· Città del Vaticano ·

L'importanza di rimanere umani

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
17 dicembre 2021

Ieri 16 dicembre il Papa ha ricevuto la visita del presidente Sergio Mattarella, due ultraottantenni capaci di creare una relazione comunicativa con tutti, forse in particolare con i giovani. Nel commentare l’avvenimento Alessandro Gisotti, su questo giornale, ha sottolineato un particolare legato alla data del 27 marzo 2020, quando, sugli schermi televisivi, sono apparsi prima il Papa, con la Statio Orbis, sotto la pioggia in una piazza San Pietro vuota, e subito dopo Mattarella dal Quirinale con un discorso intenso, accorato. In quel momento sono emersi entrambi come due punti di riferimento in un frangente drammatico dell’Italia contraddistinto dalla paura e dallo smarrimento generale. Cos’è che permette a queste due persone tale risultato? La risposta potrebbe essere lunga, i fattori che spiegano la loro forza comunicativa sono infatti molteplici.

Oggi, giorno in cui il Papa compie 85 anni, viene spontaneo indicare uno di questi fattori semplicemente con la parola “umanità”. Proprio quei due eventi televisivi suggeriscono questa risposta. Tutti ricordiamo la battuta che fece Mattarella davanti alle telecamere, rivolgendosi al suo portavoce, sul fatto che «non poteva andare dal barbiere» e quindi aveva i capelli non in perfetto ordine. Quel fuori programma avvicinò ulteriormente “la massima carica dello Stato” a tutti i cittadini italiani.

E tutti ricordiamo la scena del Papa lì fermo sotto la fredda pioggia nella piazza vuota dove tutto quello che si vedeva sembrava piangere, anche l’antico Crocifisso ligneo, immagine potente dell’umanità del Figlio di Dio.

Il Papa è tornato anche di recente su questo tema dell’umanità, quando ha ricordato, durante la conferenza stampa sull’aereo che lo riportava a casa dal viaggio a Cipro e in Grecia, che il vescovo non è un santo o un superuomo ma appunto, semplicemente, un uomo. E ci vuole un po’ di umiltà e di libertà per riconoscerlo e ricordarselo perché è un meccanismo automatico quello di ragionare secondo la logica dei ruoli e delle funzioni, in fondo del potere. Rimanere umani è invece l’essenziale, quella cosa che non va perduta. Non è facile, ma per fortuna qualcuno ci aiuta in questa impresa. Sergio e Francesco, due uomini e due padri. Chi li osserva può rivedere se stesso in loro, riconoscendo, nella loro, la propria umanità. Forse è qui la prima ragione della loro forza e del loro fascino. Ricordano a tutti cosa è, cosa significa e chi è veramente un essere umano; non è poco.

di Andrea Monda