La settimana di Papa Francesco

Il magistero

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10 giugno 2021

Domenica 6


Cuori aperti all’accoglienza

 San Norberto è giustamente considerato come uno dei più solleciti artefici della riforma gregoriana. Nato intorno al 1075...  rinunciò alla vita di corte e decise di camminare solo Christo duce, in uno stile di vita ispirato a quello degli Apostoli. Ordinato diacono e sacerdote lo stesso giorno, indossò un abito di penitente... Quindi conobbe una comunità di canonici regolari riformati che fondavano la loro vita sulla Regola di Sant’Agostino. Anch’egli iniziò a predicare penitenza e conversione e a condurre una vita di preghiera e mortificazione; e — fatto non comune in quel tempo — spesso celebrava l’Eucaristia. Questo modo di vivere fece sì che fosse sempre più criticato: viveva come un eremita ascetico, ma riceveva ancora il reddito a cui aveva diritto come canonico. Indotto da queste pressioni,  optò per una vita itinerante e arrivò in Provenza.  Accompagnato da due compagni pellegrini... incontrò il Papa Gelasio ii che lo autorizzò a operare come predicatore.  Al fine di ricevere conferma del suo statuto di predicatore e per incontrare il nuovo Papa, Callisto II, tornò nel nord della Francia dove  conobbe Ugo di Fosses [che] lo seguì. Norberto è considerato come un apostolo della pace... si raccoglieva sempre in preghiera prima di accingersi a intervenire per favorire la riconciliazione e che era sempre fedele a celebrare l’Eucaristia. Recandosi a Reims per essere ricevuto da Callisto II, Norberto incontrò Bartolomeo, vescovo di Laon, che si propose di accoglierlo nella sua diocesi. Gli offrì vari possibili luoghi in cui stabilirsi. Era il 1120, e Norberto scelse la valle di Prémontré. Qui riunì un gruppo di seguaci con i quali avviò un intenso dialogo sulla natura della loro nascente comunità. Poiché molti fra loro, come lui stesso, erano canonici, tutti fecero professione secondo la Regola di Sant’Agostino, nella notte di Natale del 1121, data che segna la fondazione della comunità di Prémontré. Questa professione, nell’ambito del grande movimento canonicale gregoriano, fu un confermare e portare a fondo il loro impegno originario. Tale è anche il significato della vostra professione, che stabilisce un forte legame tra ciascuno dei membri della comunità e la sua Chiesa propria. 

Per e con la Chiesa tutta

In questa professione si radica la missione di pregare per e con la Chiesa tutta. Fin dall’inizio, Prémontré ha esercitato un grande fascino. Molti uomini e donne si unirono alla comunità dei canonici, che intendeva rispecchiare la Chiesa nascente descritta negli Atti degli Apostoli. L’ardente entusiasmo degli inizi si strutturò in una vita religiosa austera, di cui erano parte integrante l’ospitalità e la cura dei poveri e dei pellegrini. Fin dalle origini, i Premostratensi hanno dato prova di grande impegno verso le persone esterne alla comunità, accogliendole volentieri. Nacquero rapidamente nuove comunità che seguirono lo stile di vita di Norberto; come pure comunità già esistenti che chiesero di unirsi a quella di Prémontré. Conservate sempre questa apertura del cuore, che sa anche aprire le porte della casa, per accogliere chi cerca un consigliere spirituale, chi chiede un aiuto materiale, chi desidera condividere la vostra preghiera. La vostra liturgia sia sempre “canonicale”, ossia lode a Dio per il popolo di Dio e con il popolo. Il forte legame di Norberto con l’Eucaristia è tuttora fonte di ispirazione per la vostra vita apostolica.

Apostolo dell’Eucaristia

Modello di fede per tutti e, in particolare, per i sacerdoti, Norberto ha sempre tratto forza dalla celebrazione eucaristica, soprattutto in situazioni di crisi o di fronte a incarichi difficili. Nel 1126, Norberto divenne Arcivescovo di Magdeburgo [e] non tornò mai più a Prémontré, ma fondò varie altre comunità di canonici nella sua città episcopale, alcuni dei quali impegnati nell’evangelizzazione della regione circostante. Nel 1128, si dimise dalla responsabilità delle comunità sotto la sua guida. Queste divennero abbazie sotto la direzione del loro proprio abate. Ugo di Fosses divenne il primo abate  di Prémontré e riuscì a unire un crescente numero di comunità nel quadro di un Ordine dotato di propri statuti e di un capitolo generale come massima autorità. Nove secoli dopo, rendiamo grazie per il movimento avviato da San Norberto, che seppe trarre insegnamenti da strutture esistenti, collaudate, di origine monastica, ma conservando chiara l’identità dei membri del suo Ordine come canonici regolari. Durante questo lungo periodo, anche numerose donne hanno aderito all’ideale norbertino e ancora oggi esse si dedicano essenzialmente alla vita contemplativa. Inoltre molti laici, pur rimanendo nel mondo, si uniscono alle vostre comunità con varie forme di affiliazione. Nel corso dei secoli, le abbazie premostratensi hanno sviluppato un intenso rapporto con il loro territorio, perché fin dall’inizio molti canonici si sono dedicati alla cura pastorale delle parrocchie. 

