· Città del Vaticano ·

LABORATORIO - DOPO LA PANDEMIA

Francesco
la peste e la rinascita

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28 novembre 2020

«Nella grande catastrofe», in ogni epidemia, «la Chiesa è sempre stata simbolo di un potere trascendente incrollabile, unica mediatrice, unico rifugio, segnacolo di salvezza per placare il giudizio di Dio». Invece, «nell'anno del Signore 2020 questa presenza totalizzante è di colpo cancellata»: «sul palcoscenico spiccano i camici, non le stole. Profumo di gel disinfettante, non di incenso, colpisce le narici» e «l'unica liturgia è la conferenza stampa serale con l'elenco dei morti, contagiati e guariti e le raccomandazioni da seguire».

Parte da qui, da questo senso di improvviso, inedito smarrimento, di un'inattesa latitanza del trascendente, il libro Francesco. La peste, la rinascita (Editori Laterza, Bari-Roma, 2020, pagine 114, euro 13) del vaticanista Marco Politi, un breve ma essenziale percorso attraverso gli ultimi sette mesi della nostra vita. Un cammino che inizia, appunto, da un'assenza, quella che, con il lockdown, ha privato gli esseri umani della loro innata dimensione sociale. E la Chiesa del suo corpo.

A Politi interessa soprattutto riavvolgere il nastro fino ad arrivare lì, alle chiese vuote, alla percezione di una fede per la prima volta inerme di fronte ai fatti mondani e alle disposizioni sanitarie. In questo “rewind”, il primo fermo-immagine è quello di un uomo fragile in una piazza improvvisamente troppo grande, avanzante con il suo tipico incedere verso un crocifisso oltraggiato da una sofferenza insopportabile, dal male puro. È ovviamente l'immagine di Papa Francesco, il quale il 27 marzo, nel pieno imperversare dell'epidemia, attraversa da solo una Piazza San Pietro malinconica e lucida di pioggia. Eppure, l'immagine è ferma solo nella nostra memoria. Perché in realtà è proprio in quel momento che, lascia intendere Politi, l'orologio della Storia si rimette in moto e il vuoto che sembra aver avuto la meglio comincia a vacillare. «Francesco conosce l'odore della disperazione», scrive giustamente Politi. Lo conosce così come conosce l'odore della vita. Ed è in confidenza con l'essenziale: questo «non è il tempo del tuo giudizio — dirà il Papa nel corso della preghiera, rivolgendosi a Dio — ma del nostro giudizio: il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa... separare ciò che è necessario da ciò che non lo è». In un mondo in cui improvvisamente domina il vuoto, pronunciare queste parole significa cominciare a riempire il nulla.

Il percorso avviato da Francesco la sera del 27 marzo, ricorda Politi, in realtà inizia da molto prima, dai passi fatti dentro la Chiesa. Molti sacerdoti ne hanno raccolto i frutti (“tanti preti d'altronde, scrive l'autore, erano bergogliani prima che arrivasse il Pontefice argentino”). Gli stessi che ora sanno cogliere con l'epidemia nuove porte d'accesso agli uomini e alle donne contemporanei. Intendiamoci, di un mondo diverso, che “non sarà mai più come prima” hanno parlato e parlano in molti. Riguardo al trasformare le parole in fatti meglio soprassedere. Papa Francesco, ricorda Politi, mette le cose in pratica. Del resto, «si fa quel che si può... si è sempre fatto così... sono per il Papa argentino frasi letali». Sotto questo aspetto il mondo laico insegue. Politi ricorda opportunamente le parole dello scrittore Sandro Veronesi, pronunciate in quel periodo: «Speranza, dialogo, condivisione vengono dal mondo cattolico. Ottusità, pochezza di vedute, conservatorismo e burocratismo albergano nella politica laica».

Difficile da contraddire, in particolare se si scorrono, come fa l'autore del libro, le gesta grottesche di leader politici e capi di Stato e le strumentalizzazioni di regimi e populismi vari. Un confronto a tratti impietoso, nel quale un mondo senza etica è chiamato a fare i conti con le proprie evidenti contraddizioni. Politi cita Michel Houellebecq quando afferma che «mai prima d'ora avevamo espresso con una sfrontatezza così tranquilla il fatto che la vita di tutti non avesse lo stesso valore; che a partire da una certa età (70, 75, 80 anni) è un po' come se si fosse già morti». Nient'altro che la (cruda) verità. Francesco, ricorda Politi, vede tre grandi contraddizioni segnare il presente: l'inequità, le nuove schiavitù, la rovina della natura. Il sistema che abbiamo creato non è in grado di sostenere tutti: la trickle down economy non funziona. Come mai, ha osservato Papa Francesco, «quando è colmo, il bicchiere magicamente si ingrandisce e non esce mai niente per i poveri?». Il momento di pensare al dopo è adesso, sostiene il Santo Padre. Nel dirlo, però, conclude Politi, il Pontefice non è più solo, in quella piazza: «Una moltitudine, sia religiosa che laica, ha capito da che parte sta Jorge Mario Bergoglio. E coglie il pungolo della sua ironia quando dice: “Peggio di questa crisi c'è solo il dramma di sprecarla”».

di Marco Bellizi