· Città del Vaticano ·

L’Onu richiama Israele: garantisca il vaccino
ai palestinesi nei territori

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16 gennaio 2021

Nei territori palestinesi, secondo l’ultimo bilancio dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), sono stati registrati più di 167.000 casi di covid-19, e oltre 1.784 decessi. E per gli esperti delle Nazioni Unite, Michael Lynk, relatore speciale sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati, e Tlaleng Mofokeng, relatore speciale sul diritto alla salute: «Infezioni e decessi sono aumentati costantemente nelle ultime settimane». Inoltre, l’arrivo dei vaccini, ordinati dall’Autorità palestinese, non è previsto in Cisgiordania e a Gaza prima di molte settimane. «Ciò significa che più di 4,5 milioni di palestinesi rimarranno non protetti ed esposti al coronavirus, mentre i cittadini israeliani che vivono nelle vicinanze e tra loro — compresa la popolazione di coloni israeliani — saranno vaccinati» hanno avvertito gli esperti che ricordano come «il diritto internazionale in materia di diritti umani, che si applica pienamente al territorio palestinese occupato, stabilisce che ogni persona ha diritto alla migliore salute fisica e mentale che è in grado di ottenere». Infatti, se ai palestinesi residenti nella Gerusalemme Est occupata è stato offerto il vaccino, questo non è successo per gli altri cittadini che vivono in Cis-giordania e a Gaza. «La negazione della parità di accesso all’assistenza sanitaria, ad esempio sulla base dell’etnia o della razza, è discriminatoria e illegale» hanno insistito i due relatori speciali. Preoccupazione, inoltre è stata espressa dai due esperti Onu per il fatto che il servizio penitenziario israeliano sia stato incaricato dal ministero della Pubblica Sicurezza «di non vaccinare i detenuti palestinesi reclusi nelle prigioni di sicurezza», nonostante l’elevato rischio di infezione tra i detenuti. «Come potenza occupante, Israele è obbligato, ai sensi della quarta Convenzione di Ginevra, a mantenere i servizi sanitari nei territori occupati, nella piena misura dei suoi mezzi» hanno detto ancora i due esperti sottolineando che «la responsabilità ultima dei servizi sanitari rimane quella della potenza occupante fino alla fine completa dell’occupazione». «Durante la guerra del Golfo del 1991 — hanno ricordato i rappresentanti Onu — la Corte Suprema israeliana ordinò al comandante militare israeliano di distribuire maschere antigas ai palestinesi che vivevano sotto occupazione, nello stesso modo in cui aveva consegnato maschere a tutti gli israeliani. Era necessario, infatti trattare tutti allo stesso modo». Dunque, ora Israele non deve fare «discriminazione tra gli abitanti».

Infine, i due esperti delle Nazioni Unite hanno invitato l’Autorità palestinese e l’amministrazione de facto a Gaza a cooperare con Israele nell’attuazione di un programma globale di vaccinazione per i palestinesi nei territori occupati. «È solo attraverso gli sforzi sostenuti di tutte le autorità governative che sarà possibile la prospettiva della sconfitta della pandemia» hanno concluso, sottolineando l’importanza di un «programma di vaccinazione globale che riguardi tutti tra la Giordania e il Mediterraneo sulla base dell’uguaglianza».

di Anna Lisa Antonucci