Cura dei poveri

Le abbazie non sono state attive soltanto nella cura e nell’accoglienza dei poveri, ma hanno sviluppato e mantenuto contatti con persone di ogni estrazione sociale. L’ispirazione di San Norberto è rimasta viva ed è tuttora una delle ricchezze della Chiesa universale. Ha vissuto in tanti e diversi ambienti, ma in ogni circostanza si è lasciato guidare dal Vangelo: predicatore itinerante, sacerdote, superiore di comunità, vescovo, egli ha continuato ad ascoltare Dio e i fratelli, e ha saputo discernere nelle varie circostanze della vita, senza perdere di vista la sua ispirazione fondamentale.

(Lettera all’abate generale dei canonici regolari premostratensi in occasione del 900° anniversario dell’abbazia di Prémontré)

Riconciliazione e guarigione 

Seguo con dolore le notizie che giungono dal Canada circa la sconvolgente scoperta dei resti di duecentoquindici bambini, alunni della Kamloops Indian Residential School, nella Provincia della Columbia Britannica. Mi unisco ai Vescovi canadesi e a tutta la Chiesa Cattolica in Canada nell’esprimere la mia vicinanza al popolo canadese, traumatizzato dalla scioccante notizia. La triste scoperta accresce ulteriormente la consapevolezza dei dolori e delle sofferenze del passato. Le Autorità politiche e religiose del Canada continuino a collaborare con determinazione per fare luce sulla triste vicenda e impegnarsi umilmente in un cammino di riconciliazione e di guarigione. Questi momenti difficili rappresentano un forte richiamo per tutti per allontanarci dal modello colonizzatore e camminare fianco a fianco, nel dialogo, nel rispetto reciproco e nel riconoscimento dei diritti e dei valori culturali di tutte le figlie e i figli del Canada. Affidiamo al Signore le anime di tutti i bambini deceduti nelle scuole residenziali del Canada e preghiamo per le famiglie e comunità autoctone canadesi, affrante dal dolore. Preghiamo in silenzio.

Per le vittime della strage in Burkina Faso

Desidero assicurare la mia preghiera per le vittime della strage compiuta la notte tra venerdì e sabato in una cittadina del Burkina Faso. Sono vicino ai familiari e all’intero popolo Burkinabé, che sta soffrendo molto a causa di questi ripetuti attacchi. L’Africa ha bisogno di pace e non di violenza!

Beatificata suor Mainetti

Oggi a Chiavenna, nella diocesi di Como, viene beatificata suor Maria Laura Mainetti, delle Figlie della Croce, uccisa ventun anni fa da tre ragazze influenzate da una setta satanica. La crudeltà! Proprio lei, che amava i giovani più di ogni cosa, e ha amato e perdonato quelle stesse ragazze prigioniere del male. Suor Maria Laura ci lascia il suo programma di vita: “Fare ogni piccola cosa con fede, amore ed entusiasmo”. Che il Signore dia a tutti noi la fede, l’amore e l’entusiasmo. Un applauso alla nuova Beata!

(Dopo Angelus in piazza San Pietro)


