· Città del Vaticano ·

L’arcivescovo Gallagher presenta l’incontro “Faith and Science Together”

Fratellanza
e multilateralismo
per rispondere
alla sfida climatica

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17 giugno 2021

Scienza e fede insieme per sottolineare la necessità di un impegno multilaterale nella difesa del creato in vista della conferenza Cop26 di Glasgow. Questo il senso dell’incontro “Faith and Science Together” promosso dalle Ambasciate del Regno Unito e dell’Italia presso la Santa Sede, che si svolgerà il prossimo 4 ottobre, in Vaticano, a Roma e in modalità on-line. A presentare l’iniziativa, questa mattina nella Sala stampa della Santa Sede, l’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati, e gli ambasciatori Sally Jane Axworthy e Pietro Sebastiani.

«Il senso di urgenza su questi problemi sta aumentando: molte crisi, economiche, sociali e alimentari, ci stanno colpendo. Tutte insieme, come in una sorta di tempesta perfetta» ha detto l’arcivescovo Gallagher spiegando il senso della partecipazione della Santa Sede all’evento. «Questo è il momento della responsabilità» perché «siamo invitati a ripensare il mondo in cui viviamo e il nostro stile di vita» ha chiarito. «Come dice Papa Francesco, tutto è connesso: nell’affrontare la sfida che il cambiamento climatico pone all’umanità dobbiamo inevitabilmente rispondere a tutte le altre questioni». In questo quadro, i leader religiosi «hanno un contributo particolare da dare. La religione, per definizione, è un tipo di visione integrata della vita, del mondo, dell’umanità. Non si può avere una religione parziale. La religione abbraccia tutti i problemi che riguardano l’esistenza umana, e una parte essenziale di questi è il luogo in cui si vive, la nostra casa comune». Occorre quindi un approccio globale e basato sul rispetto della persona umana: «Il cambiamento climatico non rispetta i confini e colpisce persone che non ne hanno l’immediata responsabilità. È una grande opportunità per lavorare insieme, per un approccio multilaterale. Lavorare insieme è positivo e produce risultati». Inoltre, ha sottolineato il presule, «il recente sviluppo dell’insegnamento del Papa sulla fratellanza umana mostra l’approccio necessario, che non può essere settario ma deve abbracciare l’intera umanità sulla base del rispetto reciproco e del dialogo aperto». Come sostiene il Pontefice, occorre «rinegoziare la nostra relazione con la natura e farlo in spirito di fraternità nel rispetto della giustizia» combattendo «la cultura dell’indifferenza e dello spreco che caratterizza in molti modi la nostra società oggi».

Questo deve essere lo spirito dell’incontro del prossimo ottobre: «I leader religiosi devono aiutare ad alzare le ambizioni dei leader politici per vedere i problemi e prendere decisioni coraggiose». La conferenza di Glasgow, a novembre, sarà «un momento chiave nella storia dell’umanità».

Una linea, questa, sostenuta anche dall’ambasciatore Axworthy, che ha ricordato l’urgenza di soluzioni politiche globali per far fronte agli effetti del riscaldamento globale. «La temperatura nel mondo è già aumentata di oltre un grado e potrebbe aumentare in futuro di oltre due gradi» ha ricordato la rappresentante diplomatica britannica. «Le persone che subiranno di più gli effetti di questi cambiamenti saranno quelle che vivono nei Paesi meno sviluppati, ossia coloro che hanno fatto meno per causarli». In particolare, «le popolazioni indigene e quelle che risiedono in piccole isole o nei Paesi in via di sviluppo». Questa è dunque «una crisi che interessa tutta l’umanità» secondo Axworthy, «un problema morale».

In tale contesto quattro obiettivi sono fondamentali: i Paesi più sviluppati devono fissare obiettivi per tagliare le loro emissioni nocive nel breve e medio termine; la comunità internazionale deve adattarsi al cambiamento climatico, aiutando le nazioni più vulnerabili con la costruzione di infrastrutture e agricolture resilienti; le economie più sviluppate devono raccogliere almeno cento miliardi di dollari di finanziamenti ogni anno per aiuti; è urgente infine rafforzare l’accordo di Parigi siglato nel 2015.

L’ambasciatore Sebastiani ha fatto presente che l’Incontro di ottobre «muove dalla volontà di approfondire, sviluppare e mettere a confronto la sensibilità per i temi ambientali che accomuna le diverse religioni e tradizioni spirituali e di offrire quindi un impulso inedito alla Cop26 nell’anno in cui Italia e Gran Bretagna hanno anche rispettivamente la presidenza del G20 e del G7».

In quella circostanza, ha spiegato, «i leader religiosi potranno illustrare il dovere comune di affrontare il cambiamento climatico, incoraggiando i governi nazionali ad aumentare l’impegno e l’ambizione rispetto al raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi». E «mostreranno come le religioni e le fedi stiano aprendo la strada rendendo più rispettose le proprie sedi, le proprie organizzazioni e progetti sui temi ambientali incoraggeranno i fedeli a contribuire personalmente alla salvaguardia dell’ambiente e in particolare al rallentamento dell’aumento della temperatura globale del pianeta».

«Il programma prevede quindi una parte mattutina che si svolgerà in Vaticano» ha reso noto l’ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede. «Sarà letto e firmato un appello comune rivolto alla Cop26 ed è prevista anche la partecipazione di due giovani che presenteranno gli esiti della Youth Cop di Milano. La giornata proseguirà nel pomeriggio a Palazzo Borromeo, sede dell’Ambasciata d’Italia presso la Santa Sede, dove i partecipanti approfondiranno diversi argomenti, in particolare come le religioni possano concretamente motivare e mobilitare gli uomini e le donne di fede, oltre all’illustrazione di tanti programmi che già in molte parti del mondo sono in corso e che applicano alti valori etici e spirituali nell’azione di preservare e prendersi cura del creato».

Sebastiani, rilevando che «il cambiamento climatico è anche una questione morale» e di «giustizia sociale», ha inoltre presentato gli eventi preparatori alla Conferenza ospitati dall’Italia.