L’Onu chiede pace e unità contro il coronavirus

Skyline di Manhattan, New York (Reusters)

Nei paesi in conflitto potrebbero ammalarsi milioni di persone

04 aprile 2020

«Il peggio deve ancora venire nei paesi in conflitto. C’è una possibilità per la pace, ma siamo lontani, e la necessità è urgente». Con queste parole ieri il segretario generale dell’Onu, António Guterres, ha lanciato un appello alla comunità internazionale per aiutare i popoli in guerra a gestire l’emergenza del coronavirus. «Dobbiamo fare tutto il possibile per trovare pace e unità, disperatamente necessarie per combattere covid-19» ha precisato Guterres. L’Onu teme infatti che, soprattutto in Medio oriente e Africa, nei paesi in guerra il virus possa fare molte più vittime che in Occidente. A causa dei combattimenti, infatti, i sistemi sanitari sono praticamente in ginocchio e non possono far fronte alla pandemia. Il rischio è quello di milioni di vittime.

«Dieci giorni fa ho lanciato un appello per un immediato cessate il fuoco in tutto il mondo, radicato nel fatto che oggi dovrebbe esserci una sola battaglia: quella condivisa contro il coronavirus» ha detto Guterres, spiegando che «un numero considerevole di parti in guerra ha accolto l’appello in Camerun, Centrafrica, Colombia, Libia, Birmania, Filippine, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen». Guterres ha però ammesso che «c’è un’enorme distanza tra le dichiarazioni e le azioni, ci sono enormi difficoltà nell’attuazione poiché i conflitti si sono aggravati per anni e la sfiducia è profonda».

Intanto, il bilancio della pandemia, diffuso ieri dalla John Hopkins University, parla di quasi 59.000 morti nel mondo a causa del coronavirus. Sono più di 1.100.000 le persone che hanno contratto la malattia. Per la Johns Hopkins University, l’Italia resta il primo Paese al mondo per il triste bilancio di 14.681 vittime.

Ieri l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha lanciato un nuovo allarme: un crescente numero di persone giovani o comunque sotto i 60 anni si sta ammalando gravemente o sta morendo a causa del coronavirus. Lo ha confermato Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico del programma per le emergenze dell’Oms, secondo quanto riportano i media internazionali. «Stiamo vedendo un maggior numero di persone più giovani gravemente malate» ha affermato l’esperta. «Ma gran parte delle persone affette gravemente da questa malattia e ricoverate sono più anziane e sono persone con malattie pregresse» ha aggiunto.