Nel santuario della spiritualità di santa Faustina

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20 aprile 2020

I tempi difficili richiedono gesti forti. È con questo spirito che il vescovo di Roma è uscito dal Vaticano per un pellegrinaggio breve nella distanza ma infinito nella partecipazione spirituale del popolo di Dio. E se il Papa non è mai solo, tantomeno lo è stato la mattina del 19 aprile, celebrando la messa nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, santuario della Divina misericordia.

C’è una geografia della fede chiarissima nei passi compiuti da Papa Francesco il giorno della domenica in Albis, che da vent’anni è dedicata appunto alla Divina misericordia: la chiesa dove si è recato è incastonata tra l’ospedale Santo Spirito — proprio alle pendici del colle Gianicolo dove, appena pochi metri più su, si trova il Bambino Gesù con il suo carico di dolore e di speranza — e la curia generalizia della Compagnia di Gesù.

Ed è come se, forte della sua essenziale spiritualità ignaziana, Francesco avesse dato una carezza sui volti di coloro che oggi sono ricoverati negli ospedali — al Santo Spirito e al Bambino Gesù, anzitutto — e anche sui volti di coloro che li stanno assistendo.

Misericordia per il corpo e per l’anima, insieme è, dunque, da sempre l’antica ma sempre viva vocazione di quest’angolo di Roma, all’ombra di San Pietro.

Il gesto del Papa è stato ancor di più rafforzato dall’energia spirituale di santa Faustina Kowalska, nel ricordo dei vent’anni dalla canonizzazione: era il 30 aprile dell’anno del Grande giubileo. E proprio quel giorno Giovanni Paolo II ha istituito appunto, nella prima domenica dopo Pasqua, la festa della Divina misericordia, già radicata nella sua Polonia.

Francesco è arrivato, in auto, al santuario poco dopo le 10.30. Accolto dal suono delle campane, è entrato dall’ingresso laterale della sagrestia, al civico 12 di via dei Penitenzieri. Anzitutto ha visitato la chiesa, sostando in particolare davanti all’immagine di Gesù misericordioso, dipinta secondo le indicazioni di santa Faustina, e agli altari dedicati a san Giovanni Paolo II e alla suora “segretaria della misericordia”, la cui spiritualità Francesco ha già incrociato e abbracciato nel suo pellegrinaggio in Polonia il 30 luglio 2016 — in occasione della Giornata mondiale della gioventù — visitando il convento a Łagiewniki, alla periferia di Cracovia, e pregando davanti alla sua tomba.

La celebrazione della messa è iniziata alle 11, con la processione d’ingresso accompagnata dal brano Cantate al Signore, eseguito da quattro cantori e un organista del coro della diocesi di Roma.

Con il Papa hanno concelebrato l’arcivescovo Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione, e monsignor Jozef Bart, originario di Katowice, dal 1993 rettore di Santo Spirito in Sassia: il 23 aprile 1995 aveva accolto anche Giovanni Paolo II per la celebrazione della messa. Dal 1° gennaio 1994 monsignor Bart dirige anche il centro di spiritualità della Divina misericordia istituito, per volere di Papa Wojtyła, proprio presso la chiesa di Santo Spirito in Sassia.

Le due letture — tratte dagli Atti degli apostoli (2, 42-47) e dalla prima lettera di Pietro (1, 3-9) — e il salmo 117 sono stati letti, in italiano, da una religiosa della congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia (la stessa di santa Faustina), da un volontario che presta servizio nel santuario e da un rappresentante del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione (che ha poi letto anche le intenzioni della preghiera dei fedeli). Il passo del Vangelo di Giovanni (20, 19-31) — preceduto dal canto, in latino, della Sequenza pasquale — è stato proclamato dall’arcivescovo Fisichella.

Dopo l’omelia di Papa Francesco, all’offertorio è stato eseguito il canto Jezu ufam tobie -Gesù confido in te, tratto dall’oratorio sulla Divina misericordia.

Alla preghiera dei fedeli, le intenzioni sono state per la Chiesa, affinché «diventi strumento concreto di misericordia per le tante persone stremate dalla presente pandemia»; per i politici e i governanti, perché «orientino le loro scelte secondo lo spirito di solidarietà e di aiuto reciproco, senza egoismi o chiusure sociali» (intenzione questa rilanciata anche il giorno seguente a Santa Marta); per i sacerdoti, affinché «amministrino sempre con cuore misericordioso il sacramento della riconciliazione e, in questo periodo di forzata solitudine, possano offrire con ogni mezzo il perdono e la consolazione»; perché «non manchino le forze a tutti gli operatori sanitari che quotidianamente e con tanta generosità assistono i malati affetti dal coronavirus»; per i volontari, affinché «spinti dall’amore verso il prossimo, servano con disinteresse gli anziani, gli emarginati, i disoccupati, e tutte le persone sole e in difficoltà a causa della crisi economica provocata dalla pandemia»; e, infine, per i moribondi affinché «trovino rifugio nella misericordia del Padre e i loro cari siano consolati dalla certezza della fede nel Signore Risorto» e «perché tutti i battezzati non si lascino intimorire dai disagi e dalle sofferenze di queste settimane, ma sappiano donare con generosità il conforto spirituale e il sostegno materiale a quanti sono nella precarietà».

Al termine della messa il Papa ha guidato la recita del Regina caeli e ha impartito la benedizione finale. Uscito dalla chiesa, prima di far rientro in auto in Vaticano, Francesco ha voluto salutare gli operatori dei media che lo aspettavano lungo via dei Penitenzieri, augurando loro buon lavoro.