Fratelli di Cielo

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Raccolta di poesie e di testimonianze di fede nel libro di don Raffaele Aprile

22 aprile 2020

«Fratelli di Cielo». Cielo non nel senso cosmologico ma nel senso teologico. Il Cielo rappresenta il mistero di Dio. Fratelli perché nati dallo stesso grembo del mistero, dal grembo di un mistero di amore. Un mistero di amore infinito. Un mistero di amore eterno.

Con questi Fratelli di Cielo - in versi si raccontano in cammino con Maria (Enna, Bonfirraro Editore, 2019, pagine 286, euro 16,90) don Raffaele Aprile, sacerdote del santuario della Madonna delle lacrime di Siracusa, intesse un dialogo poetico e forma un libro di poesia corale. Non è soltanto lui che esprime intuizioni poetiche e illuminazioni spirituali, ma è lui insieme ad altri poeti e ad altri uomini e donne di vita spirituale che compongono questa armonia di pensieri. E di armonia si tratta, non soltanto di melodia. È come un canto polifonico. Viene da pensare al grande teologo Hans Urs von Balthasar, il quale diceva: «La verità è sinfonica». E noi constatiamo che la verità più alta è la poesia, la poesia è veritatis splendor, splendore della verità. La poesia corale acquista una maggiore forza di penetrazione nel cuore di chi ascolta.

Affinché si realizzi un’armonia è necessario che le varie note siano consonanti, non dissonanti. E in realtà ogni poesia e ogni riflessione spirituale in questo libro costituiscono un insieme armonioso. Ogni autore presentato in questo libro ha la sua peculiarità, ha la sua storia spirituale, ha la sua specifica sensibilità, ma in questa diversità di voci c’è un filo conduttore, un’unica visione di fede, un unico desiderio di comunicare il profondo messaggio spirituale che è la connotazione di tutti.

«Fratelli di Cielo»: è un’espressione che denota una comune aspirazione al Cielo. San Paolo ci dice: «Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio, rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Colossesi, 3, 1).

La vita sulla terra serve per costruire un tesoro in Cielo. Padre Raffaele lo dice in maniera convinta, nella sua poesia, con queste parole: «Facciamo la tua volontà, Signore… E così, giorno dopo giorno, costruisco / il mio tesoro in Cielo» (pagina 102).

Egli esprime alcuni versi struggenti che raccontano il suo anelito al Cielo. Così è detto: «Fuoco che brucia l’anima, passione e dono totale / a Te e ai fratelli. / Vita che vibra in fondo alle mie viscere, Cielo che racconta l’infinito di Dio» (pagina 103).

Nessuno pensi che don Raffaele esprima una religiosità di evasione, una spiritualità disincarnata, una visione religiosa che concentrando l’attenzione al Cielo, dimentichi la terra, dimentichi la serietà dell’impegno di amore verso i fratelli. Anzi egli in maniera chiarissima parla dell’esigenza dell’amore evangelico sulla terra. Così afferma: «La porta del Cielo è ogni tuo fratello». Non si può dimenticare la terra pensando al Cielo. Proprio se vogliamo anelare al Cielo, dobbiamo passare per la porta che ci conduce al Cielo, e la porta è l’amore del fratello, soprattutto del fratello più bisognoso e più sofferente.

L’esperienza ci insegna che proprio coloro i quali, anziché volgere lo sguardo verso il Cielo, hanno avuto lo sguardo chino verso i propri interessi, hanno violentato la terra creando il drammatico sconvolgimento ecologico e la devastazione della terra. Chi non ha saputo guardare il Cielo, ha devastato la terra.

Noi cristiani, quindi, abbiamo il dovere della duplice fedeltà: fedeltà al Cielo e fedeltà alla terra, fedeltà al Vangelo e fedeltà alla storia, fedeltà alla meta e fedeltà alla strada. Il Cielo è la meta, ma per arrivarci dobbiamo percorrere la strada che ci conduce al Cielo.

