· Città del Vaticano ·

LA BUONA NOTIZIA
Il Vangelo della XVII Domenica del tempo ordinario (Giovanni 6, 1-15)

Come farebbe una madre

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20 luglio 2021

«Gesù vide che una gran folla veniva da Lui…», Gesù si accorge di essere seguito, cercato dall’uomo, così non perde tempo e si mette a sua volta in movimento verso di noi. Il suo è fin dal principio uno sguardo di cura e attenzione. Prima ancora di rivolgere la parola a quella folla che ha deciso di seguirlo, Gesù si assicura che ogni uomo possa sedersi comodamente e abbia cibo sufficiente. Egli sembra preoccuparsi di quello che di più concreto necessitano coloro che sono attratti e persuasi dalla sua figura. La premura con cui considera le nostre esigenze primarie, il nostro umano bisogno di cibo, di essere sfamati, nutriti, ricorda i momenti iniziali di ogni nuova vita, che si svolgono sempre all’interno di una scena nutritiva, in cui una mamma esprime la cura per il suo piccolo. La psicologia dello sviluppo sottolinea come proprio uno sguardo di accudimento sia l’esperienza originaria da cui solo può emergere l’individualità umana. La nostra fame è il motore di ricerca, come il neonato che in modo spontaneo va alla ricerca del seno materno, suo primo oggetto d’amore. Attraverso il contatto nutritivo con il seno materno, il piccolo inizia a percepire la bellezza dell’essere scaldato, accudito, riconosciuto e voluto dall’altro. Gesù, come farebbe una madre, si preoccupa degli uomini che, in modo confuso ma allo stesso tempo fiducioso, si rivolgono a Lui, ovvero anticipa il nostro desiderio di essere guardati, riconosciuti e sfamati. Il vero punto di snodo di questo brano del Vangelo di Giovanni sta “nell’incontro” di Gesù con la folla, il reale miracolo è la “relazione” di Gesù con l’uomo, rivelatrice di un amore gratuito e immediato.

Dunque, il pane è il mezzo, il veicolo con cui io, uomo-figlio, posso mettermi in relazione con mio Padre e mio fratello. Nella semplicità di un gesto, e nell’ordinarietà di un cibo povero come il pane, risiede l’evento straordinario della condivisione e della gratuità.

L’uomo Gesù sa di correre un rischio con noi ma va avanti e sazia in abbondanza tutta la folla indistintamente; non chiede prove, gesti o qualcosa in cambio, ci ama per primo, ci nutre!

Ma quale effetto ha questo sguardo accudente, che postura assumo io-uomo quando mi sento guardato e saziato nelle mie necessità primarie? Di cosa ho bisogno per passare dall’essere bocca sfamata a mano che può nutrire e donare a sua volta? Gesù punta all’incontro con noi, ci vuole autenticamente liberi nell’accogliere “questo pane” e nel saperlo riconoscere.

Probabilmente la folla avrebbe desiderato un Gesù diverso, un vincente, un vero re. Cosa prova un Padre nel non essere riconosciuto dai propri figli nella sua specificità, nelle sue caratteristiche essenziali? forse turbamento? forse delusione? forse frustrazione? Quali emozioni hanno attraversato l’uomo Gesù? La sensazione di smarrimento del nostro essere uomini, si manifesta in tutta la sua grammatica emotiva nell’uomo Gesù, che probabilmente facendo esperienza del sentirsi turbato va alla ricerca di quel silenzio, di quello spazio tutt’uno con il Padre, come a volersi rifondere con il suo oggetto d’amore, ricongiungersi con la sua base sicura, ritrovarsi tra le braccia che contengono e sostengono di Dio-Padre affinché il suo tenero sconcerto umano trovi quiete.

di Rossella Barzotti