· Città del Vaticano ·

La presentazione del volume

Frutto
del concilio Vaticano II

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02 dicembre 2020

Con un videomessaggio il Papa ha fatto sentire la sua voce alla presentazione del libro dedicato al Messale Romano per le Diocesi dello Zaire, avvenuta martedì 1° dicembre. Sono intervenuti il cardinale Silvano Maria Tomasi e il liturgista agostiniano Bruno Silvestrini, mettendo in luce la profondità dell’esperienza ecclesiale dell’inculturazione.

Di «frutto meraviglioso di impegno costante e di dialogo» ha parlato il cardinale Tomasi. Il porporato ha sottolineato come il libro sia «un’opera della Chiesa locale in comunione con la Chiesa universale», spiegando che di un lungo impegno si è trattato, con momenti di intenso lavoro e colloqui internazionali tra esperti. Ma quello che davvero sembra importante, nelle parole del cardinale Tomasi, è lo spirito, frutto del concilio Vaticano ii, che lo anima: «lo spirito della Chiesa inclusiva di Papa Francesco».

Una Chiesa — ha ribadito il cardinale Tomasi — che guarda ad altre culture, proprio come si legge nel sottotitolo che il Papa ha richiamato nel suo videomessaggio: «Un rito promettente per altre culture».

Il porporato si è soffermato sul significato e il peso dei vari capitoli ricordando, tra l'altro, la centralità della celebrazione secondo il rito zairese avvenuta con Papa Francesco il 1° dicembre 2019 nella basilica Vaticana. Un momento di entusiasmo di fede in cui — spiega — sono emersi i «tratti gioiosi» del rito e di una «spiritualità che prorompe» e che palesa anche il suo «forte radicamento alla trascendenza».

Una celebrazione — ha ricordato il moderatore dell’incontro, padre Jean Pierre Bojoko, responsabile della sezione francese Africa di Radio Vaticana — voluta il 1° dicembre perché in questo giorno nel Martirologio romano si legge l’elogio della religiosa congolose Maria Clementina (al secolo Alphonsine) Anuarite Nengapeta, della congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Wamba, dichiarata martire e proclamata beata da Giovanni Paolo ii nel 1985. Dunque, proprio il 1° dicembre di un anno dopo, è stata organizzata la presentazione del volume.

Padre Bruno Silvestrini, custode del Sacrario apostolico, ha sottolineato innanzitutto il legame profondo con il Messale Romano di cui — ha ricordato — in questo periodo abbiamo ricevuto la terza edizione.

E poi a padre Bruno è stato affidato il compito, nel dibattito, di citare e spiegare alcune delle particolarità. Padre Bruno ha indicato innanzitutto la specificità al momento delle invocazioni: non solo per i santi, come avviene in modo consueto, ma si fa appello anche agli antenati e questo perché — ha spiegato — ricordarli è importante nella sensibilità umana e spirituale del popolo di Dio che forma la Chiesa congolese. Poi padre Bruno ha ricordato che sono ammessi anche per i ministranti e per il celebrante, in alcuni momenti precisi, movimenti ritmici. E ha citato la gioia che accompagna in questo rito il canto di Gloria. Quindi il liturgista ha fatto altri esempi, come quello dell’ascolto seduti della proclamazione del Vangelo e dell'incensazione a ogni celebrazione del libro del Vangelo. Alcune particolarità — ha spiegato — si ritrovano nel rito ambrosiano.

Anche padre Bruno ha parlato di «profondità» da cogliere, sottolineando alcuni elementi che a suo avviso sono centrali nella spiritualità africana, come la solidarietà, la fraternità, la condivisione che possono richiamarci — ha detto — al valore proprio della comunità dei credenti: «quello di essere una grande famiglia che vive l'Amore».

di Fausta Speranza