Conversazione con il ceo di Green Building Council Italia, Fabrizio Capaccioli

Non si potrà dire
che non sapevamo

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04 gennaio 2021

Dai punti di contatto e compenetrazione tra le due scienze sociali alla base del cambiamento, psicologia e urbanistica, occorre favorire un processo di conoscenza empirico e critico, teso a superare modelli comportamentali ormai anacronistici, ispirati ai principi di economia lineare. La necessità odierna impone un cambio di paradigma nella direzione di una netta accelerazione alla transizione energetica e circolare. È questa la premessa che fa da sfondo alla posizione di Fabrizio Capaccioli, ceo Asacert, organismo di ispezione e certificazione accreditato presso la Commissione europea, e neoeletto vicepresidente di Green Building Council Italia, appartenente al World GBC, la maggiore organizzazione mondiale, presente in oltre 100 Paesi, del settore delle costruzioni sostenibili. Tra le tante azioni da attuare in vista del raggiungimento dei 17 SDGs dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, figura un imponente piano strategico teso ad intervenire per quei 34 milioni di cittadini europei che vivono in abitazioni non adeguatamente riscaldate. La lotta alla povertà energetica e il sostegno alle persone vulnerabili, oltre che dovuto, rappresenta anche la leva per convertire in chiave green l’intero comparto edile.

La conoscenza del territorio per chi amministra e progetta costituisce il punto di partenza per saldare armonicamente e funzionalmente ogni futura azione con il contesto preesistente, ma occorre anche difendere gli spazi di vita alla luce della Relazione demografica della Commissione europea, da cui emerge l’impatto dei cambiamenti demografici, a livello europeo.

In tutto il continente la composizione delle famiglie sta cambiando: accanto a quelle composte dai genitori con figli, aumentano i nuclei di persone sole e di coppie senza figli con situazioni molto variegate tra le diverse regioni della Ue o all'interno di uno stesso Paese. Il fatto che in alcune aree i cambiamenti demografici saranno significativamente rapidi, comporterà ulteriori sfide, dagli investimenti sulle infrastrutture all'accesso ai servizi, legate alla necessità di individuare nuove soluzioni che sostengano le persone ad affrontare i cambiamenti.

A questo proposito, l’emergenza globale in corso ha evidenziato forti criticità nel modello abitativo ampiamente diffuso negli ultimi decenni. Su quali basi si stanno riformulando i canoni degli spazi abitativi, perché la casa torni ad essere un ambiente intimo e protetto, ma anche di incontro e interazione vitale?

Va ripensata la distribuzione degli spazi, in particolare la suddivisione tra quello pubblico e quello privato e, soprattutto, occorre rendere innovative ed ecosostenibili le abitazioni e lo spazio urbano che ci circonda. Spesso i cambiamenti demografici e la duplice transizione verde e digitale si influenzano, si sostengono e accelerano a vicenda. Sarà quindi fondamentale adottare linee strategiche che anticipino e preparino all’attuazione delle necessarie politiche, senza dimenticare, però, che gli interventi, e la stessa pianificazione urbanistica, quindi, tutto il complesso di attività di progettazione, coordinamento e attuazione sul territorio, predisposte al fine di migliorare le condizioni di vita della popolazione, perdono di significato, se scissi dalla individuazione delle strutture sociali in cui si inseriscono.

Da qui l’imprescindibile importanza della conoscenza del territorio.

Esatto. A tal proposito, evidenzio che l’Italia detiene un enorme patrimonio immobiliare, vetusto sì, ma bisognoso di interventi di consolidamento, recupero e manutenzione, che sono parte integrante del processo di conservazione del patrimonio. Queste operazioni devono essere organizzate tramite la ricerca, le ispezioni, il monitoraggio e i test di validazione. Tutto questo aprirà a straordinarie opportunità nel mondo del lavoro

Secondo quanto stabilito dal Renovation Wave, già entro il 2030 ben 35 milioni di edifici dovrebbero essere ristrutturati, a vantaggio di qualità di vita e a garanzia di ambienti più salubri. Questo salto di sostenibilità farà da volano occupazionale, richiedendo un aumento, secondo le stime, di 160.000 unità nel comparto delle costruzioni green...

