Lettere dal Direttore

Pep il trasgressivo

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31 maggio 2021

Il gesto dell’allenatore del Manchester City, Pep Guardiola, che bacia la medaglia ricevuta dopo la sconfitta nella finale di Champions League è un gesto saggio quanto trasgressivo. In un mondo in cui la competitività e la vittoria (possibilmente “schiacciante”) sono diventate un dogma, un orizzonte di senso, il bacio alla medaglia per il secondo posto è quanto di più trasgressivo si possa immaginare. Mi sono ricordato una frase di un altro allenatore, italiano: «Per me la sconfitta è una parola che non esiste». Lo disse al termine di una partita, incalzato dai telegiornalisti. È la non invidiabile sorte degli allenatori delle squadre di calcio di alto livello, nuovi pensatori della contemporaneità, anzi sacerdoti, membri di una casta che celebra il rito settimanale e dai quali si va ad attingere parole illuminanti di saggezza. La quale invece forse risiede nel gesto di Guardiola. Una saggezza antica. Non è un caso che Omero, come notava Borges, non intitola il suo primo poema Achillea (come fa con il secondo) ma Iliade, cioè il suo è il punto di vista degli sconfitti, che per giunta sono anche i nemici, e il poema termina con i funerali di Ettore, che emerge come il vero protagonista della vicenda. Sempre Borges citando Chesterton nota come tutti poi abbiano scelto, come i Romani, di derivare dai Troiani e non dagli Achei. E a proposito di eroi, più volte Papa Francesco ha ricordato che il vero eroismo dell’uomo non consiste nel non cadere, ma nel rialzarsi una volta caduto e, in una recente intervista, parlando di sport ha sottolineato che «chi vince non sa quello che si perde», perché, ogni uomo che vive sotto il sole lo sa, che la sconfitta è sempre più feconda della vittoria: il seme che muore porta molto frutto.

A.M.