Libro-testimonianza di un malato oncologico

«Io voglio vivere»

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20 febbraio 2021

«La mia storia potrebbe sembrare come quella di tanti altri pazienti. Ci si ammala di cancro, si descrive il calvario della chemio, la perdita dei capelli, le sofferenze, la guarigione. Tutto questo accomuna le storie dei malati oncologici. Ma la mia ha un significato speciale»: parole di Giacomo Giurato che nel suo secondo libro-testimonianza Io voglio vivere (Palermo, CeSVoP, 2020, pagine 132, edizione non commerciabile) percorre con serenità, ironia e coraggio le tappe che hanno segnato per sempre la sua vita, rivolgendo un pensiero particolare a tutti i suoi “amici guerrieri” che lottano quotidianamente contro quel male incurabile che molti preferiscono non citare. Questa seconda fatica letteraria di Giurato mette in evidenza le testimonianze di amici e di medici che raccontano la vivacità e la voglia di vivere del protagonista e di chi, come lui, è affetto da malattie rare. L’autore, siciliano di Gela, 54 anni, nel 2010 scopre, quasi per caso, di essere affetto da neoplasia del midollo osseo, la mielofibrosi. Intuisce subito che si tratta di una cosa seria e rivolgendosi alla dottoressa che gli diagnostica la malattia le dice: «Tranquilla, l’importante è che ci sia la salute». E già, ma è proprio la salute che da quel momento gli viene a mancare e che lo avrebbe sottoposto a dure prove e a viaggi della speranza in lungo e in largo.

Giacomo non si è mai dato per vinto. Continua ancora oggi a lottare con la stessa caparbietà di sempre, convinto che nulla avviene per caso. Come quando, era il 1980, la madre ultraquarantenne diede alla luce una bambina, Margareth. La donna rischiava di morire per un’emorragia. Giacomo, bambino, è lì in ospedale e non esita a donare il sangue alla propria mamma. «Il mio gesto, che è alla portata di ognuno di noi, ha permesso a mia madre di regalare la vita a mia sorella. Sarà lei stessa, un giorno, a restituirmi, donandomi il suo midollo, il bene più prezioso che il Signore ci ha donato: la vita. La vita — ricorda l’autore — è un dono di Dio e il modo in cui la viviamo rappresenta il nostro grazie al Signore per averla ricevuta. È un dono che si deve accettare, condividere e poi restituire senza pretendere nulla in cambio». Giacomo, impegnato nel volontariato fin dall’adolescenza, nel suo libro sostiene che ogni piccolo gesto riferito al dono, al dono del sangue, di organi, di midollo diventa grande «perché non riceverai mai un grazie. È proprio questo che diventa straordinario». Nel dedicare tutta la sua vita agli altri ha sacrificato la famiglia e anche se stesso, ma rifarebbe le stesse cose migliaia di volte ancora «perché raccogliere il sorriso di chi soffre, soprattutto bambini, ti riempie così tanto di speranza e ottimismo da poterne fare dono agli altri». E non a caso il suo volume non può essere venduto nelle edicole ma solo “acquistato” con donazioni libere al fine di contribuire alla ricerca scientifica.

L’autore, presidente e fondatore della sezione gelese dell’Associazione donatori midollo osseo, è il compagno di banco che tutti vorremmo avere e chi scrive ha avuto la fortuna di condividere con lui i cinque anni delle scuole elementari, fianco a fianco: sempre con il sorriso stampato sul volto e la fede in Dio che lo accompagna dalla nascita. Lo stesso sorriso che rivolge a Papa Francesco nell’ottobre del 2016 durante un incontro a piazza San Pietro e poi, il 15 settembre 2018, a Piazza Armerina in occasione della visita pastorale del Pontefice. Quel giorno Giacomo è lì perché fa parte del Coro polifonico perfetta letizia. In possesso di un pass disabili, quasi per caso si ritrova di fronte a Francesco. Il vescovo di Piazza Armerina, Rosario Gisana, disse al Papa: «Santo Padre, Giacomo appartiene alla nostra diocesi e nonostante la sua condizione di malato spende la sua vita per gli altri». E ancora oggi continua con amore e impegno ad aiutare tutti quelli che condividono con lui la stessa sofferenza e le stesse speranze perché «quando affronti una malattia puoi vincere o perdere ma quando ti prendi cura di una persona vinci sempre».

di Francesco Ricupero