terroristici ai santuari, alle persone che praticano l’adorazione e che pregano». «Con un senso di reciproca responsabilità su come le nostre tradizioni e i nostri testi sacri procurano saggezza e speranza, la comunità del Wcc continuerà a muoversi insieme per alleviare i conflitti e combattere l’oppressione», assicura Tveit, auspicando che il pellegrinaggio potrà continuare «fino a quando tutti, come un’unica famiglia umana, godranno vite di riconciliazione e pace».

Come accennato, nel 2019 il pellegrinaggio giustizia e pace del movimento ecumenico è stato dedicato all’Asia — con tappe in Bangladesh, India, Pakistan, Myanmar e Thailandia — e scandito da preghiere, visite e azioni di sostegno della dignità e dei diritti di tutte le persone. A luglio, il Forum ecumenico per la pace, la riunificazione e la cooperazione allo sviluppo nella penisola coreana convocato dal Wcc, tenutosi a Bangkok, è stato occasione di ribadire l’appello alla pace e a un rinnovato dialogo tra le due Coree. Il forum ha riunito 46 partecipanti provenienti da undici paesi, tra cui delegazioni della Federazione cristiana coreana della Repubblica popolare democratica di Corea e del Consiglio nazionale delle Chiese nella Repubblica di Corea. Ad agosto, ricorda Tveit, il Wcc ha invitato tutte le persone di buona volontà ad osservare una domenica di preghiera per la pacifica riunificazione della penisola coreana, «una preghiera che ha continuato ad espandersi, attirando milioni di persone per aumentare la richiesta di pace».

Nel 2019 il Wcc ha continuato «a esprimere grave preoccupazione per le persone che vivono sotto il flagello del razzismo, delle violazioni dei diritti umani, dell’oppressione e dei conflitti». Il rapporto fa riferimento ad esempio al deteriorarsi della situazione nella Papua Occidentale, «in particolare alla luce delle notizie dei partner della Chiesa sul territorio secondo cui manifestazioni pacifiche contro il razzismo da parte degli studenti papuani sono state attaccate con una potenza devastante dalle forze militari indonesiane e dalle milizie dei coloni armati. Altre situazioni preoccupanti segnalate dal rapporto del Wcc riguardano le Filippine, il Sud Sudan, la Repubblica Democratica del Congo.