· Città del Vaticano ·

Un anno fa la prima messa in diretta da Santa Marta

Vicino nella distanza

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
09 marzo 2021

Si dice “come un fulmine a ciel sereno” quando un evento cambia improvvisamente la vita. Un fulmine porta anche luce e allora in quel bagliore si può intravedere un orizzonte di speranza. C’è la pandemia che soffoca, immobilizza l’esistenza, costringe ad alterare equilibri di lavoro, in casa e toglie anche il nutrimento dell’Eucaristia. È una scelta, quest’ultima, che nasce dall’esigenza di arginare i contagi. In Italia i numeri fanno impressione, muoiono quasi mille persone al giorno. La luce si accende sulla dedizione di medici, infermieri, donne delle pulizie, commessi dei supermercati e si attenua sulla vita dei più fragili, gli anziani “memoria” e “radici profonde” per il futuro, come ama definirli il Papa.

È in questo smarrimento che tutti sentono, nella solitudine che in tanti vivono, nella paura di ammalarsi che Francesco sceglie di farsi prossimo. Offre la sua vicinanza di padre permettendo a chiunque di prendere parte, a partire dal 9 marzo 2020, alla Messa delle 7 del mattino che, ogni giorno, celebra a Casa Santa Marta. Quell’evento, fino allora raccontato in sintesi dalle cronache dei media vaticani e riservato a piccoli gruppi, diventa alla portata di tutti. Il Papa in diretta televisiva celebra l’Eucaristia, mostrando subito il senso di quella scelta: «In questi giorni, offrirò la Messa per gli ammalati di questa epidemia di coronavirus, per i medici, gli infermieri, i volontari che aiutano tanto, i familiari, per gli anziani che stanno nelle case di riposo, per i carcerati che sono rinchiusi. Preghiamo insieme questa settimana, questa preghiera forte al Signore: “Salvami, o Signore, e dammi misericordia. Il mio piede è sul retto sentiero. Nell’assemblea benedirò il Signore”».

“Preghiera forte”: dice Francesco, una preghiera che si leva dalla sua Casa per diventare respiro del mondo. Un’unica voce che unisce, che fortifica la comunità, che aiuta a non arrendersi alla disperazione. Ogni giorno il Papa ha un pensiero per chi è in difficoltà: le mamme in attesa, i bambini lontani dalla scuola e che di fretta non hanno nemmeno salutato maestre e compagni, gli artisti dotati «di creatività molto grande» che «per mezzo della strada della bellezza — aveva detto il 27 aprile 2020 — ci indicano la strada da seguire».

Quel prendere per mano il gregge smarrito ha un eco incredibile, anche in Cina seguono quotidianamente le Messe del Papa. Il 18 maggio, dopo oltre due mesi e con la possibilità di riprendere le celebrazioni in presenza, Francesco interrompe questa consuetudine perché, come aveva detto il 17 aprile, «l’ideale della Chiesa è sempre con il popolo e con i Sacramenti. Sempre».

di Benedetta Capelli