Le conclusioni dell’assemblea generale del Consiglio episcopale latinoamericano

Per una rinnovata missionarietà

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22 maggio 2021

«Abbiamo svolto, in spirito di comunione e fraternità, uno sguardo contemplativo sulla realtà latinoamericana e caraibica, con una visione universale di speranza. Allo stesso modo, abbiamo illuminato quella realtà dai fondamenti teologici, ecclesiologici e pastorali del processo di rinnovamento e ristrutturazione del Celam approfondita in una proposta di approccio pastorale, come Chiesa sinodale in uscita, per lo sviluppo umano e integrale delle persone e delle comunità». In questi termini sono stati riassunti i lavori della trentottesima assemblea generale del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), svoltasi dal 18 al 21 maggio in modalità virtuale e conclusasi con la diffusione di un comunicato rivolto alle conferenze episcopali dell’America latina e dei Caraibi.

L’assise, si legge nella nota, è stata anche l’occasione per riflettere, tra le altre cose, sul cammino della Conferenza ecclesiale dell’Amazzonia, raccogliendo «istanze di ascolto, dialogo e rinnovato dinamismo evangelizzatore per le nostre Chiese». L’approvazione assembleare del progetto riguardante la nuova struttura pastorale del Celam è, scrivono i presuli, la naturale conclusione «di un lungo e intenso itinerario di discernimento che ha coinvolto tanti e diversi agenti pastorali e istituzioni ecclesiali», richiedendo «numerose consultazioni attraverso le quali si è svolto e operato uno specifico esercizio della sinodalità ecclesiale e della collegialità episcopale». Un complesso lavoro per rendere ancora più concreto il servizio che l’organismo ecclesiale è chiamato a compiere nei prossimi anni «a favore delle conferenze episcopali e di tutte le Chiese particolari del continente», tengono a precisare i vescovi.

Tutto questo in chiave, oltre che di sinodalità, di «collegialità e conversione integrale, con voce profetica, visione integrativa continentale, articolando una rete di reti e promuovendo decentramento e rilevanza», nella specifica direzione di un contributo efficace per il magistero della Chiesa.

Sulla base di questi assunti, si osserva nel comunicato, ecco come il documento rappresenti un vero e proprio strumento per indicare e favorire «in tutti i membri del popolo di Dio un’esperienza personale e comunitaria con Gesù Cristo», incoraggiando non solo la comunione e la collegialità delle Chiese latinoamericane ma anche «l’opzione preferenziale per i poveri e la cura della casa comune come segni visibili della presenza del regno di Dio in mezzo a noi». Tutti i presuli sono pertanto chiamati a far parte di questo programma, come «discepoli missionari» che seguono la Parola, «configurati con i sentimenti del Buon Pastore» e messi in grado di arricchire la società con un rinnovato spirito evangelizzatore.

Proprio sul ruolo fondamentale della missionarietà nel rinnovo delle strutture del Celam ha posto l’accento il cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi e presidente della Pontificia commissione per l’America Latina, il quale nel suo intervento ha sottolineato la necessità di «superare la tentazione di fermarsi alla dimensione della denuncia», per passare invece a quella «dell’annuncio della vita nuova offerta da Cristo»; di qui l’esortazione a compiere tutti gli sforzi possibili, guardando al recente “motu proprio” di Papa Francesco Antiquum ministerium, «per un servizio che parta dal basso» e porti alla «conversione del cuore».