· Città del Vaticano ·

Intervista dei media vaticani al cardinale Parolin

L’accordo
Santa Sede - Vietnam
non è solo un traguardo
ma un nuovo inizio

 L’accordo Santa Sede - Vietnam  non è solo un traguardo  ma un nuovo inizio  QUO-173
28 luglio 2023

Il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin commenta con i media vaticani l’Accordo raggiunto ieri, venerdì 27 luglio, tra Santa Sede e Vietnam sullo statuto del Rappresentante Pontificio Residente: il futuro — afferma il porporato — ci chiama a un cammino da continuare a percorrere insieme nel segno del reciproco rispetto e della reciproca fiducia.

Nei diversi comunicati stampa che hanno preceduto il traguardo odierno, si è sempre accennato ad un lungo cammino segnato da rispetto e confronto sincero. Come descriverebbe Vostra Eminenza tale percorso?

Penso che gli elementi essenziali di tale cammino possano tradursi in due espressioni: una utilizzata da Papa Giovanni xxiii : «conoscersi per potersi stimare» e l’altra offertaci da Papa Francesco: «avviare processi e non occupare spazi».

L’apertura dei rapporti con le Autorità vietnamite risale al 1989, quando il cardinale Roger Etchegaray, allora presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, poté compiere una visita ufficiale in Vietnam. Infatti, il pensiero di Giovanni Paolo ii era quello di aprire sentieri di dialogo attraverso i temi della giustizia e della pace, caratteristici dell’insegnamento e della testimonianza quotidiana della Chiesa. Si avviò così la prassi della visita annuale di una delegazione della Santa Sede, dedicata in parte ai contatti con il Governo e in parte all’incontro con le comunità diocesane. Nel 1996 iniziarono i colloqui per definire un modus operandi relativo alla nomina dei Vescovi. Ho un bellissimo ricordo di quelle visite, quando toccò a me farle in qualità di Sottosegretario per i Rapporti con gli Stati. Nel dicembre 2009 venne in Vaticano il Presidente vietnamita Nguyên Minh Triêt per incontrare Benedetto xvi. Si è quindi formato un Gruppo di Lavoro congiunto Vietnam - Santa Sede, che ha aperto la strada alla nomina di un Rappresentante Pontificio non residente con base in Singapore nella persona di S.E. Mons. Leopoldo Girelli, il 13 gennaio 2011.

Quali sono state le costanti che hanno guidato il processo di redazione dell’Accordo e gli incontri del Gruppo di Lavoro congiunto?

Ritengo fondamentale sottolineare che alla base di tali incontri di studio e lavoro c’è sempre stato un mutuo rispetto e la volontà di andare avanti, senza nascondere le proprie posizioni, ma confrontandosi con sincerità su di esse e sulle loro motivazioni. Va rilevato che la Conferenza Episcopale è sempre stata coinvolta in tale processo ed ha offerto le proprie riflessioni e valutazioni. Si è poi proceduto per gradi, non cercando subito il risultato finale, ma favorendo una graduale armonizzazione del principio della libertà religiosa con le leggi e le consuetudini locali; ciò ha prodotto, nel corso del tempo, una maggiore comprensione reciproca e una convergenza nelle scelte sul testo prese di volta in volta e intese ad assicurare al Rappresentante Pontificio Residente le condizioni per esercitare il suo ministero di legazione presso la Chiesa locale e le Autorità vietnamite, nonché intrattenere relazioni con le Rappresentanze diplomatiche presenti in Vietnam. Inoltre, non si è mai dimenticato di sottolineare l’importanza di vivere il Vangelo per essere buoni cittadini e buoni cattolici: è un principio che guida la Dottrina Sociale della Chiesa ancor prima che fosse formulata nel xix secolo e che già nel ii secolo dopo Cristo indicava come i cristiani, nella loro forma di vivere, manifestano di essere nello stesso tempo cittadini del cielo e della terra. Infine, nel dialogo è sempre stata presente la vita della Chiesa locale e il rispetto della libertà di credo e di religione, per cui si è cercato di favorire un ambiente proficuo alle attività e allo sviluppo della Comunità cattolica. Tale atteggiamento, da parte vietnamita, si è notato nel processo di nomina dei Vescovi, per il quale, durante questi anni, non sono sorte particolari difficoltà.

Eminenza, cosa può dirci riguardo al testo dell’Accordo? Cosa significa Rappresentante Pontificio Residente, in quanto tale figura non pare rientri nelle consuete categorie.

Grazie per questa domanda, perché mi permette di rilevare come il tempo speso a studiare e a confrontarsi ha permesso di trovare una soluzione condivisa, che potremmo definire una «res nova in iure». Infatti, il Rappresentante Pontificio Residente è chiamato a favorire la comunione tra la Santa Sede e la Chiesa locale e coadiuvare e sostenere quest’ultima in tutte le sue componenti, partecipando alle sue celebrazioni ed alle sue iniziative. Per quanto riguarda gli aspetti che potremmo definire civili, il Rappresentante Pontificio Residente, come avviene per i Nunzi, ha il compito di rafforzare le relazioni amichevoli tra Santa Sede e Governo del Vietnam e potrà partecipare agli incontri ordinari del Corpo diplomatico e ai ricevimenti, nonché avere incontri personali con i Diplomatici, sempre nel rispetto della legge del Paese e nello spirito della fiducia reciproca e delle buone relazioni bilaterali fino ad oggi intercorse. Il tutto, così come affermato nel Comunicato stampa congiunto, finalizzato al fatto che il Rappresentante Pontificio Residente possa essere un «ponte» per migliorare ulteriormente le relazioni tra Vietnam e Santa Sede.

Come vede il futuro delle relazioni tra Vietnam e Santa Sede?

C’è un aspetto che mi ha sempre colpito positivamente nel popolo vietnamita, forse perché è qualcosa che ho respirato sin da bambino nella mia terra d’origine: l’umile laboriosità. Nei miei contatti ho potuto sperimentare una profonda attitudine al lavoro, non solo manuale, ma intesa come impegno in tutto ciò che si fa. Tale caratteristica potrebbe generare presunzione; invece i vietnamiti mantengono sempre un atteggiamento umile e rispettoso, anche se fiero, capace di adattarsi ad ogni situazione, come fa la pianta del bambù, che si piega ma non si spezza. Perché questa introduzione? Perché ritengo che il futuro ci chiama a un cammino da continuare a percorrere insieme, senza la pretesa o la fretta di raggiungere qualche altra meta, ma con la disponibilità di chi vuole confrontarsi per trovare il meglio. L’Accordo non rappresenta solo un traguardo, bensì un nuovo inizio, nel segno del reciproco rispetto e della reciproca fiducia.