Nel cuore della Chiesa

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30 maggio 2020

Cinquant’anni fa, il 31 maggio 1970, la Sacra Congregazione per il culto divino per mandato di san Paolo VI promulgava il nuovo Rito della consacrazione delle vergini, rinnovato secondo le disposizioni del concilio Vaticano II. Questa forma di vita si collega all’esperienza originaria della verginità consacrata per il Regno, presente nelle comunità cristiane già dai tempi apostolici. Grazie alla felice intuizione di san Paolo VI, la Chiesa è tornata a permettere alle donne che restano nel proprio ordinario contesto di vita, radicate in una Chiesa particolare, di poter ricevere come ai primi tempi della Chiesa la solenne consacrazione verginale.

Questo importante anniversario coincide con la solennità di Pentecoste: concomitanza provvidenziale che mette in luce la verginità consacrata come dono del Risorto e dello Spirito alla Chiesa e al mondo. La stessa riscoperta dell’antico Ordine delle vergini è un segno dei tempi. In questi cinquanta anni, il Rito della consacrazione delle vergini, «tra i più preziosi tesori della liturgia romana», è stato celebrato in tutto il mondo, con una straordinaria fioritura. Attualmente, secondo una indagine effettuata dalla Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, le vergini consacrate nel mondo sono oltre cinquemila, e molto numerose sono le donne che si stanno preparando a ricevere la consacrazione o interessate a questa forma di vita. L’Ordo virginum è segno della fantasia dello Spirito che continua ad ispirare alle donne di ogni tempo il desiderio di donare la propria vita a Cristo, come spose. Con lungimiranza, fu san Giovanni Paolo II nell’esortazione apostolica Vita consecrata ad utilizzare l’espressiva metafora della rifioritura presentando l’Ordine delle vergini quale motivo di gioia e di speranza per tutta la Chiesa (cfr. n. 7). Rito rinnovato e ordo restituito alla comunità ecclesiale: così ancora san Giovanni Paolo II, il 2 giugno 1995, esprimeva in modo sintetico ed efficace il motivo per ringraziare il Signore nel XXV anniversario della revisione del Rito, alla presenza di numerose consacrate di tutto il mondo riunite per la prima volta a Roma.

Quest’anno, purtroppo, la pandemia ha impedito di ritrovarsi. La Congregazione per la vita consacrata aveva organizzato il quarto incontro internazionale delle vergini consacrate per celebrare la ricorrenza. Oltre 720 vergini consacrate, da 61 diversi Paesi del mondo, dall’Algeria al Costa Rica, dall’Iraq alla Nuova Zelanda, insieme con numerosi loro vescovi, erano attese a Roma dal 28 al 31 maggio per ritrovarsi insieme, riflettere, pregare, ascoltare la parola di Pietro. Nonostante le limitazioni causate dal virus, le vergini consacrate insieme ai loro pastori hanno organizzato nel mondo varie iniziative. Si manifesta così la vivacità dell’Ordo virginum e la tessitura di quei legami di sororità che le vergini consacrate sperimentano e offrono come dono alla Chiesa tutta. Nel giorno di Pentecoste, o in un giorno vicino, si uniranno in una veglia di preghiera comune proposta dalla Sede apostolica. Si ritroveranno nell’unico Spirito per ripetere coralmente l’esclamazione escatologica: Vieni, Signore Gesù.

Nel corso di cinquant’anni la comprensione di questa forma di vita è stata approfondita, a partire dal Rito della consecratio virginum, attraverso il Magistero dei Pontefici e dei vescovi, l’esperienza viva delle vergini consacrate, la configurazione giuridica nel can. 604 del Codice di diritto canonico. L’8 giugno 2018, anche in vista della celebrazione dell’anniversario, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica ha pubblicato l’istruzione dal titolo evocativo di Ecclesiæ sponsæ imago, allo scopo di offrire ai vescovi, alle vergini consacrate, e alle donne interessate a questa peculiare forma di vita «i principi normativi e i criteri orientativi» per la cura pastorale dell’Ordo virginum. Con il Rito, che ha un’indole spiccatamente sponsale, cristologica ed ecclesiale, la Chiesa riconosce la propria immagine nelle vergini consacrate. Nella loro esistenza, infatti, si riflette la natura stessa della Chiesa, animata dalla carità, discepola e missionaria; protesa verso il compimento ultimo della storia e allo stesso tempo partecipe delle gioie, delle speranze, delle tristezze e delle angosce degli uomini e delle donne del proprio tempo; immersa nel mistero della trascendenza divina e incarnata nella storia (cfr. Ecclesiæ sponsæ imago, 20).

Le vergini consacrate sono perciò donne che vivono tensioni feconde. Sono chiamate ad essere caste nella libertà, come dice la solenne preghiera di consacrazione. La verginità scelta per amore le rende donne coraggiose, donne che affrontano con gioia la vita quotidiana. È lo Spirito, infatti, fonte della gioia, maestro interiore, che rende amabile la persona che lo accoglie con docilità. Sono donne radicate in un determinato territorio e contesto sociale, culturale, lavorativo ed ecclesiale al quale appartengono, imparando ad accogliere la situazione in cui si trovano, come luogo in cui vivere il Vangelo è possibile, bello e umanizzante. La consacrazione le colloca nel cuore stesso della propria Chiesa particolare, alla quale dedicano, non solo del tempo, ma l’intera esistenza. Allo stesso tempo sono pellegrine verso il Regno, segno e testimonianza della creazione generata nell’amore e risvegliata dall’amore, immagine della nostalgia del cielo, dell’attesa ardente della sposa del Cantico, che continuamente cerca lo Sposo del suo cuore, e desidera con tutta sé stessa il compimento delle nozze. Partecipi delle vicende dei contemporanei, sono promotrici di un vero sviluppo integrale della società, nell’impegno a vivere con sana sobrietà la propria relazione con il mondo (Laudato si’, 126); solidali con le donne del loro contesto, consapevoli e attive nel cooperare al rinnovamento della società, alla quale non fare mancare il proprio contributo perché il mondo, diventi «una casa ospitale per tutti, aperta ad accogliere la manifestazione del Regno di Dio» (Ecclesiæ sponsæ imago 40). Donne capaci di osare gesti inediti e gratuiti, con cuore e occhi aperti per vedere l’oltre della storia, con sguardo limpido e lungimirante. Le consacrate sono così chiamate ad assumere uno stile relazionale che pone al centro l’ascolto.

di Elena Lucia Bolchi
e Serenella Del Cinque