Non possiamo rimandare questa riqualificazione territoriale: nell’Ue gli edifici consumano circa il 40% dell’energia e rilasciano il 36% delle emissioni di gas serra associate ai consumi energetici, ma ogni anno solo l’1% è sottoposto a lavori di ristrutturazione a fini di efficientamento energetico. I fondi non mancano: non resta che investire le risorse disponibili in modo oculato e mirato, con un approccio progettuale e concreto, così che non siano disperse in interventi isolati, ma posizionati in un piano di azione sistematico e coordinato. Occorre stimolare la scelta di soluzioni progettuali in linea con i criteri di circolarità e resilienza, privilegiando gli aspetti legati al ciclo di vita di materiali e strutture.

Come tenere conto dello studio, da lei citato, del Boston Housing Authority, secondo cui vivere in una casa green riduce del 47% la possibilità di ammalarsi? E questo perché l’armonia tra il costruito e i sistemi naturali (Nature Based Solutions) generano significativi benefit in termini di adattamento climatico e assorbimento di emissioni...

Attraverso la progettazione e ristrutturazione secondo criteri di risparmio energetico ed emissioni zero, gli edifici di oggi non sono più rifiuti di domani, ma un’occasione per avvicinare persone, aziende, finanza pubblica e privata, creando un ecosistema collettivo virtuoso e produttivo. Di ciò si è discusso lo scorso 18 dicembre, in occasione del Green Building Council Italia, con lo stesso presidente del Parlamento europeo, David Sassoli. La Climate Finance deve essere considerata strumento imprescindibile per accelerare l’azione sul clima e gestire in modo efficace i rischi associati all’innalzamento delle temperature. È, quindi, chiamata ad un ruolo da protagonista nel sostenere il processo di rinnovamento degli edifici.

Al Green Building Council è riconosciuto un impegno costante e intenso su questo fronte. La strada appare, però, ancora lunga.

Soprattutto per la diffusione dei sistemi di certificazione, strumento essenziale a misurare e tracciare tutte le performance del sistema edificio, un approccio olistico dove è l’edificio ad essere valutato in una visione organica, completa e codificata, attraverso l'analisi di parametri standardizzati. Grazie a questi sistemi di verifica, tutti gli operatori della filiera vengono responsabilizzati, essendo il loro contributo a garantire l’effettiva acquisizione dei crediti. In questo ecosistema del costruire bene, l’uomo, in armonia con il creato, torna ad occupare centralità.

Celebri esempi di architettura moderna, come la città ideale di Le Corbusier a Chandigarh, possono porsi come base di conoscenza, su cui innestare competenze scientifiche, innovazioni tecnologiche e risorse ecosostenibili di cui siamo in possesso oggi?

Sì, dobbiamo ispirarci a città progettate per il benessere dell’uomo, sottolineando il ruolo della valutazione dei servizi ecosistemici come supporto conoscitivo e interpretativo delle differenti funzionalità del suolo, direttamente connesse al benessere umano e alla qualità del vivere. Dobbiamo garantire, però, equità nell’accesso alle risorse, ai servizi hi tech e alla formazione continua per le nuove generazioni, ma anche per la Pubblica amministrazione e per i comparti edili. Credo che per l’imminente futuro dovremmo rifarci a questo monito: «Quando le generazioni future giudicheranno coloro che sono venuti prima di loro sulle questioni ambientali, potranno arrivare alla conclusione che questi “non sapevano”: accertiamoci di non passare alla storia come la generazione che sapeva, ma non si è preoccupata» (M. S. Gorbachev).

di Silvia Camisasca