Lunedì 7


Non preti superman ma fedeli e capaci di accettare le fragilità

In una società segnata dall’individualismo, affermazione di sé, indifferenza, voi fate l’esperienza di vivere insieme. Nel cuore di Roma, la vostra casa, può comunicare alle persone che la frequentano i valori evangelici di una fraternità variegata e solidale, specialmente quando qualcuno attraversa un momento difficile. In questo anno dedicato a San Giuseppe, vi invito a riscoprire il volto di quest’uomo di fede, di questo padre tenero, modello di fedeltà e di abbandono fiducioso al progetto di Dio.  Non bisogna lasciare da parte le fragilità: sono un luogo teologico. La mia fragilità, quella di ognuno  è luogo teologico di incontro con il Signore. I preti “superman” finiscono male, tutti. Il prete fragile, che conosce le sue debolezze e ne parla con il Signore, questo andrà bene. Con Giuseppe, siamo chiamati a ritornare all’esperienza dei semplici atti dell’accoglienza, della tenerezza, del dono di sé. Nella vita comunitaria, c’è sempre la tentazione di creare dei piccoli gruppi chiusi, di isolarsi, di criticare e di parlare male degli altri, di credersi superiori, più intelligenti. Il chiacchiericcio è un’abitudine dei gruppi chiusi, anche dei preti che diventano zitelloni: vanno, parlano, sparlano. Questo ci insidia tutti, e non va bene. Bisogna lasciar perdere questa abitudine e guardare e pensare alla misericordia di Dio. Possiate sempre accogliervi gli uni gli altri come un dono. In una fraternità vissuta nella verità, nella sincerità delle relazioni e in una vita di preghiera possiamo formare una comunità in cui si respira l’aria della gioia e della tenerezza. Vi incoraggio a vivere i momenti preziosi di condivisione e di preghiera comunitaria in una partecipazione attiva, gioiosa. Anche i momenti  dell’incontro gratuito... Il prete è un uomo che, alla luce del Vangelo, diffonde il gusto di Dio intorno a sé e trasmette speranza ai cuori inquieti. Gli studi che fate nelle varie Università romane vi preparano ai vostri futuri compiti di pastori, e vi consentono di apprezzare meglio la realtà in cui siete chiamati ad annunciare il Vangelo della gioia. Tuttavia, voi non andate sul campo per applicare le teorie senza prendere in considerazione l’ambiente in cui vi trovate, come pure le persone che vi sono affidate. Vi auguro di essere «pastori con “l’odore delle pecore”», capaci di vivere, di ridere e di piangere con la vostra gente,  di comunicare con essa. A me preoccupa quando si fanno delle riflessioni sul sacerdozio, come se fosse una cosa di laboratorio. 

Non è cattolico il sacerdozio isolato dal popolo di Dio 

Il sacerdozio ministeriale è conseguenza del sacerdozio battesimale del santo popolo fedele di Dio. Se  pensate un sacerdozio isolato dal popolo di Dio,  non è sacerdozio cattolico; e neppure cristiano. Spogliatevi  delle vostre idee precostituite, dei vostri sogni di grandezza, della vostra auto-affermazione, per mettere Dio e le persone al centro delle vostre preoccupazioni quotidiane. Per mettere il santo popolo fedele di Dio al centro bisogna essere pastori. “No, io vorrei essere un intellettuale soltanto, non pastore”: ma, chiedi la riduzione allo stato laicale, ti farà meglio. Ma se sei sacerdote, sii pastore. Farai il pastore, in tanti modi, ma sempre in mezzo al popolo di Dio. Avere sempre orizzonti grandi, sognare una Chiesa tutta al servizio, un mondo più fraterno e solidale. Non abbiate paura di osare, di rischiare, di andare avanti perché tutto potete con Cristo. 

Apostoli della gioia

Potete essere apostoli della gioia, coltivando la gratitudine di essere al servizio dei fratelli e della Chiesa. Con la gioia va insieme il senso dell’umorismo. Un prete che non abbia senso dell’umorismo, non piace, qualcosa non va. Imitate quei grandi preti che ridono degli altri, di sé stessi e anche della propria ombra: il senso dell’umorismo è una delle caratteristiche della santità. È Solo rimanendo radicati in Cristo che  potete fare l’esperienza di una gioia che vi spinge a conquistare i cuori. La gioia è sorgente del vostro agire come missionari del vostro tempo. Coltivare la riconoscenza al Signore per quello che siete gli uni per gli altri. Con i vostri limiti, le fragilità, le tribolazioni, c’è sempre uno sguardo d’amore posato su di voi e che vi dà fiducia. 

Riconoscenza arma potente

La riconoscenza è sempre “un’arma potente” che permette di tenere accesa la fiamma della speranza nei momenti di scoraggiamento, di solitudine e di prova. Oggi padre [Jean] Landousies mi ha detto che alla fine di giugno lascerà questo ufficio qui, in Curia: lui è stato il mio traduttore francese per tanto tempo. Ho trovato in lui la testimonianza di un sacerdote felice e coerente, che è stato capace di vivere con martiri già beatificati — che conosceva a uno a uno — e anche di convivere con una malattia di cui non si sapeva cosa fosse, con la stessa pace. Approfitto di questo pubblicamente, anche davanti all’Osservatore Romano, per ringraziarlo per la testimonianza, che tante volte mi ha fatto bene. Lui se ne andrà a Marseille, e farà bene con questa capacità che ha di accogliere.

