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In Tunisia il partito di maggioranza estromesso da Saïed invita alla calma e si dice disponibile al voto

«Urne, non violenza»

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27 luglio 2021

Tunisi, 27. La sua sorte era stata un mistero, a poche ore dalla decisione del presidente tunisino Kaïs Saïed, di congelare i poteri del Parlamento e licenziare il primo ministro: Hichem Mechichi, il capo destituito del governo, è tornato a far sentire la sua voce con un post su Fb nel quale si dice pronto a cedere «le mie responsabilità alla persona che sarà nominata dal Presidente della Repubblica secondo le tradizioni dello Stato, augurando successo alla nuova squadra di governo».

Mechichi scrive sulla sua pagina ufficiale di avere preso questa decisione «per la sicurezza di tutti i tunisini». Poche ore prima la leadership del partito di maggioranza, Ennahda, aveva invitato i suoi sostenitori a sciogliere il sit-in fuori dal Parlamento, chiuso per decisione di Saïed e protetto da cordoni della polizia e dell’esercito. Non per accettare la svolta impressa dall’intervento presidenziale che per Ennahda resta «un colpo di stato illegale e incostituzionale». Ma, occorre dice la nota, non concedere «legittimità alla controrivoluzione» attraverso la violenza e lo spargimento di sangue. Da qui l’invito a lasciare le piazze e la disponibilità a tornare alle urne anticipatamente.

Gli appelli ad una soluzione istituzionale che scongiurasse violenze e garantisse il diritto della stampa internazionale a seguire i fatti in corso, si erano succeduti da tutto il mondo. L’Unione Europea con l’alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, aveva invitato al «ristabilimento della stabilità istituzionale» con la ripresa dei lavori parlamentari. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, in una telefonata con Saïed, aveva chiesto «di aderire ai principi della democrazia e dei diritti umani che sono alla base della governance in Tunisia». Da parte sua Saïed ha assicurato «il suo incrollabile impegno per il rispetto dei diritti, delle libertà», dello stato di diritto e della democrazia».