Per le suore vincenziane del Dispensario Santa Marta

Il quadro posto accanto all’altare, nella cappella Santa Marta, raffigura l’opera di carità verso i poveri svolta da santa Luisa di Marillac, che esattamente cento anni fa — il 9 maggio 1920 — veniva beatificata da Benedetto XV; l’11 marzo 1934 fu Pio XI a canonizzarla, mentre Giovanni XXIII nel 1960 l’ha proclamata patrona delle opere sociali

Nella messa del mattino il Pontefice mette in guardia dal potere e dai soldi che distruggono la Chiesa

09 maggio 2020

È con un pensiero alle famiglie e soprattutto ai bambini poveri assistiti nel Dispensario pediatrico in Vaticano che Papa Francesco ha iniziato sabato mattina, 9 maggio, la celebrazione della messa nella cappella di Casa Santa Marta. Nel giorno della commemorazione di santa Luisa di Marillac — accanto all’altare è stato collocato un quadro raffigurante la santa, la cui memoria liturgica si celebra il 15 marzo ma, cadendo quel giorno nel tempo di Quaresima, è stata spostata a oggi — il vescovo di Roma ha pregato e chiesto di pregare «per le suore vincenziane che portano avanti» questa concreta realtà caritativa «da quasi 100 anni e lavorano qui, a Santa Marta».

Che «il Signore benedica le suore» nel giorno della festa della loro fondatrice, ha aggiunto il Papa, ricordando così nella preghiera tutta la comunità della Congregazione delle Figlie della carità, come già aveva fatto nella messa del 25 marzo scorso.

Il Dispensario Santa Marta — lo ha raccontato «L’Osservatore Romano» nell’edizione del 4-5 maggio — è pronto a ripartire e a rilanciare il servizio di assistenza alle famiglie povere, con bambini piccoli. Nella consapevolezza, come dice la direttrice suor Antonietta Collacchi, che «i poveri non possono aspettare, ora meno che mai, e il Papa ce lo ricorda sempre»

Francesco ha iniziato la sua meditazione ripetendo le parole del salmo 97 (1-2): «Cantate al Signore un canto nuovo, perché ha compiuto meraviglie. Gli ha dato vittoria la sua destra e il suo braccio santo. Il Signore ha fatto conoscere la sua salvezza, agli occhi delle genti ha rivelato la sua giustizia».

«Questo è vero» ha affermato il Papa. «Il Signore ha fatto delle meraviglie. Ma quanta fatica! Quanta fatica, per le comunità cristiane — ha spiegato — portare avanti queste meraviglie del Signore! Abbiamo sentito nel passo degli Atti degli Apostoli (cfr. 13, 44-52) la gioia: tutta la città di Antiochia si radunò per ascoltare la Parola del Signore, perché Paolo, gli apostoli predicavano con forza, e lo Spirito li aiutava».

Ma ecco che, «quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo» (cfr. versetto 45).

Insomma, ha fatto presente il Pontefice, «da una parte c’è il Signore, c’è lo Spirito Santo che fa crescere la Chiesa, e cresce sempre più, questo è vero. Ma dall’altra parte — ha aggiunto — c’è il cattivo spirito che cerca di distruggere la Chiesa. È sempre così. Sempre così. Si va avanti, ma poi viene il nemico cercando di distruggere. Il bilancio è sempre positivo alla lunga, ma quanta fatica, quanto dolore, quanto martirio!».

Proprio «questo è successo qui, in Antiochia — ha proseguito il Papa — e succede dappertutto nel Libro degli Atti degli apostoli. Pensiamo, per esempio, a Listra, quando sono arrivati e hanno guarito un paralitico e tutti credevano che fossero degli dei e volevano fare dei sacrifici, e tutto il popolo era con loro» (cfr. 14, 8-18). Poi «sono venuti gli altri e li hanno convinti che non era così. E come finì Paolo e il suo compagno? Lapidati» (cfr. 14, 19).

C’è «sempre questa lotta» ha rilanciato Francesco: «Pensiamo al mago Elimas, a come ha fatto perché il Vangelo non arrivasse al console (cfr. Atti degli apostoli 13, 6-12). Pensiamo ai padroni di quella ragazza che faceva l’indovina: questi sfruttavano bene la ragazza, perché lei “leggeva le mani” e riceveva i soldi che andavano nelle tasche dei padroni. E quando Paolo e gli apostoli hanno fatto vedere che questa era una bugia, che non andava bene, subito la rivoluzione contro di loro» (cfr. 16, 16-24).

E, ancora, ha affermato il Pontefice, «pensiamo agli artigiani della dea Artèmide [ad Efeso], che perdevano gli affari non potendo vendere quelle statuine perché la gente non le comprava più perché si era convertita».