Qual è il senso di tutte le poesie, di tutte le riflessioni, di tutte le testimonianze che don Raffaele ha raccolto e che ha incastonato in questo libro? Le spiega lui stesso quando scrive: «Ci sono riflessi di Cielo nelle storie, / nelle vicende e nei volti degli altri, / e questo dovrebbe aprire all’incontro con l’altro, / a fare esperienza della loro vita» (pagina 26). Vi sono riflessi di Cielo che il nostro poeta sa cogliere nella vita degli altri. Vi sono riflessi di Cielo nelle storie di tante persone. Scoprire questi riflessi di Cielo, lasciarsi illuminare, condividerne la gioia, cantare la bellezza del Cielo che tocca la terra, questa è la missione del sacerdote, questo è il ministero del nostro poeta. Anche nelle persone più terrestri si intravvede il Cielo. Anche nelle pozzanghere della strada si riflette il Cielo.

Il ministero del sacerdote comporta l’impegno di far prendere coscienza ai cristiani della realtà sublime che dice l’apostolo Paolo: «Voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù» (Efesini, 2, 19-20). Tutti siamo invitati a scoprire, guardando il Cielo, una comune cittadinanza e una comune fraternità.

C’è un passaggio importante nel libro di don Raffaele: è quello che descrive il momento della prova. Anche Gesù è stato tentato nel deserto. Il nostro poeta ha attraversato il buio della tentazione, si è trovato di fronte alle suggestioni di satana. Anzitutto sono state suggestioni demoniache del pensiero. Con una espressione molto eloquente il nostro autore dice che «satana sa essere teologo» (pagina 86).

La connotazione importante dell’uomo è quella di avere la facoltà di pensare, e in modo particolare di pensare Dio, per intessere con Lui un rapporto di amore. Satana sa chi è Dio, in questo senso è un teologo, cioè riflette su Dio, ma lo presenta all’uomo in maniera distorta, come fece con Adamo ed Eva, a cui presentò un Dio geloso della sua grandezza e invidioso della realizzazione dell’uomo. Gesù dice di satana che è “padre della menzogna”. Satana sa ragionare su Dio, sa essere teologo, ma presenta una teologia perversa che tende ad allontanare l’uomo da Dio.

Don Raffaele ha sperimentato la dura «lotta contro il male, si sente mancare le forze» (pagina 89), ma riesce a superare la prova, forte dell’aiuto del Signore, ripetendo più volte «Gesù, Gesù», e «recitando un’Ave Maria» (pagina 87). Nell’oscurità e nella solitudine, nella sensazione di avere smarrito il Signore, egli grida: «Dio, dove sei? / Perché non ti trovo?» (pagina 91). Ma poi scopre che Dio è vicino, lo aspetta «seduto alla tavola / imbandita nel suo cuore» (pagina 91).

Tutto questo fa capire a noi che raggiungere il cielo ha un costo. Non esiste un cielo a buon mercato. È necessario affrontare la prova per guadagnare la meta. Gesù dice di se stesso ai due discepoli di Emmaus: «Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?» (Luca, 24, 26).

Nella dimensione del cielo di cui è pervaso questo libro, molto intenso è il pensiero sulla Madonna delle lacrime. Dice don Raffaele: «Le lacrime della Madonna esprimono luce — ci indicano che dobbiamo guardare in alto … aprono un varco nel Cielo … per volare all’infinito di Dio» (pagina 63).

Padre Raffaele canta con gioia la sua vocazione “mariana”: egli è impegnato in una missione che svolge sotto lo sguardo di Maria e delle sue lacrime. Testimonia a noi che non si può essere cristiani senza essere “mariani”. In Maria egli trova la luce perché Lei è donna di luce, trova il varco verso il Cielo perché Lei è donna di Cielo. In Maria trova la leva per costruire un nuovo mondo secondo il progetto di Dio. In Maria trova la chiave per entrare nel Cielo pur rimanendo sulla terra. Così egli si esprime: con il “sì” di Maria «iniziano i cieli nuovi e la terra nuova» (pagina 27). È dal sì di Maria che è dipesa la salvezza dell’uomo operata da Cristo. Ella ci insegna a dire di sì al Signore, ad accogliere con gioia e a realizzare con fervore il sublime progetto di amore che il Signore sogna per ognuno di noi.

di Giuseppe Greco