· Città del Vaticano ·

Si chiude il Giubileo per il 125° anniversario dell’evangelizzazione della Costa d’Avorio

Verso una nuova partenza

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18 gennaio 2021

Per la Chiesa in Costa d’Avorio il mese di gennaio è segnato da due importanti appuntamenti: l’assemblea plenaria della Conferenza episcopale (Ceci), dedicata in particolare al tema dell’istruzione dei giovani, e le celebrazioni conclusive del Giubileo indetto in occasione del 125° anniversario dell’evangelizzazione del Paese. Risale, infatti, al 1895, la creazione della Prefettura apostolica della Costa d’Avorio, separata dall’attuale arcidiocesi di Cape Coast, in Ghana, ed affidata ai religiosi della Società delle Missioni Africane.

Ad evidenziare il significato di questi due grandi eventi è don Emmanuel Wohi Nin, segretario generale della Ceci, in un’intervista rilasciata alla Radio nazionale cattolica. Riguardo alla plenaria, aperta oggi e in programma fino al 24 gennaio nella diocesi di Grand-Bassam, il sacerdote indica che all’ordine del giorno ci sono anche altri argomenti relativi al ministero episcopale e alla vita delle diocesi. I vescovi discuteranno inoltre della tutela della dottrina da interpretazioni errate e dell’implementazione della spiegazione corretta della Parola di Dio.

In apertura, i presuli hanno presentato l’Accademia cattolica della Costa d’Avorio, composta da chierici e laici. Il suo ruolo è la riflessione e la produzione intellettuale connesse alla fede cattolica, ha spiegato il segretario generale a «La Croix». Quando è stato annunciato il progetto per creare questa nuova struttura, la Ceci aveva identificato tredici discipline — tra cui politica, medicina, economia, teologia, sociologia, antropologia, arti, diritto — e aveva già ricevuto proposte di nominativi di esperti che potevano essere consultati per la redazione di dichiarazioni pastorali in questi vari campi. Lo statuto dell’Accademia prevede 45 membri e quattro commissioni: scienze esatte; scienze sociali e umane; scienze ecclesiastiche; letteratura, arte e cultura. Il suo segretario generale è don Francis Barbey, della diocesi di San Pedro-en-Côte-d’Ivoire, docente universitario e specialista in educazione ai media. I dossier sottoposti alla riflessione dai vescovi permetteranno anche scambi sulla vita della Chiesa e di quella del Paese per individuare prospettive. Si parlerà inoltre di un progetto per creare un’unità universitaria nella città di Yamoussoukro, della costruzione della Città della pace, un progetto immobiliare avviato dalla Ceci a Abidjan, nonché dei media cattolici.

Quanto alle celebrazioni conclusive del Giubileo, il segretario della Ceci ricorda che esse sono in programma sempre a Grand-Bassam. Sono previsti tempi di preghiera, adorazione e intercessione. «Un Giubileo è la festa della presenza di Dio, un momento di ringraziamento, di impegno e di fedeltà al Vangelo — ha affermato il sacerdote alla Radio nazionale cattolica — l’annuncio del Vangelo deve riscoprire l’ardore degli inizi dell’evangelizzazione del continente africano». Da qui il richiamo del responsabile alla «gratitudine», per «imparare dall’entusiasmo dei tanti missionari che hanno sacrificato la loro vita per portare la Buona Novella ai loro fratelli africani».

Le celebrazioni per i 125 anni dell’evangelizzazione della Costa d’Avorio sono iniziate tre anni fa, sotto l’ispirazione di monsignor Raymond Ahoua, vescovo di Grand-Bassam. Questo Giubileo, secondo l’episcopato ivoriano, è certamente il punto di partenza di una nuova tappa dell’evangelizzazione del paese, di cui tutti ora saranno testimoni. Per questo ci vorrà un cambio di mentalità e di comportamento, come sottolinea Wohi Nin: «Dobbiamo imparare a passare da un cristianesimo con poche radici a una vita di fede più dinamica, più impegnata nella costruzione della Chiesa e nella costruzione del Paese, al centro di tutti gli sconvolgimenti socio-culturali, religiosi, economici e politici che ci stanno lacerando».

di Charles de Pechpeyrou