«E così, una dietro l’altra» ha insistito il Papa, aggiungendo: «Da una parte, la Parola di Dio che convoca, che fa crescere, dall’altra parte la persecuzione, e grossa persecuzione perché finisce cacciandoli via, picchiandoli...».

Ma, si è chiesto, «qual è lo strumento del diavolo per distruggere l’annuncio evangelico? L’“invidia”» ha fatto notare Francesco, spiegando: «Il Libro della Sapienza lo dice chiaro: “Per l’invidia del diavolo è entrato il peccato nel mondo” (cfr. 2, 24) — invidia, gelosia, qui. Sempre questo sentimento amaro, amaro». Infatti, ha detto il Pontefice, «questa gente vedeva come si predicava il Vangelo e si arrabbiava, si rodevano il fegato di rabbia. E questa rabbia li portava avanti: è la rabbia del diavolo, è la rabbia che distrugge, la rabbia di quel “crucifige! crucifige!”, di quella tortura di Gesù. Vuole distruggere. Sempre. Sempre».

«Vedendo questa lotta — ha affermato il vescovo di Roma — vale anche per noi quel detto tanto bello: “La Chiesa va avanti fra le consolazioni di Dio e le persecuzioni del mondo” (cfr. Sant’Agostino, De Civitate Dei, XVIII, 51, 2). A una Chiesa che non ha difficoltà manca qualcosa. Il diavolo è troppo tranquillo. E se il diavolo è tranquillo, le cose non vanno bene. Sempre la difficoltà, la tentazione, la lotta... La gelosia che distrugge». È lo Spirito Santo che «fa l’armonia della Chiesa, e il cattivo spirito distrugge. Fino a oggi. Fino a oggi. Sempre questa lotta».

«Uno strumento di questa gelosia, di questa invidia sono i poteri temporali» ha proseguito il Papa: «Qui ci dice che “i giudei sobillarono le pie donne della nobiltà” (cfr. Atti degli apostoli 13, 50). Sono andati da queste donne e hanno detto: “Questi sono rivoluzionari, cacciateli via”. Le donne hanno parlato con le altre e li hanno cacciati via: sono state le “pie donne” della nobiltà ed anche i notabili della città (cfr. versetto 50). Vanno dal potere temporale; e il potere temporale può essere buono: le persone possono essere buone ma il potere come tale è sempre pericoloso».

«Il potere del mondo contro il potere di Dio — ha spiegato Francesco — muovono tutto questo; e sempre dietro questo, dietro quel potere, ci sono i soldi». È «questo che succede nella Chiesa primitiva: il lavoro dello Spirito per costruire la Chiesa, per armonizzare la Chiesa, e il lavoro del cattivo spirito per distruggerla, e il ricorso ai poteri temporali per fermare la Chiesa, distruggere la Chiesa, non è che uno sviluppo di quello che accade la mattina della Risurrezione».

Infatti, ha fatto presente il Pontefice, «i soldati, vedendo quel trionfo, sono andati dai sacerdoti, e i sacerdoti hanno “comprato” la verità. E la verità è stata “silenziata” (cfr. Mt 28, 11-15) Dalla prima mattina della Risurrezione, il trionfo di Cristo, c’è questo tradimento, questo “silenziare” la parola di Cristo, “silenziare” il trionfo della Risurrezione con il potere temporale: i capi dei sacerdoti e i soldi».

«Stiamo attenti, stiamo attenti — ha suggerito il Papa — con la predicazione del Vangelo di non cadere mai nel mettere la fiducia nei poteri temporali e nei soldi». Perché «la fiducia dei cristiani è Gesù Cristo e lo Spirito Santo che Lui ha inviato! E proprio lo Spirito Santo è il lievito, è la forza che fa crescere la Chiesa! Sì, la Chiesa va avanti, in pace, con rassegnazione, gioiosa: fra le consolazioni di Dio e le persecuzioni del mondo».

È con la preghiera di sant’Alfonso Maria de’ Liguori che Francesco ha quindi invitato «le persone che non si comunicano» a fare «adesso» la comunione spirituale. Concludendo la celebrazione con l’adorazione e la benedizione eucaristica. Per poi affidare — accompagnato dal canto dell’antifona Regina Caeli — le sue intenzioni alla Madre di Dio, sostando davanti all’immagine mariana della cappella di Casa Santa Marta.

A mezzogiorno la preghiera del vescovo di Roma è stata rilanciata davanti all’altare della Cattedra della basilica Vaticana dal cardinale arciprete Angelo Comastri che ha guidato la recita del Regina Caeli e del rosario.