(Udienza alla comunità del Convitto San Luigi dei Francesi in Roma)


Mercoledì 9 


Perseveranza nel pregare

È un invito, anzi, un comando che ci viene dalla Sacra Scrittura. L’itinerario spirituale del Pellegrino russo comincia quando si imbatte in una frase di San Paolo nella Prima Lettera ai Tessalonicesi: «Pregate ininterrottamente, in ogni cosa rendete grazie» (5, 17-18). 

Senza interruzione nonostante gli impegni

Egli si domanda come sia possibile pregare senza interruzione, dato che la nostra vita è frammentata in tanti momenti diversi, che non sempre rendono possibile la concentrazione. Da questo interrogativo comincia la sua ricerca, che lo condurrà a scoprire “la preghiera del cuore” [che] consiste nel ripetere con fede: “Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore!”. Una semplice preghiera, ma molto bella... che, a poco a poco, si adatta al ritmo del respiro e si estende a tutta la giornata. In effetti, il respiro non smette mai, nemmeno mentre dormiamo; e la preghiera è il respiro della vita. C’è un ardore nella vita cristiana, che non deve mai venire meno. Un po’ come quel fuoco sacro che si custodiva nei templi antichi, che ardeva senza interruzione e che i sacerdoti avevano il compito di tenere alimentato. Ci deve essere un fuoco sacro anche in noi, che arda in continuazione e che nulla possa spegnere. Non è facile, ma deve essere così. San Giovanni Crisostomo predicava così: «Anche al mercato o durante una passeggiata solitaria è possibile fare una frequente e fervorosa preghiera. È possibile pure nel vostro negozio, sia mentre comperate sia mentre vendete, o anche mentre cucinate». 

Un rigo musicale in cui collocare la melodia della vita

La preghiera è una sorta di rigo musicale, dove noi collochiamo la melodia della nostra vita. Non è in contrasto con l’operosità quotidiana, non entra in contraddizione con i tanti piccoli obblighi e appuntamenti, è il luogo dove ogni azione ritrova il suo senso, il suo perché, la sua pace. Certo, mettere in pratica questi principi non è facile. Un papà e una mamma, presi da mille incombenze... i figli, il lavoro, le faccende della vita famigliare, i genitori che diventano anziani... Si ha l’impressione di non riuscire. Allora fa bene pensare che Dio, il quale deve occuparsi di tutto l’universo, si ricorda sempre di ognuno noi. Dunque, anche noi dobbiamo sempre ricordarci di Lui! Nel monachesimo cristiano è sempre stato tenuto in grande onore il lavoro. Le mani giunte del monaco portano i calli di chi impugna badile e zappa. Il lavoro e la preghiera sono complementari. La preghiera — che è il “respiro” di tutto — rimane come il sottofondo vitale del lavoro. È disumano essere talmente assorbiti dal lavoro da non trovare più il tempo per la preghiera.

Una preghiera aliena dal quotidiano diventa ritualismo

Non è sana una preghiera che sia aliena dalla concretezza del vivere... diventa spiritualismo, oppure, peggio, ritualismo. I tempi dedicati a stare con Dio ravvivano la fede, la quale ci aiuta nella concretezza del vivere, e la fede, a sua volta, alimenta la preghiera, senza interruzione. In questa circolarità fra fede, vita e preghiera, si mantiene acceso quel fuoco dell’amore cristiano che Dio si attende da ciascuno di noi. E ripetiamo la preghiera semplice che è tanto bello ripetere durante il giorno: «Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore».

Saluti ai fedeli italiani

Rivolgo un cordiale saluto  ai giovani comunicatori che hanno aderito all’iniziativa del Dicastero per la Comunicazione, ai ragazzi del gruppo “Contatto” di Torino, ai ragazzi di Grottaferrata che hanno raccolto fondi per i vaccini ai più bisognosi, agli studenti dell’Abruzzo che hanno partecipato al concorso sul presepe.

Mese del Sacro Cuore

Venerdì celebreremo la Solennità del Sacro Cuore di Gesù, nel quale l’amore di Dio s’è fatto  incontro all’intera umanità. Invito ciascuno a guardare con fiducia al Sacro Cuore di Gesù e a ripetere spesso, soprattutto durante questo mese di giugno: Gesù mite e umile di cuore, trasforma i nostri cuori ed insegnaci ad amare Dio e il prossimo con generosità.

(Udienza generale nel Cortile di San Damaso)