· Città del Vaticano ·

Cambiamento d'epoca

Esperimento o esperienza: il digitale come ambiente educativo

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09 gennaio 2021

Un’ulteriore sfida legata al diffondersi del Digital Age è prodotta da quella che potremmo definire con Filippo La Porta un’eclissi dell’esperienza: la condizione tecnologica che caratterizza il Digital Age è composta di simulacri, di espansione illimitata di fiction e spettacoli, di mondi sempre più virtuali. In questi mondi virtuali l’esperienza che si fa, ammesso si possa chiamarla ancora tale, è senza pericoli, potenzialmente infinita, continuamente intercambiabile, reversibile. Solo che questa più che un’esperienza si riduce a quella che potremmo definire una pseudo-esperienza: non ci sono limiti, non c’è noia, non ci sono pericoli, non c’è rischio, non c’è passività, capacità d’attesa, non c’è storia, memoria, non c’è morte, non ci sono corpi. In questa situazione siamo sempre più condannati a controllare per intero l’esperienza, a renderla comodamente reversibile, e così a perderla. L’esperienza, caratteristica unica del vivere e del crescere sembra contrarsi a una sorta di esperimento: la caratteristica propria dell’esperimento scientifico è il suo potersi ripetere infinite volte con gli stessi identici risultati.

Se ogni periodo storico ha elaborato il suo tipo d’uomo ideale, questo autoreverse dell’esperienza nell’esperimento porta a definire l’uomo ideale come uomo emozionale o homo sentiens. L’emozione si presenta come l’oggetto di un vero e proprio culto e caratterizza specialmente la ricerca del mondo giovanile. Non che l’emotivo sia un mondo da reprimere ma non si parla qui di quell’emozione come lo stupore che per Aristotele era la base della conoscenza e la chiave di ogni accadimento spirituale. I giovani tendono a declinare l’emotivo, grazie a videogiochi sempre più immersivi e coinvolgenti, nell’emozione shock: violenta, intensa e che necessita di soglie di attivazione sempre più alte. Anche il vissuto emotivo chiede oggi di essere particolarmente oggetto di attenzione educativa e di cura.

In conclusione il Digital Age è una stagione nuova del nostro vivere che presenta numerose opportunità e anche delle sfide, specie per l’educazione delle giovani generazioni. Non esistono ancora delle soluzioni a tutte le sfide e alle trasformazioni a cui assistiamo ma la natura umana, dono del Creatore a noi creature, ci consente di guardare a questo tempo con speranza. Se ci chiediamo se oggi i giovani sono complicati dobbiamo risponderci, con Francois Gervais, che «è vero soprattutto quando attraversano quel periodo in cui rivendicano la differenza per aiutarci a non dimenticare mai la nostra gioventù, quel periodo scomodo che noi chiamiamo adolescenza» (Il piccolo saggio).

di Paolo Benanti