Nella capitale la polizia usa proiettili di gomma per disperdere i manifestanti

Alta tensione in Myanmar

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09 febbraio 2021

Resta molto alta la tensione in Myanmar, nel quarto giorno consecutivo di protesta contro il colpo di stato militare. Nonostante i divieti imposti dall'esercito — che una settimana fa ha preso il potere poche ore prima dell’inizio della nuova legislatura in Parlamento — anche oggi sono segnalate in tutto il Paese del sudest asiatico manifestazioni e cortei. Nella capitale, Naypyidaw, la polizia in assetto antisommossa ha usato ripetutamente proiettili di gomma per disperdere i manifestanti che si rifiutavano di lasciare la piazza. Ci sarebbero dei feriti. A Yangon e in altre città, le forze dell’ordine si sono invce limitate a impedire l’accesso ai palazzi governativi. Cortei di protesta anche a Mandalay, capoluogo della provincia omonima e porto commerciale sul fiume Irrawaddy, dove i militari golpisti hanno imposto la legge marziale.

Ieri sera, il capo delle forze armate, il generale Min Aung Hlaing, è apparso in televisione per giustificare il colpo di stato, motivandolo con non meglio precisati «brogli elettorali» nelle elezioni legislative dello scorso novembre — vinte nettamente dalla Lega nazionale per la democrazia, il partito del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, arrestata assieme al presidente del Myanmar — e annunciando nuove inchieste sulle presunte irregolarità. «Stiamo indagando sulle autorità responsabili di queste frodi elettorali», ha precisato il generale nella prima dichiarazione pubblica del capo dell’esercito dal colpo di stato del primo febbraio. Ma sono spiegazioni che non hanno convinto la popolazione, soprattutto i giovani, che incuranti dei divieti e delle minacce — «provvedimenti saranno presi contro le infrazioni che mettono in pericolo la stabilità del Paese e la sicurezza pubblica», ha ammonito due giorni fa la televisione di stato controllata dai generali — proseguono a scendere in strada.

Intanto, il Governo della Nuova Zelanda ha sospeso tutti i suoi contatti politici e militari di alto livello con il Myanmar. Lo ha reso noto oggi il primo ministro, Jacinda Ardern, facendo diventare la Nuova Zelanda il primo Paese al mondo a isolare la giunta militare di Naypyidaw dopo il golpe.

E da Canberra, l’Australia ha fatto sapere che sta riesaminando i suoi impegni di aiuti al Myanmar, non escludendo sanzioni finanziarie contro Naypyidaw, mentre ha chiesto l’immediato rilascio dell’accademico australiano Sean Turnell, consigliere economico di Suu Kyi, prelevato da ufficiali militari nell’hotel di Yangon dove risiedeva e portato in una stazione di polizia. Turnell è il primo straniero finora detenuto dopo il colpo di stato. Diplomatici australiani — informano i media australiani — erano sul punto di farlo trasferire in una località sicura, quando i militari hanno fatto irruzione nell’hotel e l'hanno arrestato.

Il ministro degli Esteri di Canberra, Marise Payne, ha confermato che l'Australia sta rivedendo gli accordi di addestramento dei militari del Myanmar ed i programmi di aiuti, compresa la donazione di vaccini, oltre a considerare l’imposizione di sanzioni.

Da Washington, il dipartimento di Stato americano ha reso noto che i militari golpisti in Myanmar hanno negato ad emissari degli Stati Uniti la possibilità di incontrare Aung San Suu Kyi, agli arresti domiciliari dal primo febbraio con l'accusa di importazione illegale di walkie-talkie. Lo ha confermato durante una conferenza stampa il portavoce del dipartimento, Ned Price.