· Città del Vaticano ·

Monsignor Chica Arellano alla Fao

Per uno sviluppo umano autentico

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16 giugno 2021

Roma , 16. «Il coronavirus, esacerbando le crisi preesistenti, ci ha fatto percepire chiaramente che nessuno può essere indifferente ai problemi degli altri». Così si espresso, ieri, monsignor Fernando Chica Arellano, Osservatore permanente della Santa Sede presso Fao, Ifad e Pam e capo della delegazione della Santa Sede, intervenendo nella 42° sessione della Conferenza virtuale della Fao (14 al 18 giugno) sul tema: “Lo stato dell’alimentazione e dell’agricoltura. Trasformazione dei sistemi agroalimentari: dalla strategia all’azione”.

Durante la conferenza biennale, che si svolge per la prima volta in forma virtuale a causa dell’epidemia, sono stati rinnovati gli appelli per ricostruire un mondo migliore e più verde, basato su efficienza e inclusione. A tal proposito monsignor Arellano ha ricordato che «oggi si constata in modo chiaro ed evidente ciò che Papa Francesco ha detto, già nel 2015, nella sua enciclica Laudato si’, ossia che “non ci sono due crisi separate, una ambientale e un’altra sociale, bensì una sola e complessa crisi socio-ambientale. Le direttrici per la soluzione richiedono un approccio integrale” (n. 139)». Parole perspicaci, ha detto, «confermate in questo momento in cui s’intrecciano l’impatto della pandemia e del cambiamento climatico, che colpisce con più forza le comunità indigene, le popolazioni afrodiscendenti e i migranti».

Dinanzi a questo panorama, è necessario «rendere realtà l’obiettivo dell’Agenda 2030 dell’Onu, che esorta a lavorare strenuamente affinché nessuno resti indietro, soprattutto i più bisognosi», ha affermato, evidenziando il ruolo fondamentale delle donne «soprattutto quelle che vivono in zone rurali». Monsignor Arellano ha poi rimarcato la necessità di «programmare un presente coerente e un futuro sostenibile per le persone e le comunità». Anche gli effetti drammatici del cambiamento climatico sono tra i temi centrali affrontati: «i più colpiti sono i poveri, crudelmente castigati anche dalla pandemia». «Non c’è quindi tempo da perdere». Il pensiero è andato poi ai diversi popoli autoctoni «vittime di un’economica escludente e avida di guadagno». È necessario, ha ribadito, «procedere su un cammino che impegni tutti, e non solo pochi, nel conseguimento di uno sviluppo umano autentico e integrale», ponendo fine alle «disuguaglianze che generano ovunque esclusione». La Santa Sede, ha concluso, «esorta la comunità internazionale a intensificare gli sforzi concreti, che permettano il giusto progresso delle zone rurali attraverso il lavoro, gli scambi, la tecnologia e livelli di vita dignitosi e conformi alle loro reali necessità».