· Città del Vaticano ·

Il tempo donato per ripartire insieme

Appuntamento in Galilea

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10 aprile 2021

Pasqua 2021: mi trovo come volontario nell’Hub delle vaccinazioni della Fiera di Cremona. È festa, ma non ci si ferma. Lo esige questo tempo di pandemia. Lo chiedono gli occhi che vedi sopra la mascherina, in attesa del vaccino e colmi di speranza. Ci sono medici, infermieri, personale sanitario, addetti al Cup: alcuni pagati, altri volontari. Riconosci i volti di medici già in pensione e conosciuti nell’ospedale cittadino in passato. Tutti insieme per rispondere alla campagna vaccinale in una terra dove il covid ha mietuto numerose vittime dalla prima ondata. Quasi ogni famiglia ha perso un parente; molte persone hanno pianto un vicino di casa, un amico o un conoscente.

Non c’è ressa, anzi. Forse la festa ha spinto a non chiamare molta gente. Poi molto dipende dagli orari. Ci sono momenti di fila e momenti di deserto. L’organizzazione delle chiamate si deve ancora oliare. La gente che arriva per farsi vaccinare è composta da anziani, disabili, malati e qualche operatore sociale. Per tutti, l’accoglienza è con un «buona Pasqua!» di rito: l’augurio precede la richiesta del nome e dei documenti. C’è chi è arrivato per la prima volta e chi è alla seconda dose. Si scioglie così qualche preoccupazione e le persone si sentono rassicurate. Sentono di essere in buone mani, anche grazie al tratto cordiale di chi accoglie e ai modi di fare del personale sanitario. Quando si incrociano i sorrisi degli occhi, allora scatta qualcosa: si passa dal piano di vaccinazione anti-covid al gesto sociale di reciproco riconoscimento.
Non è scontato.

In pochi giorni si è mobilitato un mondo per garantire le ore necessarie di volontariato perché la macchina organizzativa potesse funzionare al meglio. All’esterno c’è la Protezione civile; all’ingresso l’Auser e all’interno della struttura fieristica adibita ad Hub opera l’Associazione Siamo Noi, che ordinariamente presta servizio al Pronto Soccorso cittadino. In tempi straordinari, però, l’Associazione ha organizzato un reclutamento altrettanto straordinario per far fronte all’emergenza sanitaria delle vaccinazioni. Per garantire una copertura di sedici volontari per ogni turno di tre ore, ne servono quasi 450 a settimana. Si è aperta la gara di solidarietà. Hanno risposto pensionati, insegnanti, studenti universitari, professionisti, dirigenti d’azienda, aderenti ad associazioni come Rotary o Lions, preti e seminaristi, persone che hanno perso il lavoro a causa della pandemia, mamme e papà... Meraviglia che gente di estrazione sociale e culturale così diversa si ritrovi nello stesso ambiente con la medesima motivazione: dare una mano. Ciò serve agli altri che hanno bisogno, ma aiuta anche a comprendere la propria umanità. Nessuno è così povero da non poter condividere del tempo, come il Samaritano evangelico. Molti ne escono trasformati. C’è persino chi per la prima volta presta servizio e non nasconde il fatto che questa esperienza gli ha aperto un mondo. Forse per molti nulla sarà davvero come prima. Sperimentano cosa voglia dire quello che Papa Francesco ha ripetuto a più riprese: «Nessuno si salva da solo». In pettorina gialla fanno attività di accoglienza, di smistamento per l’anamnesi, di accompagnamento, di aiuto nella compilazione dei moduli, di indicazione ai diversi passaggi. In ogni turno c’è un’umanità che si incrocia. Ne escono tutti arricchiti, in una dinamica win-win che non smette di sorprendere. Ne guadagna la struttura sanitaria territoriale, che ha un servizio continuativo gratuito. Ne guadagnano le persone che arrivano per farsi vaccinare: incontrano gente disponibile che rassicura e offre indicazioni. Ne guadagnano i volontari, che imparano sulla loro pelle quanto le ore donate agli altri siano la vera assicurazione a vita nella società.

È Pasqua. È ancora fresco nella mente l’annuncio del vangelo della Veglia: «Egli vi precede in Galilea. Là lo vedrete, come vi ha detto» (Mc 16, 7). Viene quasi spontaneo associare l’Hub vaccinazioni alla Galilea evangelica. La Galilea, infatti, è il luogo degli inizi. Da lì era partito il primo gruppo dei discepoli, lungo il lago di Tiberiade. È il luogo dell’entusiasmo e del coraggio. In modo analogo, dalle Hub vaccinali potrebbe ripartire un nuovo inizio. Non per tornare come prima. Ma per fare il salto di qualità: una nuova comunità, un nuovo modo di stare insieme, dove lavoro e volontariato, impegno e gratuità esprimono quella solidarietà che tanto è mancata in questi anni. La Galilea, inoltre, è zona di confine, dove c’è mescolanza di differenti provenienze. Non è il luogo della purezza ma della contaminazione. Così l’Hub vaccinale non seleziona per appartenenze sociali, politiche, religiose o altro. Usa il criterio dell’età e della fragilità. E i volontari presenti, pur provenienti da esperienze sociali, familiari e umane molto diverse tra loro, si ritrovano nell’unico obiettivo del servizio alle persone fragili. Tutti fratelli e sorelle.

Qualora ci fosse una indicazione stradale per le città dopo il covid, essa porterebbe in questa direzione.
Si intravedono gli inizi di un rinnovamento sociale, di un nuovo possibile impegno civile e di una nuova presenza della Chiesa. Per chi sa leggere gli eventi, non è difficile trovare qui germogli di futuro. Una nuova Galilea, dove forse il Risorto ci ha dato appuntamento. Vietato mancare.

di Bruno Bignami