Un pellegrinaggio in onore del Santissimo Sacramento e di Maria

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10 settembre 2021

Un viaggio spirituale e di devozione, che inizia con un pellegrinaggio in onore del Santissimo Sacramento a Budapest e si chiude con uno mariano, nel santuario slovacco della Madonna dei sette dolori. Questo nelle intenzioni di Papa Francesco e di quanti l’hanno organizzata il significato della 34a visita internazionale del Pontificato, che si svolgerà da domenica 12 a mercoledì 15 settembre.

Ieri, giovedì 9, il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ne ha presentato il programma ai giornalisti accreditati, nel corso del consueto briefing alla vigilia della partenza, sottolineando la dimensione pastorale ed ecclesiale di quello che vuole essere un viaggio eminentemente religioso nel cuore della vecchia Europa. Una trasferta molto intensa e impegnativa, che si apre con l’adorazione dell’Eucaristia e termina con un’invocazione orante alla Vergine Maria, la quale mai ha smesso di vegliare sulle terre slave ferite dalle persecuzioni dei totalitarismi del ventesimo secolo, con vescovi e preti uccisi, e in cui è esistita una Chiesa nascosta: dapprima nella capitale ungherese, per celebrare la messa conclusiva del 52° Congresso eucaristico internazionale, poi in Slovacchia con tappe nelle tre più popolose città del Paese — la capitale Bratislava, Košice e Prešov — e nel santuario mariano nazionale di Šaštin.

Le precedenti visite
di Giovanni Paolo ii

Rievocando quanto confidato dallo stesso Francesco sul volo di ritorno da Baghdad nel marzo scorso, Bruni ha sottolineato il desiderio del vescovo di Roma di essere presente accanto ai tantissimi fedeli che da domenica scorsa, stanno animando il Congresso eucaristico a Budapest, e in particolare di presiedere la Statio orbis, per poi proseguire in direzione della Slovacchia.

Nella descrizione dei vari momenti che scandiranno la fitta agenda pontificia nell’arco di quattro giorni — con una dozzina di discorsi previsti, tutti pronunciati in italiano con traduzioni nelle lingue locali — il direttore della Sala stampa ha riassunto la storia dei Congressi eucaristici (il tema è approfondito in un articolo nella pagina accanto) e ha ricordato le precedenti visite di Giovanni Paolo ii : nel 1991 e nel 1996 da una parte, e nel 1990 — quando c’era ancora la Cecoslovacchia —, nel 1995 e nel 2003 dall’altra. In proposito ha fatto riferimento ai richiami di Woj-tyła alla Chiesa e alle comunità cristiane a partecipare alla ricostruzione di società che lentamente si rialzavano dagli orrori del nazismo e dalle sofferenze imposte dal regime comunista. Uno scenario diverso da quello che attende Francesco, sebbene i popoli e le terre siano gli stessi, feriti da anni bui di repressione della fede e della libertà religiosa. Quindi Bruni ha accennato all’Angelus di domenica scorsa — definendolo una sorta di messaggio a quanti accoglieranno Papa Bergoglio — con la richiesta di invocare proprio «l’intercessione di tanti eroici confessori della fede, i quali testimoniarono in quei luoghi il Vangelo tra ostilità e persecuzioni», affinché «aiutino l’Europa anche oggi» a essere terra «di misericordia e di accoglienza».

E in tal senso il pensiero non può non andare anzitutto agli eroici cardinali József Mindszenty (1892-1975), ungherese, dichiarato venerabile nel febbraio 2019, e Ján Chryzostom Korec (1924-2015), gesuita slovacco, che fu nominato vescovo giovanissimo a 27 anni e guidò la Chiesa in clandestinità lavorando come operaio in fabbrica e sperimentando il carcere.

Martirio ed ecumenismo

«Sofferenza e martirio hanno unito ma anche diviso le diverse confessioni», per questo — ha spiegato Bruni — sono importanti nel viaggio papale entrambi gli incontri con le altre comunità cristiane, che si terranno il primo giorno: al mattino con i rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese, a Budapest, nel museo delle Belle Arti; l’altro, nel pomeriggio, nella nunziatura di Bratislava. Altrettanto importante infine lo spazio riservato alle comunità ebraiche, che il Papa saluterà sia nella capitale ungherese sia in quella slovacca. Un tempo fiorenti e numerose, la follia nazista le ha sterminate riducendole a esigue minoranze, mal sopportate anche durante la dittatura comunista.

di Gianluca Biccini