Lettere dal direttore
Ci ha lasciato Paolo Rossi, protagonista ai mondiali di Spagna del 1982

Un grande campione
con la faccia da ragazzo

cq5dam.thumbnail.cropped.500.281.jpeg
10 dicembre 2020

E anche per Pablito l’arbitro ha fischiato tre volte annunciando la fine della “partita”. Per chi crede questo è solo il primo tempo, “ci aspetta un secondo tempo” come diceva Lucio Dalla e qui entriamo nell’ombra luminosa del mistero. Vogliamo fermarci un momento prima del fischio finale e ricordare un grande sportivo che ha regalato all’Italia memorabili momenti di emozioni forti e gioie profonde. Paolo Rossi era, a partire dal nome così comune, “molto italiano”, un tipo svelto, dotato di prontezza e arguzia che in campo lo portavano, lui fisicamente non proprio prestante, a ottenere il massimo dei risultati con sforzi apparentemente minimi, puntando più sulla visione di gioco e il senso della posizione che sulle doti fisiche. I tanti goal, spesso catalogabili “di rapina”, erano frutto più della sua furbizia che della potenza fisica. I sei goal realizzati durante il mondiale del 1982 in Spagna (di cui tre solo al Brasile di Zico, Eder, Falcao e Socrates) valsero all’Italia il titolo e a lui la conferma del nomignolo di Pablito e l’immortalità.

Ieri Pablito è morto a 64 anni per un male incurabile e lascia un bel ricordo non solo per i risultati raggiunti ma anche per la sua faccia di ragazzo svelto e intelligente, sempre sorridente, che riscatta una carriera anche segnata da vicende difficili come lo scandalo del calcio-scommesse per cui fu condannato al ritiro per due anni dai campi di gioco, salvo poi ritornare in tempo per essere convocato dal C.T. Bearzot per il mondiale del 1982. Lì la “scommessa” la fece proprio Bearzot che aveva già investito sul giovanissimo Rossi nel mondiale di quattro anni prima in Argentina (forse la migliore nazionale italiana degli ultimi decenni) e volle riprovare dando fiducia al centravanti mettendolo titolare per tutte le partite del torneo fino alla vittoria finale contro la Germania. Rossi e Bearzot una bella coppia a cui l’Italia sportiva deve molto e anche questo giornale vuole ricordarli insieme: a fianco di questa mia breve lettera dedicata a Pablito pubblichiamo un profilo del grande allenatore quasi a dieci anni dal giorno, il 21 dicembre 2010, in cui anche per lui suonò il fischio finale.

A.M.

Leggi anche:

A dieci anni dalla morte di Enzo Bearzot
Il «Vecio» dalla polvere al trionfo
di Alessandro Tozzi