Dieci milioni di migranti
sparsi in 100 nazioni

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15 marzo 2021

A nome dei «filippini delle 7.641 isole del Paese» e degli oltre «dieci milioni di migranti filippini che vivono in quasi cento Paesi nel mondo», è stato il cardinale Louis Antonio G. Tagle, prefetto della Congregazione per l’evangelizzazione dei popoli, a ringraziare il Papa al termine della messa nella basilica Vaticana. «Facciamo tesoro — ha detto — della sua premura per noi e per tutti i migranti presenti a Roma, costantemente manifestata dal suo vicario il cardinale Angelo De Donatis, dal direttore dell’ufficio diocesano Migrantes, monsignor Pierpaolo Felicolo, e dal cappellano del Centro filippino, padre Ricky Gente», i quali hanno tutti concelebrato con il Pontefice.

Ricordando l’arrivo cinquecento anni fa «della fede cristiana nella nostra terra», il cardinale Tagle ha sottolineato come oggi le Filippine siano il terzo Paese al mondo per numero di cattolici. Da qui la gratitudine a Dio per i missionari pionieri giunti nel 1521, «le congregazioni religiose, il clero, le nonne e i nonni, le madri e i padri, gli insegnanti, i catechisti, le parrocchie, le scuole, gli ospedali, gli orfanotrofi, gli agricoltori, i braccianti, gli artisti e i poveri la cui ricchezza è Gesù». Perché è grazie a queste persone, ha spiegato, che «i cristiani filippini hanno continuato a ricevere la fede, una fonte di speranza di fronte alla povertà, alla disuguaglianza economica, agli sconvolgimenti politici, ai tifoni, alle eruzioni vulcaniche, ai terremoti e persino all’attuale pandemia».

Dopo aver riconosciuto «il grande contributo della fede cristiana nel plasmare» la cultura della nazione, il cardinale Tagle ha di nuovo rivolto il pensiero ai migranti: «Abbiamo lasciato le nostre famiglie — ha chiarito — non per abbandonarle, ma per prenderci cura di loro e del loro futuro. Per amore loro, sopportiamo il dolore della separazione». E «quando arrivano i momenti di solitudine troviamo la forza in Gesù che viaggia con noi, Gesù che si è fatto bambino e si è fatto conoscere come il Nazareno che ha portato la Croce per noi», ha aggiunto riferendosi alle due grandi devozioni popolari del Santo Niño di Cebu e del Nazareno Nero. In particolare, ha rimarcato, «quando ci mancano le nostre famiglie, ci rivolgiamo alla parrocchia, la nostra seconda casa. Quando non c’è nessuno con cui parlare, apriamo il cuore a Gesù nel Santissimo Sacramento e meditiamo sulla sua parola. Ci prendiamo cura dei bambini a noi affidati come se fossero i nostri figli e degli anziani come se fossero i nostri genitori. Cantiamo, sorridiamo, ridiamo, piangiamo e mangiamo. Preghiamo affinché attraverso i nostri migranti filippini, il nome di Gesù, la bellezza della Chiesa e la giustizia, la misericordia e la gioia di Dio, possano raggiungere i confini della terra». E «qui a Roma, quando ci mancano i nostri nonni, sappiamo di avere un Lolo Kiko», ha concluso ricordando l’appellativo con cui i giovani filippini acclamavano Papa Francesco durante il suo viaggio nella loro terra dal 15 al 19 gennaio 2015.

Il vescovo di Roma e i concelebranti hanno fatto ingresso in basilica verso le 10 e processionalmente hanno raggiunto l’altare della Cattedra, preceduti da sei rappresentanti della comunità filippina. In abiti tradizionali e tutti con la mascherina protettiva sul viso — così come fedeli ammessi — portavano la croce di Magellano che l’esploratore e navigatore portoghese ordinò di piantare sull’isola di Cebu e la statuina lignea del Santo Niño.

Danze, suoni, canti e inni filippini hanno scandito il rito durante il quale le letture sono state proclamate in inglese (la prima — Cronache 36, 14-16. 19-23 — e il Salmo responsoriale, che era il 136), in tagalog (la seconda, Efesini 2, 4-10) e in italiano (il vangelo di Giovanni 3, 14-21). Anche il Padre nostro è stato recitato nella principale lingua filippina, così come il canto mariano finale Maria, Rayna sa Pilipinas, durante il quale due bambini con una coroncina sul capo, accompagnati dalla loro mamma, hanno deposto due cesti di fiori ai piedi del quadro della Vergine collocato sull’altare, mentre il Papa pregava davanti ad esso.