Raid israeliani in Siria

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Colpite postazioni di milizie ritenute legate all’Iran

06 maggio 2020

Nonostante la relativa tregua per la pandemia di coronavirus in Vicino oriente. Due ondate di attacchi aerei attribuite a Israele sono state registrate nelle ultime ore nella Siria settentrionale e orientale, come riferiscono diverse agenzie di stampa internazionali.

Fonti concordanti siriane e regionali affermano che la prima serie di attacchi aerei è avvenuta attorno alla mezzanotte locale nella zona orientale di Mayadin, lungo l’Eufrate, non lontano dal confine con l’Iraq. Diverse ong attive sul terreno affermano che in questi attacchi sarebbero morte almeno 14 persone. Israele non ha confermato né smentito la notizia dei raid. Successivamente, un’altra ondata di attacchi aerei — sempre attribuita a Israele ma anche questa non confermata né smentita dallo Stato ebraico — ha preso di mira la zona settentrionale di Aleppo, colpendo in particolare «strutture di un centro di ricerche scientifico», a sud-est della città, già preso di mira in passato.

L’agenzia siriana ufficiale Sana afferma che «l’attacco aereo nemico ha colpito depositi militari», causando «danni da verificare». Dal canto suo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (voce dell’opposizione in esilio a Londra) precisa che l’attacco nella zona di Mayadin, confermato da fonti locali e dal sito di informazione Dayrazzor24, ha preso di mira «postazioni e depositi di armi di milizie filo-iraniane». Secondo l’Osservatorio, «altri depositi di armi di milizie filo-iraniane sono stati colpiti nella zona di Aleppo; ci sono anche perdite umane».

Israele, come detto, non ha confermato né smentito i raid. Tuttavia, poco dopo la notizia dei bombardamenti, i media israeliani, citando fonti della sicurezza dello stato ebraico, hanno riferito che «l’Iran ha cominciato a ridurre la sua presenza militare in Siria in maniera significativa». Secondo quanto riferiscono i media israeliani, «Teheran ha iniziato a evacuare le basi militari vicino al confine con Israele sin dall’inizio dell’epidemia di coronavirus». Gli israeliani, scrive il quotidiano «Haaretz», ritengono che ciò sia dovuto alla crisi economica iraniana ma anche alla pressione militare dei raid.

«Iran non ha niente da fare in Siria. (…) e noi non ci fermeremmo finché loro non avranno lasciato la Siria… Siamo determinati, più determinati dell’Iran — ha detto il ministro della Difesa israeliano Naftali Bennett — e posso spiegare il perché: per l’Iran, la Siria è un’avventura a mille chilometri da casa. Per noi, si tratta delle nostre vite». I soldati iraniani in Siria — ha detto ancora Bennett — «rischiano la propria vita e pagano un prezzo di sangue. Noi non consentiremo la costruzione di una base avanzata iraniana in Siria».