DONNE CHIESA MONDO

Pietà popolare: una scrittrice racconta una santa di Napoli

Invocare la grazia
della maternità

 Invocare la grazia della maternità  DCM-004
06 aprile 2024

Su via Toledo, l’arteria viaria più importante e antica di Napoli, il flusso umano non si arresta mai: se ne parla solo dopo le tre del mattino. Un’amica, che abita proprio all’imbocco di uno dei tanti vicoli che dai Quartieri Spagnoli, popolarissimo rione, sbocca su via Toledo, si lamenta: «Non riesco nemmeno a uscire dal portone che già sto perdendo tempo». Perché a camminare su via Toledo, per quanto si vada veloci e con una meta ben precisa, si finisce con l’essere rallentati o deviati in una piccola zona di riflusso, convogliati in una rapida che trascina in senso opposto a quello scelto, espulsi in una piazza o in un portone, sbattuti dentro un negozio.

Così, potrebbe capitarvi di svoltare, per ripararvi dalla ressa, in un vicolo dei Quartieri Spagnoli, vico Tre Re, e scoprire al numero tredici la casa santuario di Santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, prima donna canonizzata a Napoli e compatrona della città. Tre stanze, quelle di una comune abitazione in un palazzo ristrutturato nell’Ottocento, con tanto di mobilio d’epoca, una cappellina e, soprattutto, un serio e affezionato stuolo di ferventi fedeli, tutte donne, perché vuole il culto che Maria Francesca faccia miracoli legati alla sterilità e al parto. Le fedeli che visitano la casa e vogliono la grazia si seggono sulla sua sedia, che diventa così una specie di sedia gestatoria, sperando di restare gravide.

Maria Francesca, nata nel 1715, all’anagrafe Anna Maria Rosa Nicoletta Gallo, figlia di una coppia di merciai, si era consacrata a sedici anni al Terz’Ordine Francescano, restando semianalfabeta tutta la vita ma manifestando incessanti doti di profezia, visione ed estasi. Divenne, in breve, un riferimento per uomini di cultura e principi della chiesa e la sua vocazione fece proseliti ininterrottamente fino al sei ottobre 1791, quando morì.

Ricordata come santa vergine delle stimmate, trascorse trentotto anni nella casa occupandosi di opere di carità e operando numerosi miracoli: non un caso questa sua presenza proprio nei Quartieri Spagnoli che, mentre la futura santa era ancora una bambina, erano stati sfollati ma che, dal 1501 al 1701 sotto la dominazione castigliana, erano luogo malfamatissimo di acquartieramento delle truppe e sito di prostituzione.

La santarella, come veniva chiamata fin da piccola, camminava fra questi vicoli, assai simili a come li vediamo oggi. La sedia su cui oggi seggono donne in disperata attesa di figli è la sedia dove passava la giornata afflitta dai bruciori delle stimmate e da molte malattie. Lì seduta aveva predetto la santità a Francesco Saverio Bianchi, altro santo cui Napoli era, un tempo, molto devota. Ai suoi funerali ci fu ressa: tutti volevano una reliquia della Santa e ci fu bisogno della forza pubblica per arrestare i disordini.

Attendono ancor oggi alle cure del minuscolo santuario le Figlie di Santa Maria Francesca, congregazione nata nel 1884 ad opera di Brigida Cuocolo, su richiesta del cardinale Guglielmo Sanfelice, dopo una storia travagliata relativa all’uso delle tre stanze. Ancor oggi nei Quartieri Spagnoli le Figlie della Santa sono «le nostre suore»: le eredi di Maria Francesca si occupano dei ragazzi e dei giovani in asili, scuole e laboratori. La festa, che si tiene ogni anno nel giorno della sua scomparsa, resta un vero e proprio evento per la gente del rione. Fra i miracoli postumi, una lapide sul muro del santuario ricorda i centocinque bombardamenti effettuati sulla città durante la Seconda Guerra Mondiale cui i Quartieri Spagnoli scamparono, sempre e senza eccezione, grazie alla santa.

La preghiera delle donne a una donna è però l’aspetto più rilevante di questa fede popolarissima, viva nonostante l’evidente cambio di tempi e cultura. Una donna che faccia da intermediaria con Maria, una donna che può capire i problemi delle donne, che siano figlie, madri o, come si diceva un tempo, bizzoche.

«Occhi bassi e cuor contrito la bizzoca vuol marito», così recita un antico proverbio.

