Lettere dal direttore

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg

23 dicembre 2019

«Alla nascita d’un bimbo / il mondo non è mai pronto». I versi della poetessa polacca Szymborska nella loro semplicità e verità ci ricordano il miracolo della vita, che nel Natale trova la sua più potente espressione. Alla vita noi uomini non siamo preparati. I cristiani forse lo sono? In quanto uomini sembra di no, forse per questo nel Vangelo Gesù insiste con quell’esortazione «estote parati, siate pronti!», come a dire che il cristiano ha una mappa, uno schema (che è la vita stessa di Gesù, il suo “stile di vita”) a cui rivolgersi per prepararsi alla vita. Non alla morte ma alla vita. Cioè alla gioia. Nel raccontare la propria autobiografia lo scrittore inglese C.S.Lewis l’ha riassunta nel titolo Sorpreso dalla gioia, sottolineando come l’incontro con Cristo lo ha reso, paradossalmente, pronto ad essere sorpreso. Ecco perché il Natale, che avviene ogni giorno, è la festa dello stupore e il dettaglio più significativo della scena di Betlemme è lo sguardo stupito dei pastori e dei magi, dei semplici e dei sapienti. Tutti noi siamo davanti a quella grotta e, se siamo umani, ci meravigliamo. E quindi ci affidiamo. È quello che fanno Maria e Giuseppe di fronte all’irruzione del divino nella loro vita. Lo ha detto ieri il Papa all’Angelus parlando di Giuseppe che «si fida totalmente di Dio, obbedisce alle parole dell’Angelo e prende con sé Maria. Proprio questa fiducia incrollabile in Dio gli ha permesso di accettare una situazione umanamente difficile e, in un certo senso, incomprensibile [...] Si tratta di recuperare la logica sorprendente di Dio che, lontano da piccoli o grandi calcoli, è fatta di apertura verso orizzonti nuovi».

Forse il problema oggi è che l’uomo moderno, per una sorta di strana timidezza, si sente imbarazzato a non farsi trovare pronto, anche di fronte a un fatto semplice e quotidiano come la nascita di un bimbo, e ha preferito vederci chiaro e prendere il controllo, anche della vita, spegnendo così lo stupore. La tecnologia ci espone al rischio del potere, del controllo, del volere vedere tutto e quindi possederlo. Ma un bambino è proprio la resistenza a questa tentazione.

La salvezza è allora, paradossalmente, nell’ombra, si trova in una grotta, evitando quella troppa luce che impedisce la visione, secondo la drammatica intuizione racchiusa in Cieco Natale del poeta-sacerdote Ronald Thomas:

Natale; i temi sono esauriti.
E tuttavia c’è sempre spazio
nel cuore perché un altro
fiocco di neve riveli uno schema.

L’amore bussa con dita così gelate.
Guardo fuori. Nell’ombra
di un Dio così vasto io tremo, incapace
a causa del bianco di scoprire il bambino.

A. M.