· Città del Vaticano ·

«Scrivere per dire sì al mondo» di Leonardo Colombati

L’avventura delle parole

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06 maggio 2021

Sei più Ulisse o sei più Amleto? Questo non è uno di quei test a crocette sulla tipologia di personalità posseduta, ma la domanda delle domande, una su tutte, che emerge leggendo il saggio di Leonardo Colombati Scrivere per dire sì al mondo. Quello che i grandi autori ci insegnano sull’arte e sulla vita (Milano, Mondadori, 2021, pagine 312, euro 20). Un libro passe-partout perché capace di introdurre, chi lo legge, nelle stanze della letteratura, fatta di una miriade di personaggi, ciascuno dei quali è tuttavia riconducibile a due distinte categorie. Da un lato ci sono gli Ulisse, «protagonisti dei romances, storie che raccontano le peripezie — avventurose, tragiche o comiche — di un eroe che dall’inizio alla fine rimane sempre uguale a se stesso», e dall’altro, naturalmente, gli Amleto, il cui «carattere muta con il succedere degli eventi che costituiscono i novels».

Ciò che Colombati realizza è dunque un excursus letterario, utile sia a chi ama leggere sia a chi ama scrivere; anzi fondamentale, soprattutto, per chi della lettura e della scrittura ha fatto o vuole fare un mestiere. Oltre ai personaggi dei volumi di ogni tempo, l’autore passa pure in rassegna incipit, trame, strutture, stili, dimensioni spaziali e temporali, citazioni; l’amore inteso come autentico tema poetico, immaginazioni e visioni, regalando aneddoti (ad esempio quelli sulla pratica costante della scrittura in Graham Greene o Alice Munro) e la possibilità di compiere un vero e proprio viaggio. D’altronde, credere fermamente che la letteratura sia essere qui e altrove oppure indossare le vesti di quell’uomo o di quell’altra donna non rappresenta un luogo comune ma fotografa quel che accade sul serio.

Non è comunque esclusivamente la penna del critico e dell’addetto ai lavori quella che viene utilizzata dall’autore: il libro racconta sì come i libri-modello degli altri siano (stati) costruiti, ma rappresenta anche un diario personale, un’autobiografia sentimentale, in cui Colombati, ancora una volta, fa emergere la passione che nutre e si può nutrire verso certi scrittori, verso certi testi. All’interno del libro si rintracciano — e la monumentale bibliografia ne è conferma — richiami a Borges, Dante, Flaubert, Kafka, Joyce, Proust con le sue madeleines e poi, solo per citarne alcuni, ad Anna Karenina, Falstaff, Don Chisciotte e Lolita, insieme a quegli altri concentrati di lettere («Da precisi raggruppamenti di lettere — sempre le stesse — scaturiscono eroi immortali»), che scandiscono vite, esistenze, diventandone a volte la ragione principale, il motore delle cose.

Pertanto c’è tutto questo — una biblioteca che non ha fine — in Scrivere per dire sì al mondo, in cui si cerca inoltre di rispondere al motivo per cui gli uomini scrivano/leggano e anche all’interrogativo ultimo, che poi è il seguente: «Che cos’è la letteratura?». O meglio: «Esiste un criterio oggettivo per decretare che un testo scritto abbia i crismi della letteratura?» . Le risposte possono, per l’appunto, essere molte, moltissime, però, al di là della citata oggettività, ogni uomo, su ciò che ha a che fare con la letteratura, coi libri e con la scrittura e sul perché si continuino a portare avanti tali “momenti”, ha una giustificazione intima, segreta, profondissima. Lo dice l’autore nella prefazione, rivelando le sue di ragioni. «Leggere e scrivere sono due attività che ho sempre associato all’avventura. Fare esperienza della letteratura significa entrare dentro le strampalate storie di Pippi Calzelunghe, palpitare per le sorti di Jolanda, la figlia del Corsaro Nero, correre dietro a Topolino nel paese dei califfi o a Tintin sulle montagne di cristallo, innamorarsi dell’incantevole Sophia Western e prendersela con Tom Jones (…). Anche quando scrivo, cerco quello che non so di me stesso e del mondo che mi circonda. Vado all’avventura».

Un’avventura bellissima, insomma, lunga secoli e di cui è difficile stancarsi, perché, in fin dei conti, è davvero complicato stancarsi di essere Ulisse, di essere Amleto o di essere, in un modo o nell’altro, entrambi.

di Enrica Riera