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I dialoghi secondo Giancarlo Petrella

Quelli che parlano con i libri

 Quelli che parlano con i libri  QUO-110
14 maggio 2022

Ci sono persone che non leggono un libro se non hanno una matita in mano. Devono poter interloquire con il testo in maniera fisica, sottolineare, correggere, annotare, evidenziare, glossare. Lo fanno a matita perché pensano che in questo modo la loro intromissione sia meno grave: basterebbe lavorare di gomma per cancellare ogni traccia e riportare le pagine alla loro condizione originale.

Per questi lettori dalla notazione compulsiva Scrivere sui Libri, breve guida al libro a stampa postillato di Giancarlo Petrella (Roma, Salerno Editrice, 2022, pagine 292, euro 27) è un incontro felice. Il libro di Petrella apre a una storia e a un universo, quelli della tradizione di collaborazione tra scrittore, editore e lettore nella realizzazione di un testo unico e condiviso, fin dal momento della progettazione, che immagina appositi spazi, margini e risguardi, perché tale collaborazione si realizzi.

Il 4 giugno 1537 il Senato di Venezia emanò un decreto per proibire agli stampatori che lavoravano nel territorio controllato dalla Serenissima di utilizzare carte così scadenti da rendere difficoltose le aggiunte, carte che «non ritengono l’inchiostro de chi vuol notar et scriver alcuna cosa in essi, come necessariamente si fa in ciascheduno». Insomma, gli spazi che rimangono bianchi nelle pagine dei libri sono fatti apposta perché ogni lettore personalizzi il volume che ha acquistato, così da farne un’opera unica, il suo incontro personale con l’autore attraverso la mediazione dell’editore.

La moda del libro intonso, come uscito dalla stamperia, è di molto successiva all’invenzione dei caratteri mobili, avverte Petrella. È dal tardo Seicento, dal pieno Settecento che si fa ricorso all’acqua forte e ad altri acidi per cancellare dalle pagine dei libri a stampa ogni traccia di notazione personale o commento e renderle immacolate, più bianche di quanto non siano mai state. Le eccezioni erano rare e venivano concesse solo agli interventi di personalità prestigiose, per i quali si riservava un occhio di riguardo, considerandoli un pregio e non un difetto dei tomi, che avrebbe rischiato di ridurne il valore antiquario. Infatti si va sempre a finire lì, al prezzo di mercato, anche quando si comincia parlando di cultura.

Il ripensamento è tardivo, veniamo a sapere. Si afferma negli anni Novanta del secolo scorso, in ritardo sulla parallela riconsiderazione degli interventi di ripristino in pittura e in architettura. Il dibattito relativo alla modalità, e alla liceità, del restauro inizialmente ha riguardato solo in modo marginale il libro, ma poi lo ha raggiunto, producendo attenzioni e ricerche nuove.

Le postillature, come vengono definiti gli interventi di qualsiasi genere effettuati sui libri, permettono di effettuare ricerche storiche di ogni genere, sui libri, sugli editori e in genere sulle trasformazioni sociali legate alla lettura. Nelle zone libere dalla stampa si scrivono note sul testo, ma anche dichiarazioni proprietarie, appunti sugli avvenimenti familiari, nascite, matrimoni e morti, sulle vicende del libro, prestiti e trasferimenti d’uso, così da consentire la ricostruzione del mondo che ha circondato il volume e i suoi fruitori.

Senza dimenticare che, come avverte Petrella «estensione e frequenza degli interventi manoscritti sono indizi di per sé parlanti dell’uso che del libro è stato fatto. Viceversa, margini e interlinea intonsi dichiarano uno scarso interesse per il libro».

di Sergio Valzania