Per attraversare il deserto

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I social ai tempi del coronavirus nelle iniziative dei sacerdoti

04 aprile 2020

Le limitazioni imposte per limitare la diffusione del coronavirus hanno stravolto la vita di tutti. E anche nella comunità cristiana la comunicazione è cambiata: i social network, i media tradizionali e le nuove tecnologie sono diventati strumenti indispensabili che consentono a molti pastori di stare vicini al popolo di Dio. «Uno degli obiettivi che mi sono dato è quello di custodire il gregge, tenerlo unito, continuando ad alimentare i rapporti umani della comunità», dichiara a «L’Osservatore Romano» don Tiziano Zoli, parroco di Solarolo e direttore dell’ufficio per le Comunicazioni sociali della diocesi romagnola di Faenza-Modigliana. «Infatti, in questo momento la comunità rischia di essere sommersa da tante notizie e dalla routine domestica, che talvolta diventa faticosa». Per questo ogni domenica nella cattedrale di Faenza il vescovo Mario Toso presiede la messa trasmessa in diretta da una televisione locale e su YouTube. Con le stesse modalità va in onda il santo rosario alla beata Vergine delle Grazie.

Come in molte parrocchie italiane, anche don Tiziano celebra una messa online dal santuario della Madonna della Salute, a cui ha affidato la comunità di Solarolo. Sono strumenti che il parroco descrive come «scarponi che ci aiutano ad affrontare il cammino nel deserto». In questo periodo di Quaresima anche «la Chiesa fa grande fatica a causa della mancanza della liturgia, che rischia di trasformarci in pastori senza il gregge». Così dalla diocesi hanno pensato di inviare via telefonino alle famiglie un sussidio per la preghiera, che può anche essere scaricato dalla rete o letto sui social network. A Solarolo il sacerdote ha avviato anche il consiglio pastorale in videoconferenza e ha inventato la “parrocchia antivirus”. «L’ho chiamata così — spiega — perché tutte le mattine invio un messaggio su WhatsApp contenente un versetto della Parola di Dio del giorno, accompagnato da una mia frase di commento. La risposta è stata entusiasta». Con Instagram e Facebook don Tiziano si fa prossimo ai giovani e alle loro famiglie, alimentando uno “scambio tra le generazioni” favorito dalla costrizione di dovere restare a casa per l’emergenza sanitaria. Una delle cose che più gli manca, confida il prete romagnolo, è proprio la confusione che i ragazzi facevano in parrocchia: «Ora c’è silenzio, che è importante perché aiuta a rientrare in noi stessi, però una chiesa senza giovani è faticosa».

Per i più piccoli, invece, c’è chi ha avuto un’idea ingegnosa. Quella di don Alessandro Cossu, sacerdote della chiesa di San Teodoro, patrono della omonima città sarda, che ha realizzato un video per tranquillizzare i bambini. «Molti genitori mi hanno scritto dicendomi che i loro figli avevano paura — racconta — e allora ho pensato di fare una storia divertente per far capire loro che Gesù gli sta vicino». A quel punto ha pensato di riprendersi con il telefonino e, sfruttando gli effetti della fotocamera, ha creato un racconto in cui vestiva i panni di un astronauta che ha viaggiato nello spazio per chiedere al Salvatore di proteggere i bimbi. Più che stampelle che il popolo di Dio usa per fare meno fatica, sostiene Don Tiziano, questi mezzi «permettono di non dovere ricominciare tutto da capo» quando finirà questo brutto momento.

Con l’epidemia dovuta al coronavirus è aumentata soprattutto la frequenza di utilizzo dei canali di comunicazione più moderni ma gli strumenti tradizionali, come la semplice telefonata, restano fondamentali per stare vicino agli anziani e agli ammalati. «Tutti i pomeriggi chiamo cinque anziani», rivela don Tiziano. «Loro sono entusiasti, in modo anche sorprendente per me, perché pur non vedendo nessuno sanno che qualcuno si ricorda di loro».

Anche a Lodi, tra le aree più colpite dal covid-19, don Vincenzo Giavazzi, sacerdote di Santa Maria Ausiliatrice, assicura vicinanza telefonica alle persone di età avanzata. A loro manca il contatto fisico con i familiari e con i ministri straordinari che gli portavano l’eucarestia, ma «sono molto comprensivi» afferma il prete lombardo. «È chiaro che rimane il dispiacere di non potere partecipare alle celebrazioni ma per fortuna gli anziani, che escono poco o sono allettati, sono abituati a ricevere la comunione spirituale, a seguire la messa, a recitare il rosario e l’adorazione eucaristica in televisione o alla radio. Loro sono il nostro esempio di prudenza e di pazienza». Da metà marzo anche don Vincenzo ha iniziato a celebrare in diretta su Facebook: «Un modo per dire il rosario tutti insieme invece che da soli».

Per questo motivo don Alessandro, il parroco sardo, da oltre un anno ha deciso di condividere con i parrocchiani non solo la giornata di preghiera, ma anche molti momenti della sua vita religiosa. Oltre a riflessioni personali, scene di vita e momenti di catechesi, con l’emergenza coronavirus trasmette in streaming la santa messa, la preghiera delle Lodi, l’Angelus, la coroncina della Divina Misericordia e il rosario. Tramite i social network tiene i contatti coi gruppi delle famiglie, dei giovani e con i comitati di preghiera. «Alcuni genitori mi mandano i video dei ragazzi, i disegni dei bambini e le lettere che scrivono alla Madonnina o a Gesù», confida il sacerdote, secondo il quale la pandemia ha cambiato totalmente la comunicazione. «Prima eravamo sempre al cellulare, ma questo aveva l’effetto di dividere le persone perché l’elemento virtuale sovrastava quello sociale. Adesso è diventato un modo per tenersi in contatto, uno strumento di avvicinamento e talvolta una consolazione». Don Alessandro comunica seguendo alcune regole: dare speranza e allontanare la paura. «Ironizzare e sdrammatizzare aiuta le difese immunitarie. In questo momento storico la psiche è molto provata e deve essere aiutata con messaggi di allegria e con consigli su come passare il tempo».

Se da un lato il contatto virtuale è un antidoto alla solitudine, a volte necessaria come in questo tempo di riflessione quaresimale, dall’altro è anche faticoso per quei preti che si ritrovano da soli a testimoniare che il Signore non ha abbandonato la comunità cristiana in questo momento difficile. Come altri, però, anche don Tiziano Zoli avverte un pericolo: una eccessiva mediaticità dei rapporti umani. «Tutto quello che stiamo mettendo in campo in questo momento è funzionale alla situazione. Potrà essere utile anche in futuro, ma resta insostituibile il guardarsi negli occhi e lo scambiarsi un segno di pace». Quando questo brutto momento sarà alle spalle e si celebrerà la prima messa con il popolo di Dio, osserva, «a molti scenderà qualche lacrima». È un’attesa alimentata anche dalle buone notizie come la «riscoperta della bellezza del pregare insieme in famiglia», rimarca don Tiziano. La preghiera è la chiave per affrontare l’emergenza. «È un modo per ritornare a essere quello che siamo: cioè persone capaci di relazioni», sostiene invece don Alessandro. «Perché oltre che aiutare ad avere un supporto divino si può parlare con Dio anche attraverso gli uomini».

di Giordano Contu