· Città del Vaticano ·

Giornata internazionale del multilateralismo e della diplomazia per la pace

Soluzioni comuni
per le sfide di tutti

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24 aprile 2021

Una riaffermazione della Carta delle Nazioni Unite e dei suoi principi di risoluzione delle controversie tra i Paesi con mezzi pacifici. Questa, in sintesi, la motivazione con cui l’Assemblea generale dell’Onu ha adottato, il 12 dicembre 2018, la risoluzione per istituire la Giornata internazionale del multilateralismo e della diplomazia al servizio della pace, che si celebra il 24 aprile. Oltre settant’anni dopo la sua nascita, avvenuta sulle macerie della seconda guerra mondiale, l’Onu ha ritenuto necessario ribadire la ragione stessa della sua esistenza e della sua attività: la diplomazia è lo strumento preferibile per prevenire i conflitti o almeno per risolverli nel minore tempo possibile. Resta tuttavia da spiegare perché l’istituzione della Giornata sia avvenuta proprio nel 2018, mentre già negli anni precedenti si erano verificati innumerevoli conflitti internazionali, «una guerra mondiale a pezzi», come li definì Papa Francesco.

La ragione va forse cercata nel fatto che negli ultimi anni il multilateralismo, inteso come strumento non solo di pace ma anche di confronto internazionale, è stato messo in discussione come non mai. Il 2018, ad esempio, è stato l’anno della feroce guerra commerciale intrapresa dagli Stati Uniti contro la Cina, uno scontro in nome dell’isolazionismo, portato avanti al di fuori del contesto giuridico internazionale (l’Organizzazione mondiale del commercio) in cui queste diatribe dovrebbero essere affrontate. Qualche mese prima, l’allora amministrazione statunitense — che di lì a poco si sarebbe anche ritirata dall’intesa internazionale sul nucleare iraniano — aveva annunciato l’uscita dall’Accordo di Parigi, faticosamente raggiunto nel 2015 per cercare di lenire, con un approccio multilaterale, i devastanti effetti del mutamento climatico.

Andando ancora un po’ indietro nel tempo, si può ricordare lo strappo della Brexit, che ha avviato il lungo e tortuoso cammino di uscita del Regno Unito dall’Unione europea.

Gli anni immediatamente precedenti al 2020, hanno quindi segnato l’affermazione di politiche improntate all’isolazionismo, a scelte che magari hanno anche pagato in termini elettorali, ma che hanno seriamente messo in discussione l’utilità e la sopravvivenza stessa delle istituzioni sovranazionali. Basti solo pensare agli attacchi condotti contro l’Organizzazione mondiale della sanità per la gestione della pandemia. Una pandemia tragica e devastante, giunta però a ricordare che, come sottolinea spesso il Santo Padre, siamo tutti nella stessa barca. Nessuno può salvarsi da solo, perché tutti saremo minacciati finché nel mondo ci sarà anche un solo focolaio di malattia.

A ribadirlo è stato anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, nel messaggio diffuso per la Giornata di quest’anno. «La pandemia del covid-19 — afferma Guterres — ci rammenta tragicamente di come siamo tutti profondamente interconnessi. C’è un bisogno chiaro e urgente di concrete soluzioni multilaterali, fondate su azioni comuni che travalichino le frontiere per il bene di tutta l’umanità, a cominciare dalla distribuzione equa di vaccini intesi come bene pubblico comune». Quella evidenziata da Guterres è una necessità che va ben oltre la pandemia, e che comprende tutte le minacce transnazionali con cui l’umanità è attualmente alle prese: la crisi climatica; l’inquinamento di aria e acqua; la proliferazione di armi di distruzione di massa; lo sviluppo di nuove tecnologie in assenza di norme e principi concordati. C’è bisogno di un multilateralismo più connesso, più coinvolgente con un accresciuto livello di coordinamento tra organizzazioni regionali e internazionali, istituzioni finanziarie internazionali e alleanze tra pubblico e privato. Occorre un multilateralismo inclusivo, che nasca dalla base, che non riguardi solo istanze nazionali o internazionali, ma attinga a società civile, mondo imprenditoriale, autorità locali e regionali per condividere il potere in maniera più estesa e giusta. «Ne abbiamo bisogno adesso — ribadisce Guterres — per emergere con sicurezza dalla pandemia, affrontare la crisi climatica e costruire comunità e società più forti e salde». Per il bene dei popoli e del pianeta.

di Giuseppe Fiorentino