C’erano, infatti, una volta le suore di casa, signorine di piccola educazione e senza sostanze ma con ottimi padri spirituali, destinate a svolgere il ruolo dei laici cristiani, impegnatissime nella beneficenza e così forti nella loro vocazione da diventare, con il tempo, vere e proprie religiose riconosciute dalla chiesa, abilitate a esercitare il monachesimo nella loro stessa abitazione. Le bizzoche.

Se nel linguaggio popolare italiano il termine bizzoca è dispregiativo, ad indicare una limitata visione del mondo, occorre ricordare che dal concilio di Trento in poi, sono proprio le cosiddette bizzoche a interpretare l’anima attiva del cattolicesimo e della beneficenza, specie nel sud Italia. Signorine che capitava ancora, fino a qualche anno fa, di incontrare, ormai anzianissime, saputissime di latino, cioè di formule imparate in anni di messa non italiana, rigorosissime nel seguire il rito. Ma, soprattutto, donne che in tempi di assenza di libere scelte femminili compivano, a modo loro, una scelta indipendente: fuori dal soldo, fuori dal matrimonio, a volte costrette dalla condizione sociale, altre in rivolta contro la famiglia e le convenzioni, portavano la propria vita fuori del controllo del patriarcato ufficiale.

Anche santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe fa parte di quest’armata, che a Napoli include donne di studio e mistiche eccellenti, come Anastasia Ilario, terziaria domenicana, la santarella del panoramico quartiere Posillipo affacciato sul mare, Maria Angela Crocifissa (Maria Giuda) del proletario quartiere Mercato, antico luogo di esecuzioni capitali e commerci, Prudenza Pisa, detta Tenza, poi suor Serafina di Dio, mistica caprese. E fa parte del novero anche Maria Landi, nata a Napoli il 21 gennaio 1861, terziaria alcantarina.

Maria Landi aveva ventisei anni nel 1887 quando per speciale concessione del cardinale Sanfelice, pur continuando a vivere nella sua casa, emise i voti solenni di povertà, castità, obbedienza e decise di considerarsi di diritto e di fatto suora assumendo il nome di Maria di Gesù.

E doveva essere una donna attiva e intelligente, nonostante la povertà dei suoi studi, se Maria fu scelta a questo compito non solo per i meriti spirituali ma per le capacità organizzative dimostrate nelle opere di carità. Alle sue capacità si deve la Basilica Incoronata Madre del Buon Consiglio, eretta in quarant’anni (1920-60), sotto la Reggia di Capodimonte, riferimento visivo e spaziale da ogni luogo della città che guardi verso le colline. A lei si deve l’interruzione di un’epidemia e di un’eruzione del Vesuvio: nel 1884 commissionò al pittore Raffaello Spanò una nuova immagine della Madonna, ma Spanò era afflitto da cataratta e a stento distingueva le persone. Il cardinale Sanfelice, con splendida intuizione, levò dall’impiccio il pittore e la committente sostenendo che la Madonna si sarebbe finita da sé. Ad ogni modo, non appena il quadro finito fu esposto, il miracolo avvenne: casa Landi era in Largo San Carlo all’Arena, in città c’era il colera e come la Madonna apparve l’epidemia si interruppe.

Si può immaginare l’effetto popolare di un evento simile. Nel 1906 i Landi si erano trasferiti in una casa più grande in Via Duomo, 36 e qui avevano dedicato alla Madonna «un piccolo ma sontuoso oratorio splendido di stucchi rivestiti di oro fino». Era quello l’anno di una celebre e devastante eruzione del Vesuvio e il giorno del venerdì santo suor Landi espone al balcone la Madonna mentre in città crollano tetti ed edifici sotto il peso della cenere: un raggio di sole taglia la cortina grigia e l’Osservatorio vesuviano annuncia che l’eruzione inizia a decrescere.

Inutile dire che a via Duomo si fece la folla: nobildonne, postulanti, passanti e devoti di ogni genere che chiedevano favori e inviavano preghiere. Pio X concesse il privilegio dell’incoronazione del quadro alla Madonna il 29 marzo 1911 e la cerimonia creò in città una coda di pellegrini continua per otto giorni: pellegrinaggi e festeggiamenti non si estinsero per anni, specie durante la prima guerra mondiale.

Insomma, con le sante Napoli ha una sua speciale devozione, arcaica e solida: la bizantina Patrizia, del resto, è la prima e scioglie il suo sangue da ben prima di san Gennaro.

di Antonella Cilento
Scrittrice e docente di scrittura creativa, direttrice di Lalineascritta Laboratori di Scrittura

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