A colloquio con il cardinale Mario Grech sulla novità del Sinodo

Non è un sogno del Papa
ma del Concilio

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15 giugno 2021

Il Papa delle periferie non lo ha mai considerato altrimenti e lo ha ripetuto molte volte fin dall’inizio del suo ministero: la Chiesa è un popolo in cammino con i suoi pastori in testa al gregge, o nel mezzo o in coda, ma comunque un popolo che ha “fiuto” per le cose dello Spirito. E questa convinzione — che in realtà viene dal Vaticano ii — è la stessa messa alla base di un itinerario che porterà, in modo nuovo rispetto al passato, a preparare e poi vivere l’Assemblea sinodale dell’ottobre 2023. Un percorso che, com’è noto, dovrà consentire nelle sue varie tappe di raggiungere e coinvolgere i fedeli di ogni ordine e grado. Il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi, ribadisce ai media vaticani che lungo questa dorsale si sta muovendo il lavoro della Segreteria e che gli incontri in modalità virtuale, iniziati il 14 giugno e in programma fino al 18, vogliono rendere concreti quell’ascolto e quel confronto messi alla base del processo sinodale.

Ci può parlare di questa nuova modalità operativa del Sinodo dei vescovi?

Quando abbiamo fatto il nuovo itinerario, quella non è stata una nostra invenzione, abbiamo ascoltato anche ciò che alcuni vescovi avevano già comunicato alla Segreteria negli anni passati. Inoltre, è un itinerario che rispecchia la volontà del Santo Padre o, meglio ancora, la natura della Chiesa, perché questo non è un sogno di Papa Francesco ma è l’insegnamento del Vaticano ii : una Chiesa che è popolo di Dio. Allora, con questo background abbiamo avanzato la proposta di questo nuovo itinerario sinodale per cui, come dice l’Episcopalis communio, il Sinodo non è più un evento, ma un processo. Cioè, non è più l’evento del Sinodo dei Vescovi che si celebra ogni tre anni a Roma, ma è un processo. Allora, appena abbiamo disegnato l’itinerario, prima di pubblicarlo, ci siamo messi in contatto con i presidenti e i segretari generali delle Assemblee continentali delle Conferenze episcopali proprio per sentirli, perché questo è un progetto che deve essere attuato anche dai nostri partner, che sono i vescovi. Poi abbiamo curato la pubblicazione e successivamente ci siamo imbarcati in quest’altra esperienza: un incontro con i presidenti, i segretari generali — e abbiamo rivolto l’invito anche al Consiglio permanente — di tutte le Conferenze episcopali del mondo, proprio per programmare sinodalmente il processo per un sinodo sulla sinodalità.

I primi passi che state muovendo in questa direzione, in questa gestazione, che cosa le suggeriscono?

Devo dire che dagli incontri che abbiamo avuto la reazione è sorprendente, molto positiva, e c’è tanto entusiasmo nei vescovi che abbiamo ascoltato. Anche alcuni di loro hanno già esperienze di sinodalità: per esempio l’Australia, che sta celebrando un concilio plenario, ma ce ne sono anche altri. Allora, condividiamo le esperienze: vogliamo, con il documento preparatorio che sarà pubblicato a settembre, pubblicare anche un vademecum con i best practices della sinodalità, perché ci sono alcuni che sono già avviati ma ci sono altri che sono ancora agli inizi. Allora questo ci aiuterà — condividendo questa esperienza ecclesiale da tutta la Chiesa, non soltanto dal centro — ad avviarci su questa strada.

Come massimo responsabile della Segreteria del Sinodo, come vede la strada che avete intrapreso nell’ottica — come lei diceva prima — non solo del cuore di Papa Francesco ma del Vaticano ii , quindi del più ampio magistero della Chiesa?

Forse la risposta che le do sarà un po’ sorprendente: sinceramente, non conosco la strada perché la strada si sta sviluppando di giorno in giorno. Abbiamo alcune linee generali, ma siamo aperti. Non è un progetto già fissato, si fa ma ascoltando i nostri partner, perché il Sinodo non è un progetto della Segreteria, ma della Chiesa. Noi stiamo facendo incontri anche con i vari dicasteri della Curia, perché noi vogliamo che anche loro si sentano partecipi nell’organizzazione, nel celebrare questo processo. Quindi, tutti siamo pronti ad imparare, anche per il bene della Chiesa, per modulare la strada che lo Spirito ci indica.

di Alessandro De Carolis