Contro il virus dell’egoismo

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Messa del Pontefice a Santo Spirito in Sassia per la festa della Divina Misericordia istituita da Giovanni Paolo II

20 aprile 2020

A Santa Marta il richiamo ai politici perché cerchino il bene comune e non del proprio partito


«Mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia», c’è «il rischio che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente». E dal “pericolo” di «dimenticare chi è rimasto indietro» ha messo in guardia il 19 aprile Papa Francesco, celebrando la messa per la festa della Divina misericordia nella chiesa di Santo Spirito in Sassia, a due passi da San Pietro.

Nella mattina della seconda domenica di Pasqua, che per iniziativa di san Giovanni Paolo II è dedicata al cuore misericordioso di Gesù, Papa Bergoglio si è recato nel luogo divenuto a Roma il santuario di questa spiritualità diffusa da santa Faustina Kowalska.

All’omelia, prendendo spunto dalla situazione di crisi vissuta dall’umanità a causa del covid-19, Francesco ha denunciato la trasmissione anche di un altro tipo di contagio, che fa ammalare l’anima più del corpo e crea seri danni sociali. Prende forma — ha spiegato — «dall’idea che la vita migliora se va meglio a me, che tutto andrà bene se andrà bene per me»; e può portare persino «a selezionare le persone, a scartare i poveri, a immolare chi sta indietro sull’altare del progresso». Eppure, ribaltando la prospettiva in un’ottica cristiana, Francesco ha fatto notare come in «questa pandemia non ci» siano «differenze e confini tra chi soffre. Siamo tutti fragili, tutti uguali, tutti preziosi» ha chiarito, esortando a sfruttare «quel che sta accadendo» per una scossa interiore che si traduca in gesti concreti: «è tempo — ha ammonito — di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità». E nel proporlo, il Papa ha anche indicato un modello, un esempio da poter seguire: «Impariamo — ha suggerito — dalla comunità cristiana delle origini, descritta nel libro degli Atti degli apostoli. Aveva ricevuto misericordia e viveva con misericordia». In particolare Tommaso, il discepolo incredulo, quello «che era arrivato in ritardo»; perché «la misericordia non abbandona chi rimane indietro». Ecco allora che la devozione al cuore misericordioso di Gesù mantiene intatta la sua attualità in questi giorni difficili: anche «noi» — ha detto il Papa — «come Tommaso, con i nostri timori e i nostri dubbi, ci siamo ritrovati fragili». Perciò «abbiamo bisogno del Signore, che vede in noi, al di là delle nostre fragilità, una bellezza insopprimibile». E guardando all’«amore disarmato e disarmante di Gesù», ha raccomandato Francesco, «usiamo misericordia a chi è più debole: solo così ricostruiremo un mondo nuovo».

E in proposito lunedì 20, riprendendo le celebrazioni del mattino a Casa Santa Marta, il Papa ha offerto la messa «per gli uomini e le donne che hanno vocazione politica», pregando «per i partiti politici nei diversi Paesi, perché in questo momento di pandemia cerchino insieme il bene del Paese» e non quello dei partiti di appartenenza.

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