Il Circolo San Pietro rilancia il servizio alle persone emarginate

Nuove strade per la carità
a Roma

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24 giugno 2021

Celebrare la memoria dei santi Pietro e Paolo «significa, ancora una volta, prendere sul serio la nostra fede e il nostro impegno cristiano di metterci a servizio dell’altro». Con questa esortazione monsignor Franco Camaldo, assistente ecclesiastico del Circolo San Pietro, ha rilanciato la missione dei soci e dei volontari del sodalizio che, nella serata di mercoledì 23 giugno, hanno partecipato alla celebrazione eucaristica nella Basilica papale di Santa Maria Maggiore, in prossimità della festa patronale.

«Tutti noi, oggi, siamo chiamati a celebrare la memoria confermando la nostra fede nel Signore — ha affermato monsignor Camaldo — perché è intrinseca alla fede stessa la necessità di provarla, come dicono le Scritture, nel fuoco come l’oro nel crogiolo. Il martirio dei santi Pietro e Paolo sta a dirci come essere cristiani voglia dire essere pronti a mettere in gioco la propria vita, partendo dalle nostre radici».

E la fedeltà alla propria storia e alle proprie radici è stata rilanciata, nel suo saluto, dal presidente del Circolo San Pietro, Niccolò Sacchetti. In un periodo così complesso, ha affermato, è «ancora più evidente quanto sia importante poter contare su radici salde e profonde».

Il Circolo ha risposto prontamente alla crisi causata dal covid-19 già con la campagna #iononhocasa, lanciata nel pieno del primo lockdown. E ha poi continuato, nel corso dell’anno, a immaginare sempre nuovi modi per continuare «a essere Circolo San Pietro», superando gli ostacoli imposti dall’emergenza sociale e sanitaria per aiutare concretamente le persone in difficoltà.

In particolare, ad esempio, con l’«esposizione primaverile» è stato possibile conoscere gli articoli disponibili — per dare il modo di contribuire al sostegno delle opere solidali — attraverso veri e propri «tour virtuali» nella sede di Palazzo San Calisto. Mentre l’iniziativa «Il pasto della domenica» è un progetto che, in considerazione della chiusura domenicale di tante strutture di assistenza, offre ai soci e ai volontari la possibilità di cucinare in prima persona per gli assistiti, nel rispetto delle norme.

«Mantenere la tradizione, in accordo con l’evoluzione che il momento richiede, è proprio quello di cui ha bisogno il Circolo» ha spiegato Sacchetti. Tanto che «“Il pasto della domenica”, ormai divenuto anche il pasto del lunedì, e domani chissà», ha aggiunto il presidente, «è un polo attrattivo per tante persone che vogliono aiutare il prossimo. Da gennaio sono già più di mille i pasti distribuiti, sotto la guida attenta e professionale della Commissione cucine economiche, e sono più di 220 i volontari che hanno seguito il corso specifico». Tutto questo, ha concluso il presidente, è «un patrimonio di amore gigantesco che dobbiamo custodire con grande cura».

di Marco Chiani